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Privacy: l'Italia si allinea alle norme Ue. Varato il condono tombale sulla privacy

Privacy: l'Italia si allinea alle norme Ue. Varato il condono tombale sulla privacyIl governo, dopo innumerevoli esitazioni, ha finalmente trasmesso(1) alle Camere il decreto di adeguamento nazionale al regolamento europeo sulla privacy. Un decreto che, in verità, migliora di molto la “brutta” versione(2) che era circolata all’indomani dell’approvazione preliminare da parte del governo, il 21 marzo scorso.

Il Fatto quotidiano, peraltro, si è occupato estensivamente dell’iter della norma con diversi articoli.(3) Eppure, anche in questa che, presumibilmente, sarà la versione che il governo varerà definitivamente nei prossimi giorni, al fine di rispettare da un lato la scadenza prevista dalla legge delega (il 21 maggio), e dall’altro il termine del 25 maggio, c’è qualcosa che non quadra. Si tratta delle violazioni penali della privacy compiute sino al 25 maggio 2018.

Grazie infatti a due norme inserite nella prima stesura, ma non modificate dal governo nella meritoria opera di revisione successiva, chi ha violato la privacy anche in maniera massiva, non avrà alcuna conseguenza, se non il pagamento di pochi spiccioli. È la conseguenza dell’introduzione di quelli che sono gli articoli 24 e 25 dell’articolato normativo.

In pratica, chi si è reso responsabile di violazioni penali della privacy fino ad oggi, praticamente andrà esente da pena, mentre chi li compirà (anche dal punto di vista amministrativo e non solo penale) da ora in poi non solo si esporrà a “multe” fino a venti milioni di euro, ma non avrà nemmeno la possibilità di accedere ad una definizione agevolata delle eventuali violazioni.

Gioco d'azzardo: affari d'oro per il fisco italiano

Gioco d'azzardo: affari d'oro per il fisco italianoIl valore delle puntate raggiunge i 100 miliardi, per l'80% ridistribuiti in vincite. All'Erario vanno circa 8 miliardi, picco europeo in rapporto al Pil. In Abruzzo la spesa pro capite sfiora i 1.800 euro, poi Lombardia ed Emilia Romagna. Ma la propensione al gioco è maggiore nel Mezzogiorno

I conti pubblici ringraziano l'azzardo: dai giochi, il Fisco italiano incassa il doppio di Francia e Regno Unito, quasi quattro volte quel che succede in Spagna o Germania. Se si considera la dimensione dell'economia nazionale, ovvero si rapporta il gettito dal settore dei giochi al Prodotto interno lordo, non ci sono uguali in Europa.

I dati emergono da un focus che l'Ufficio parlamentare di Bilancio, l'Autorità indipendente dei conti pubblici, ha dedicato al comparto. “A tutto il 2016 (dati più recenti disponibili) il gettito del settore dei giochi è pari a quasi 10 miliardi di euro, corrispondente allo 0,6 per cento del Pil e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Il gettito (al netto delle vincite) complessivo è aumentato in modo significativo tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie agli elevati tassi di crescita (superiori in media al 17 per cento annuo) relativi al comparto dei giochi di nuova generazione. Dal 2011, il gettito si è stabilizzato sugli 8 miliardi, nonostante la netta contrazione del gettito dei giochi tradizionali. Il picco del 2016 è dovuto congiuntamente alla ripresa della raccolta e alla revisione delle aliquote di tassazione verso l'alto”, dice lo studio.

In Italia record povertà o esclusione sociale a causa delle troppe tasse e misero welfare

In Italia record povertà o esclusione sociale a causa delle troppe tasse e misero welfareCon tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d'Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto livelli di guardia molto preoccupanti. L'analisi è stata realizzata dall'Ufficio studi della CGIA.

In questi ultimi anni di crisi, infatti, alla gran parte dei Paesi mediterranei sono state “imposte” una serie di misure economiche di austerità e di rigore volte a mettere in sicurezza i conti pubblici. In via generale questa operazione è stata perseguita attraverso uno smisurato aumento delle tasse, una fortissima contrazione degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state.

“Da un punto di vista sociale – fa sapere il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l'11 per cento, mentre prima delle crisi era al 6 per cento. Gli investimenti, inoltre, sono scesi di oltre 20 punti percentuali e il rischio povertà ed esclusione sociale ha toccato livelli allarmanti. In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l'anno scorso al 131,6 per cento”.

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