Opinioni

Entro 5 anni l’Ue non esisterà più. Lo dice Carlo De Benedetti

Entro 5 anni l’Ue non esisterà più. Lo dice Carlo De BenedettiPer farsi un’idea dell’incertezza che aleggia sul destino dell’Unione Europea, basta leggere il “libro bianco” di Jean-Claude Juncker riguardo il futuro dell’Europa. Mercoledì questo documento del presidente della Commissione Europea è stato reso pubblico, e conteneva addirittura cinque possibili scenari per l’evoluzione dell’Ue da qui al 2025: “tirare avanti”, “nient’altro che il mercato unico”, “quelli che vogliono fare di più fanno di più”, “fare meno in maniera più efficiente” e “fare molto di più insieme”.

La vaghezza e genericità del “libro bianco” è comprensibile. Mentre si avvicinano le elezioni in Bulgaria, Francia, Germania e in Repubblica Ceca, non c’è praticamente nessun governo che abbia voglia di seguire le ambiziose iniziative di Juncker.

Tuttavia, i governi si rendono conto che l’Europa sta creando rischi al mondo intero in una maniera che non si era più verificata dalla fine della guerra fredda negli anni 1989-91. Gli strateghi di politica estera a Berlino, Parigi e nelle altre capitali stanno rivedendo le loro posizioni a lungo condivise sull’inevitabilità dell’integrazione europea e la stabilità dell’alleanza Europa-Usa nell’ambito della sicurezza.

L’Europa “a più velocità”, che incoraggia alcuni paesi a integrarsi più velocemente di altri, è tornata di moda.

Per Myron Ebell gli ambientalisti sono un pericolo per la libertà

Per Myron Ebell gli ambientalisti sono un pericolo per la libertàParola di Myron Ebell: il movimento ambientalista è “la più grande minaccia per la libertà e la prosperità nel mondo moderno”.

Nessuno stupore per una frase del genere, da un uomo pagato dall'industria per combattere le leggi ambientali.

Peccato che quest'uomo sia stato messo da Trump a dirigere la transizione dell'agenzia ambientale statunitense.

Myron Ebell, che nega l'esistenza del cambiamento climatico, guida il team di transizione di Trump per l'Environmental Protection Agency (EPA).

Ebell ha anche dichiarato che Trump manterrà la sua promessa di far ritirare gli Stati Uniti dal trattato ONU sul cambiamento climatico.

Trump ha definito il cambiamento climatico una “bufala” e “stronzate”, e ha già sostituito la pagina di cambiamento climatico della Casa Bianca con una politica energetica basata su combustibili fossili, ha resuscitato il controverso oleodotto attraverso i territori indigeni, ha tentato di imbavagliare l'EPA, il Dipartimento di Agricoltura e il Servizio parchi nazionali.

Brexit: l'Economist è dalla parte dell'Unione Europea

BrexitE ora, si è arrivati all'arma del ricatto vero e proprio. A palesarlo è l'Economist che scrive: “Lo spirito di trionfo degli antieuropeisti del Regno Unito - afferma il settimanale britannico da sempre schierato contro la Brexit e a favore della Ue - è destinato a sgonfiarsi con la notifica di uscita dall'Unione Europea e l'inizio dei negoziati, per un motivo che pochi hanno afferrato: il primo punto della lista di Bruxelles sarà una richiesta enorme di denaro, forse 60 miliardi di euro, quanto basterebbe a organizzare cinque volte Olimpiadi come quelle di Londra; potrebbe essere uno shock per gli elettori, ai quali era stato promesso un risparmio di 350 milioni di sterline a settimana con la cancellazione del contributo al bilancio comunitario”.

Ovviamente questa pretesa da parte della Ue è campata in aria, perché proprio il voto per la Brexit taglia i rapporti in essere con la Ue, altrimenti che uscita sarebbe? Ma per l'Economist non è così: si fa portavoce dei ricattatori di Bruxelles, disperati per non poter più “mungere” la Gran Bretagna.

In ogni caso, una disputa sul costo del divorzio potrebbe far deragliare le trattative già nella fase iniziale. Secondo le stime del Centre for European Reform, il conto che presenterà la Ue alla Gran Bretagna potrebbe andare da un minimo di 25 miliardi di euro a un massimo di 73. E l'idea stessa della contrattazione irrita gli eurocrati di Bruxelles: i negoziatori della Commissione sostengono che l'accordo di divorzio debba precederne ogni altro, ad esempio quello sulle nuove relazioni commerciali.

Bettino Craxi 20 anni fa: 'L’Italia nell’Ue andrà in declino'

Bettino CraxiUnione Europea uguale: declino, per l’Italia, la prima vittima dell’euro, grazie a un certo Romano Prodi.

E il contesto è chiaro: si scrive globalizzazione, ma si legge impoverimento della società e perdita di sovranità e indipendenza. Sono alcune delle “perle profetiche” di quello che Vincenzo Bellisario definisce «l’ultimo statista italiano», ovvero il vituperato Bettino Craxi, spentosi 17 anni fa nel suo esilio di Hammamet.

Un uomo che «bisognava eliminare a tutti i costi», scrive Bellisario, sul blog del “Movimento Roosevelt”, ricordando alcuni punti-chiave del vero lascito politico del leader socialista, eliminato da Mani Pulite alla vigilia dell’ingresso italiano nella sciagurata “camicia di forza” di Bruxelles, i cui esiti si possono misurare ogni giorno: disoccupazione dilagante e crollo delle aziende, con il governo costretto a elemosinare deroghe di spesa per poter far fronte a emergenze catastrofiche come il terremoto.

«C’è da chiedersi perché si continua a magnificare l’entrata in Europa come una sorta di miraggio, dietro il quale si delineano le delizie del paradiso terrestre», scriveva Craxi oltre vent’anni fa. Con questi vincoli Ue, «l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno».

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