Statistiche

Tumori: disuguaglianze nei trattamenti sanitari

TAC e pilloleOgni anno nel Mondo muoiono 8,8 milioni di persone a causa del cancro, un dramma che in molti casi può essere curato o prevenuto.

Di questi 8,8 milioni di morti, quasi la metà è rappresentata da morti premature, ovvero che riguardano persone tra i 30 e i 69 anni, e l’Organizzazione mondiale della sanità ha come obiettivo quello di ridurre questo numero del 25% entro il 2025.

In occasione della giornata mondiale contro il cancro, l’Oms, molti leader, operatori sanitari e sostenitori in tutto il mondo pongono l’attenzione sulla necessità di consentire a tutti un equo accesso ai servizi sanitari.

Infatti, al primo posto del loro intervento c’è la necessità di affrontare le attuali disuguaglianze: dall’esposizione ai fattori di rischio, all'accesso allo screening, alla diagnosi precoce e all’assistenza tempestiva. Il divario è presente nei paesi a reddito medio-alto, in particolare all'interno di determinati gruppi: gli indigeni, gli immigrati, i rifugiati, le popolazioni rurali e appartenenti a un livello socio-economico basso.

Come risposta urgente a questo divario globale, la Uicc (Unione per il Controllo Internazionale del Cancro) ha lanciato la sua seconda iniziativa per migliorare l'accesso alla diagnosi e alle cure per il cancro, “Treatment for All” (trattamenti per tutti), perché questo male non può essere alleviato esclusivamente attraverso la prevenzione, ma richiede una risposta persuasiva e solida a tutti i livelli, nazionale e globale.

Istat: dati sulle molestie fisiche subite dalle donne per poter lavorare

MolestieIl 9 per cento delle donne italiane ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro, stiamo parlando di 1 milione 404mila donne, 425 mila solo nei tre anni precedenti alle interviste condotte dall'Istat nel biennio 2015-2016.

È quanto riporta l'Istituto nel report appena diffuso e dedicato proprio a molestie e ricatti sessuali sul lavoro,(1) un quadro che va ad inscriversi all'interno di un fenomeno più ampio e solo lievemente in diminuzione. Si stima infatti che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale, sottolinea l'Istat.

Un numero decisamente importante.

Tornando al mercato del lavoro, sono 1 milione 173mila le donne che in Italia dichiarano di essere state ricattate sessualmente nel corso della propria carriera per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni.

Nei tre anni precedenti all'indagine sono state 167 mila a subire ricatti di questo tipo: al momento dell’assunzione ne sono state colpite più frequentemente le donne impiegate (37,6%) o le lavoratrici nel settore del commercio e dei servizi (30,4%).

È attendibile il rapporto Oxfam sui ricconi nel mondo?

PovertàOgni anno la notizia che pochi miliardari abbiano la stessa ricchezza di 3,75 miliardi di individui finisce sulle prime pagine dei giornali. Un esercizio per capire quanto distorte siano le affermazioni della ong britannica

Si dice che i numeri sono un po’ come gli uomini, se li torturi abbastanza a lungo, alla fine, confessano ogni cosa. Se poi siamo di fronte a dati di per sé un po’ bugiardi, con il minimo sforzo si può tirare fuori, come fa Oxfam, un rapporto che dice: “Otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. È la natura stessa delle nostre economie ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi”.

Ogni anno la notizia che pochi miliardari abbiano la stessa ricchezza di 3,75 miliardi di individui finisce sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. E ogni anno bisogna spiegare – lo ha fatto ieri sul Foglio Carlo Stagnaro – che questo studio sulla disuguaglianza ha grossi limiti: i dati usati da Oxfam misurano la “ricchezza netta”, ovvero attivi meno debiti. Ciò vuol dire che tra i più poveri del mondo ci sono tutti quelli che hanno più debiti, ma avere debiti non significa di per sé essere poveri. Altrimenti bisognerebbe considerare un contadino o un bambino africano che non hanno di che mangiare più ricchi di uno studente di Harvard o finanziere indebitati.

Cosa costa all'Italia la fuga dei cervelli?

Fuga dei cervelliIl ministro Padoan ha toccato l'argomento dei giovani che vanno all'estero in cerca di migliori opportunità di lavoro e di studio. L'ufficio Studi di Confindustria ha calcolato il costo del 'brain drain'. Una nostra verifica

Durante la cerimonia di apertura dell’anno accademico all’università “La Sapienza” di Roma, il 18 gennaio, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha citato il problema della fuga dei cervelli. Padoan ha detto che “ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all’estero” (qui il video, a 1h 26’ 20’’(1).

Ma quanto costa la cosiddetta “fuga dei cervelli”? Una stima recente ha posto il totale a circa un punto di PIL. Come vedremo, è probabilmente una valutazione troppo generosa.(2)

Oggi è normale che le persone si spostino all’estero per sviluppare al meglio le proprie capacità. Il problema della “fuga dei cervelli”, in inglese brain drain, nasce quando in un Paese arrivano meno persone con un alto livello di istruzione rispetto a quante ne partono. In quel caso c’è una perdita del cosiddetto “capitale umano”, e se dura molto a lungo ha effetti sulla capacità di innovazione e produttività del Paese.

Non è facile stimare il costo del fenomeno dal punto di vista numerico: la “fuga dei cervelli” è infatti soprattutto una perdita di conoscenze e potenzialità, che danneggia le prospettive di crescita future e si può quantificare solo con difficoltà. Qualche osservazione sulla stima recente è necessaria.

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