Dalla parte del cittadino

L'Italia e il fiscal horror

L'Italia e il fiscal HorrorNella complice e colpevole disattenzione dei palazzi della politica, in questi giorni a Bruxelles si decide del futuro del nostro paese.

L’Italia è il paese Ue con il più alto numero assoluto di poveri, quasi 11 milioni. Proprio mentre emerge questo nostro record mostruoso, il governo Gentiloni decide di aderire al nuovo accordo europeo sul Fiscal Compact. C’è un rapporto tra i due fatti? Certamente, il secondo aggraverà il primo, il record di poveri non ce lo toglierà più nessuno.

In questi dieci anni di crisi i poveri sono triplicati, e questo perché il lavoro e la vita stesse delle persone sono stati sacrificati al rigore di bilancio.

Rigore feroce, nonostante che le fake news del regime propagandino l’idea di una spesa pubblica troppo generosa verso i cittadini. In realtà il bilancio pubblico è in attivo da più di venti anni, cioè ogni anno i cittadini versano in tasse allo Stato più di quanto ricevano in servizi e prestazioni. Il deficit della spesa pubblica deriva da una sola voce: gli interessi sul debito che si pagano alle banche. Essi ammontano a quasi 80 miliardi all’anno. Lo Stato ne copre circa 50 con i soldi dei cittadini, in particolare lavoratori, pensionati, ceti medi. Il resto sono deficit e manovre, che portano via altre risorse ai servizi pubblici.

La nazione Ue con più poveri è l'Italia. Più di 10 milioni

PoveriLa classifica Eurostat vede l'Italia davanti a Romania e Francia. Sono considerate indigenti le persone che non si possono permettere almeno cinque cose necessarie per una vita dignitosa, come un pasto proteico ogni due giorni, abiti decorosi, due paia di scarpe, una settimana di vacanze all'anno, una connessione a internet. I poveri assoluti nella Penisola sono triplicati in 10 anni

L’Italia è il Paese europeo in cui vivono più poveri. Sono 10,5 milioni, su un totale a livello Ue di 75 milioni, i cittadini che hanno – per esempio – difficoltà a fare un pasto proteico ogni due giorni, sostenere spese impreviste, riscaldare a sufficienza la casa, pagare in tempo l’affitto e comprarsi un paio di scarpe per stagione e abiti decorosi.

Gli italiani in questa condizione rappresentano il 14% del totale europeo e sono più dei 9,8 milioni di abitanti della Romania nella stessa situazione, anche se in termini percentuali la Penisola è undicesima tra i 28 Stati membri con un 17,2% di indigenti sul totale.

A rendere ufficiale la classifica è stata l’Eurostat, secondo cui dietro Roma e Bucarest c’è Parigi: i francesi in stato di deprivazione sociale sono 8,4 milioni. Il poco invidiabile primato non stupisce se si pensa che, stando ai dati Istat, negli ultimi dieci anni i “poveri assoluti” – chi non è in grado di acquistare nemmeno beni e servizi essenziali – sono triplicati.

Robotizzazione: a casa 800 mln di lavoratori. Ma i robot non potranno fare tutto

Robot

Un nuovo studio della società di consulenza, McKinsey Global Institute (MGI), rivela che fino a un terzo dei lavoratori degli Stati Uniti e 800 milioni di lavoratori a livello globale potrebbero perdere il lavoro a causa dell’automazione entro il 2030.

Il nuovo rapporto, intitolato “Jobs lost, jobs gained: Workforce transitions in a time of automation,” si basa su una precedente ricerca MGI pubblicata nel gennaio del 2017.

La società di consulenza stima che tra 400 e 800 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo potrebbero essere rilevati dai sistemi automatici entro il 2030 con un conseguente importante aumento della disoccupazione.

Il rapporto suggerisce che ben 375 milioni di lavoratori o il 14% della forza lavoro globale dovranno cambiare categoria professionali come risultato dell’intelligence automation.

Anche se ci sarà abbastanza lavoro per garantire la piena occupazione entro il 2030, ci attendono importanti transizioni che potrebbero eguagliare o addirittura superare la scala dei cambiamenti storici derivanti dall’agricoltura e dalla produzione“, secondo un rapporto del McKinsey Global Institute pubblicato questo mese.

Il prezzo nascosto del cioccolato

CacaoQualsiasi cosa è buona se è fatta di cioccolato, ha detto Jo Brand. Ma probabilmente non si riferiva alle motoseghe. E invece il prezzo nascosto del cioccolato è la distruzione di migliaia di ettari di foreste in Africa, interi ecosistemi spazzati via per fare spazio alle coltivazioni dell'industria del cacao, mettendo in pericolo la sopravvivenza di scimpanzé e di elefanti.

Un nuovo rapporto pubblicato da Mighty Earth, “Dark Secret of Chocolate”, (il nero segreto del cioccolato) documenta come in diversi parchi nazionali e in altre aree protette, il 90 per cento delle terre è stato convertito in piantagioni di cacao. In Costa d'Avorio non resta ormai che un 4 per cento del territorio ancora coperto di foreste, mentre la deforestazione avanza ora anche in Ghana.

Un tempo in a Costa d'Avorio vivevano centinaia di migliaia di elefanti, ora ne restano non più di quattrocento, forse duecento individui. Gli scimpanzé sono ormai stati ricacciati in piccole aree, troppo ristrette per la loro sopravvivenza.

Metà del marcato mondiale del cacao è controllato da tre imprese: Cargill, Olam e Barry Callebaut. Il rapporto evidenzia come il cacao si stia facendo strada con forza all’interno dei parchi nazionali, e di qui, attraverso una rete di intermediari, finisce nel mercato internazionale.

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