Popolazione

Il rapido sviluppo in Africa aumenta il rischio di epidemie e di malattie infettive

La rapida urbanizzazione e la crescita economica in Africa centrale renderà la regione più vulnerabile agli attacchi di epidemie e di malattie infettive

Gli scienziati chiedono investimenti nelle infrastrutture sanitarie in Africa per contrastare le malattie.

La regione dell'Africa centrale sta vivendo una rapida urbanizzazione, crescita economica e sviluppo delle infrastrutture.

Secondo un gruppo internazionale di scienziati, questi cambiamenti, sebbene generalmente positivi e graditi, rendono la regione più vulnerabile agli attacchi di malattie infettive esplosive.

Scrivendo nel New England Journal of Medicine,(1) gli autori, che hanno tutti esperienza di ricerca sul campo nella regione, osservano che gli sforzi per costruire l'infrastruttura sanitaria in Africa centrale sono critici per mitigare o prevenire un grande focolaio di Ebola o altra malattia infettiva nella regione. Gli autori rappresentano 12 diverse organizzazioni, tra cui l'Istituto Nazionale di allergie e malattie infettive, parte del National Institutes of Health.

Citando l'esempio dell'epidemia di Ebola del 2013-2016 in Africa occidentale, si nota che la Liberia, la Sierra Leone e la Guinea hanno tutti una grande popolazione urbana e mobile. Tra gli altri fattori, questo ha permesso al virus Ebola di diffondersi rapidamente attraverso questi paesi e sopraffare le loro limitate infrastrutture sanitarie, provocando oltre 28.000 casi di malattia da virus Ebola e 11.000 morti.

Attraverso il loro campo in Africa centrale lavorano per diversi anni - principalmente nella Repubblica del Congo e nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) - i ricercatori hanno osservato quello che descrivono come il tasso di urbanizzazione più veloce al mondo. Entro il 2030, scrivono, si prevede che metà della popolazione dell'Africa centrale vivrà in aree urbane.

Tecno-vaccini: la scienza che sopprime la popolazione

Ogni conseguimento della scienza è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi per l'umanità

Ogni conseguimento della scienza è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi per l'umanità

Hai bisogno di un cuore o un polmone di ricambio? Nessun problema: la Monsanto te ne crea uno nuovo di zecca, utilizzando una specie di maiali trans-genici alimentati da mangimi Ogm e sottoposti con regolarità ad espianto di organi mentre sono ancora in vita, per mantenere “freschi” gli organi espiantati. Avvertenza: il tuo governo ha già approvato simili pratiche. Possibile? No, ovviamente. Sono soltanto fantasie decisamente horror, sulle quali si interroga il blog “La Crepa nel Muro”.

Ai confini della realtà, si esplorano aberrazioni a 360 gradi: come i vaccini “comportamentali” per rendere docili i cittadini e reprimere il dissenso, il monitoraggio “da remoto” del nostro stato di salute, la totale segretezza sull’origine degli alimenti. Un mondo da incubo: pandemie globali scatenate da armi biologiche, controllo a distanza sul codice genetico della prole, ingegneria genetica per tranquillizzare le folle o, al contrario, “fabbricare” soldati spietati.

E scie in cielo, naturalmente, per “attivare metalli e nano-cristalli iniettati attraverso i vaccini”. Un film spaventoso, che comincia con l’espianto “brevettato” di organi di maiali geneticamente modificati.

Ha senso, questa fantascienza abominevole?

Impossibile escluderla a priori, secondo “La Crepa nel Muro”, visto che la scienza ormai assoggettata all’industria «ha in mente per noi un futuro molto diverso dai paradisi utopistici previsti dai media mainstream».

Secondo l’ufficialità, come sappiamo, la scienza sarebbe sempre e comunque benigna per l’umanità: «Ogni conseguimento scientifico è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi (le bombe atomiche, ad esempio, oppure gli Ogm)».

Debito Usa: la maggior parte degli statunitensi non possiede nulla

Il 5% degli americani possiede il 65% della ricchezza. Il 60% degli americani possiede meno del 3% della ricchezza, cioè nulla e sono intrappolati nel debito

Il 5% degli americani possiede il 65% della ricchezza. Il 60% degli americani possiede meno del 3% della ricchezza, cioè nulla e sono intrappolati nel debito

Anche quest’estate in televisione è arrivato l’immancabile ciclo dei film di Rocky. Pur essendo ogni produzione sostanzialmente uguale all’altra, Sylvester Stallone riesce sempre a catturare l’attenzione di chi ha un briciolo d’ambizione. Come fa? Non certo per i muscoli o la capacità di stare davanti ad una telecamera, se è vero che ieri come oggi ci sono attori ben più atletici e bravi a recitare. Nessuno però ha saputo incarnare il sogno americano meglio di lui.

Balboa è un uomo di umili origini e “solo” che contro ogni previsione riesce ad affermarsi in un mondo difficile e competitivo come quello americano. Un sogno alla portata di tutti: basta impegnarsi. Questo messaggio è affascinante; tutto l’Occidente ne è stato contagiato e sognare è gratis.

A soli 40 anni dall’uscita del primo Rocky, gli americani si svegliano però dai sogni hollywoodiani e cominciano a fare due conti. Per capire se una società sta progredendo o meno occorre infatti paragonarla con altre simili per sistema produttivo, servizi, cultura, religione, nonché col proprio passato. E’ ovvio che non possiamo mettere a confronto il tenore di vita dell’americano medio con quello di un pakistano, anche se c’è sempre qualche imbecille ideologizzato che lo fa. Fatta questa doverosa premessa, vediamo.

Negli Usa la disoccupazione si aggira oggi al 4% rispetto a una media europea doppia (9%). Quindi gli Usa hanno visto migliorare questo dato rispetto a qualche anno fa, durante il periodo della crisi dei mutui subprime, ma i salari minimi negli Stati Uniti sono scesi di un terzo in termini reali rispetto agli anni Settanta mentre in un Paese come la Francia sono saliti di quattro volte. Inoltre, chi rimane senza lavoro in America non gode di ammortizzatori sociali, in buona sostanza, mentre negli altri paesi occidentali gli amministratori e l’opinione pubblica sono stati più bravi a tenere sotto controllo le disuguaglianze resistendo all’idea di convertire l’economia di mercato in una società di mercato.

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