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Auto più sicure ma non per le donne

Auto più sicure ma non per le donne

Studio: le nuove auto sono più sicure, ma le donne hanno maggiori probabilità di subire lesioni.

Le auto costruite nell'ultimo decennio hanno dimostrato essere più sicure rispetto ai modelli più vecchi, anche nei tipi più comuni di incidenti come le collisioni frontali. Tuttavia, un nuovo studio, condotto dai ricercatori del Center for Applied Biomechanics (1) dell'Università della Virginia, dimostra che le donne, che indossano le cinture di sicurezza, hanno significativamente più probabilità di subire lesioni rispetto alle loro controparti maschili.

Le occupanti dotate di cintura hanno il 73% di probabilità in più di essere gravemente ferite in incidenti stradali frontali rispetto ai maschi con cintura (dopo aver controllato la gravità della collisione, l'età dell'occupante, la statura, l'indice di massa corporea e l'anno del modello del veicolo). La differenza di rischio è maggiore per le lesioni alle estremità inferiori, ma si verifica anche con molti altri tipi di lesioni.

Il dottor Jason Forman, uno scienziato del Center for Applied Biomechanics dell'UVA's School of Engineering and Applied Science, ha affermato: “fino a quando non capiremo i fattori biomeccanici fondamentali che contribuiscono ad aumentare il rischio di lesioni per le donne, saremo limitati nella nostra capacità di comprendere a fondo la problematica. Ciò richiederà notevoli sforzi e, a mio avviso, l'amministrazione nazionale per la sicurezza del traffico autostradale non dispone delle risorse necessarie per affrontare questo problema.”

Inoltre, gli occupanti dei veicoli di età pari o superiore a 66 anni continuano a essere particolarmente sensibili alle lesioni toraciche, probabilmente derivanti dall'aumentata fragilità della cassa toracica con l'età avanzata.

Aumentare il prezzo del cacao per eliminare il lavoro minorile in Ghana

Aumentare il prezzo del cacao per eliminare il lavoro minorile in Ghana

Un aumento del prezzo del cacao fino al 47% potrebbe eliminare tutto il lavoro minorile dalla produzione di cacao in Ghana.

Secondo un nuovo modello economico, descritto in uno studio pubblicato di recente nella rivista PLOS ONE, (1) di Jeff Luckstead (2) e Lawton Lanier Nalley (3) della University of Arkansas, USA, e Francis Tsiboe della Kansas State University, USA, un aumento del prezzo del cacao del 2,8% potrebbe potenzialmente eliminare le peggiori forme di lavoro minorile dalla produzione di cacao in Ghana.

Anche se l'attuale legge del Ghana proibisce il lavoro minorile, tradizionalmente, i bambini iniziano a imparare e ad usare le abilità di coltivazione del cacao durante l'infanzia. Si stima che nel 2015, poco meno del 40% dei bambini, che lavorano nel settore del cacao, sono stati coinvolti in lavori pericolosi.

Molte famiglie, occupate nel settore del cacao, vivono in povertà in fattorie di piccole dimensioni e hanno bisogno che i bambini lavorino per guadagnare abbastanza da sopravvivere. Di conseguenza, le attuali leggi sul lavoro minorile vengono applicate raramente.

Il lavoro minorile nella produzione di cacao non è solo un sintomo di povertà, ma anche un fattore che penalizza l'istruzione poiché i bambini spesso rinunciano a un percorso scolastico per lavorare nei frutteti di cacao.

In questo studio, gli autori hanno utilizzato i dati tratti da una revisione della letteratura sulla politica agricola per sviluppare un modello economico che includa l'incremento della quotazione del prezzo del cacao al fine di eliminare diverse tipologie di lavoro minorile nelle fattorie del cacao ghanese.

Segnali internazionali di una crisi epocale

Segnali internazionali di una crisi epocale

I segnali ci sono tutti: dazi doganali, immigrazione selvaggia, minacce Usa in precise aree del pianeta. Nessuno può sapere cosa accadrà di preciso, perché il futuro non si può prevedere, ma siccome gli indizi per una crisi epocale ci sono, non possiamo non tenerne conto.

E questi segnali ci sono ora, non sono frutto della suggestione catastrofista. Senza citare tutto, nell’elenco metterei l’ambiguità del fenomeno Greta Thunberg, la denatalità europea, la burocratizzazione esasperata, l’assalto politico-militare ai paesi con risorse naturali come il Venezuela e l’Iran, l’inasprimento della politica protezionistica americana mentre leader russi e cinesi girano come trottole in un’estenuante attività diplomatica. Insomma, c’è una certa puzza di morte nell’aria, ma nessuno sa se finirà così male, oppure se si tratta solo di percezione catastrofista. Non sempre dove c’è il fumo c’è l’arrosto, però fingere di non sentire l’odore e di non vedere il fumo è una colpa grave. Imperdonabile, poi, se a fare finta di nulla è l’informazione ufficiale.

Perché avvengono fatti così inediti in così poco tempo?

L’ipotesi più convincente è che la disparità delle risorse disponibili non sia molto diversa che in passato, ma con la differenza che ora tutti gli abitanti del pianeta la percepiscono come tale.

La popolazione mondiale, secondo le stime, ha raggiunto i 7,7 miliardi di persone, ed è destinata a crescere fino a 9,2 miliardi entro il 2050. Dentro questo oceano di uomini e donne, solo 850 milioni godono di una situazione accettabile in termini di welfare, alimentazione, opportunità occupazionali, istruzione e sanità. E gli altri 7 miliardi? No, tutti gli esclusi, che sono la stragrande maggioranza, vivono in una situazione di sostanziale indigenza, solo che, rispetto ai “miserabili” del passato, oggi loro ne hanno piena consapevolezza e coscienza.

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