Programmazione Mentale

8 ore di lavoro. Un efficace metodo per distruggere la vita delle persone

Job La società occidentale cerca di distruggere sistematicamente la volontà dell’individuo, impedendogli di pensare, riflettere, migliorare.

A questo servono le 8 ore di lavoro.

La quantità della nostra vita giornaliera scaglionata in ventiquattro ore.

Otto ore lavorative. Restano sedici ore.

Otto di sonno (se si vuole rispettare la fisiologia). Restano otto ore.

Mediamente e approssimativamente almeno un’altra ora (di vita) va persa per il tragitto casa-lavoro/lavoro-casa. Ci restano sette ore.

Togliamone una per il necessario incameramento d’energia (non dico per pranzare e cenare siccome in un’ora non si può fare né l’una né l’altra cosa). Ed almeno un’altra ora va tolta per la necessaria igiene personale. Ci restano cinque ore.

Riflessione sulla teoria della cospirazione

Teoria della cospirazioneNegli Stati Uniti le spiegazioni che differiscono da quelle date dall’oligarchia dominante vengono chiamate “teoria della cospirazione”. In realtà, le uniche cospirazioni sono le spiegazioni imposteci.

Ad esempio, l’11 settembre. Alcuni musulmani, principalmente arabi, avrebbero inferto la più grande umiliazione ad una superpotenza dai tempi di Davide contro Golia. Avrebbero beffato tutte le 17 agenzie di intelligence statunitensi oltre a quelle di NATO e Israele, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, l’Amministrazione della Sicurezza dei Trasporti, il Controllo del Traffico Aereo e Dick Cheney, dirottato quattro aerei di linea americani in una mattina, abbattuto tre grattacieli del World Trade Center, distrutto parte del Pentagono dove si stavano facendo ricerche su 2.3 trilioni di dollari mancanti ed indotto gli idioti a Washington ad incolpare l’Afghanistan anziché l’Arabia Saudita.

Chiaramente, gli arabi che hanno umiliato l’America erano coinvolti nella cospirazione.

È una storia credibile?

L’abilità di alcuni giovani musulmani di compiere un’impresa simile è veramente incredibile.

La guerra al terrore fa parte di questo mondo orwelliano

Mondo orwellianoAlcuni critici sostenevano che dopo l’anno 1984 la rilevanza di George Orwell sarebbe andata diminuendo. Nel 1987 Harold Bloom scriveva che il più grande romanzo di Orwell sul totalitarismo, “1984”, rischiava di diventare un libro storico, un po’ come “La Capanna dello Zio Tom”. Anche il critico letterario Irving Howe, un grande sostenitore di Orwell, pensava che “1984” avrebbe presentato per le future generazioni «un interesse più che altro storico». Eppure, invece di affievolirsi, la popolarità di Orwell sta crescendo in tutto il mondo.

Il fatto che il contesto storico di “1984” sia ormai trascorso sembra avere “liberato” il romanzo, rendendo chiaro che il suo messaggio si riferisce a un problema universale dell’umanità moderna. Negli anni recenti le sue parole hanno suscitato un notevole interesse presso la nuova generazione post-Guerra Fredda. «Sono sicuro che George Orwell non pensava: ‘Devo scrivere una storia istruttiva per un ragazzo iracheno’, mentre scriveva “1984”», ha sottolineato lo scrittore iracheno Hassan Abdulrazzak nel 2014. «Ma questo libro mi ha spiegato cosa fosse l’Iraq di Saddam meglio di chiunque altro, prima o dopo».

L’anno successivo, “1984” entrava nella classifica dei 10 libri più venduti in Russia.

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