Popolazione

Si sono stabiliti all'estero altri 2 mln di italiani

Altro che sola fuga di cervelli. C'è un nuovo ciclo di emigrazione italiana in corso, in larga misura frutto della crisi economica, che ha portato all'estero MILIONI di italiani di diverse provenienze e aspirazioni, dal laureato con master e il manager, al giovane in cerca di qualsiasi occupazione, purché sia lavoro, a intere famiglie che si mettono in viaggio sperando di trovare un modo degno di sbarcare il lunario.

Un flusso composito, caratterizzato da crescente precariato, che toglie risorse umane e competenze all'Italia e sottrae diritti e tutele ai nuovi emigrati italiani. E che quindi va gestito con nuovi strumenti e nuove capacità istituzionali nel mondo dell'associazionismo. Questo il quadro descritto e discusso oggi a Roma al convegno “Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele” promosso dal Faim, il Forum delle associazioni italiane nel mondo, che raccoglie le maggiori federazioni italiane ed estere in rappresentanza di oltre 1.500 associazioni nel mondo. E che oggi prende atto del fatto che l'esodo in corso è un fenomeno complesso - una “nebulosa”, è l'immagine usata da Enrico Pugliese, il coordinatore del comitato scientifico Faim - che difficilmente sarà fermato dal relativo miglioramento delle dinamiche economiche italiane.

I NUMERI

In base ai dati dell'Aire (Anagrafe Italiani residenti all'estero) gli italiani che vivono all'estero nel 2006 erano poco più di 3 milioni e oggi sono cinque milioni circa.

L'Europa del futuro sarà composta da una civiltà fantasma globalizzata

L'Europa del futuro sarà una civiltà fantasma globalizzataCiviltà fantasma globalizzata. In Giappone le scuole elementari chiudono, dato che il numero dei bambini è sceso a meno del 10% della popolazione.

Il governo sta convertendo queste strutture in ospizi: il 40% della popolazione è di età superiore ai 65 anni. In Giappone, «la nazione più vecchia e più sterile del mondo», l’espressione “civiltà fantasma” è diventata ormai di uso comune, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”. Secondo stime ufficiali, entro il 2040 la maggior parte delle città più piccole del paese vedrà un drammatico calo della popolazione, dal 30 al 50%. I consigli dei villaggi spariscono, insieme ai ristoranti: nel ‘90 erano 850.000, ora si sono ridotti a 350.000. «Le previsioni suggeriscono che in 15 anni il Giappone avrà 20 milioni di case vuote.

È forse anche questo il futuro dell’Europa?

Probabile, perché tra gli esperti di demografia c’è una tendenza a definire l’Europa il nuovo Giappone». Da parte sua, il paese del Sol Levante sta affrontando questa catastrofe demografica con le proprie risorse e vietando l’immigrazione musulmana. Ma «anche l’Europa sta subendo una sorta di suicidio demografico», che lo storico britannico Niall Ferguson definisce «la più grande riduzione sostenuta della popolazione europea dopo la peste nera del XIV secolo».

Un segnale sintomatico del nuovo trend socioculturale, per esempio, secondo Spadini sta nel fatto che gli esponenti europei del grande esclusivo club globale, il G7, sono privi di figli: Angela Merkel, Theresa May, Paolo Gentiloni e Emmanuel Macron, cui aggiungiamo il primo ministro olandese Mark Rutte e il primo ministro gay del Lussemburgo, Xavier Bettel.

I musulmani europei sembrano sognare di colmare questo vuoto?

L’arcivescovo di Strasburgo, Luc Ravel, nominato da Papa Francesco lo scorso febbraio, ha di recente dichiarato che i fedeli musulmani sono ben consapevoli del fatto che la loro fertilità è tale che oggi chiamano “Grand Remplacement” il loro inserimento nella società europea. Quanto all’Italia, il Centro Machiavelli rileva che, se l’attuale tendenza dovesse continuare, «entro il 2065 la quota di immigrati di prima e seconda generazione supererà i 22 milioni di persone, ossia sarà più del 40% della popolazione totale». Il tasso di fertilità dell’Italia è inferiore della metà di quello che era nel 1964, spiega il centro studi, attraverso un dossier firmato da Daniele Scalea (“Come l’immigrazione sta cambiando la demografia italiana”).

Economia italiana: peggio dell'Italia solo la Croazia

I veri dati su occupazione ed economia italiana sono impietosi, specialmente quando vengono messi a confronto con quelli del resto d'Europa

Al di là della retorica del governo Pd in Italia, i veri dati su occupazione ed economia sono impietosi, specialmente quando vengono messi a confronto con quelli del resto d'Europa.

L'Italia mostra alcuni segnali di ripresa, ma non ha ancora recuperato il terreno perduto dal 2008 né per il pil né per l'occupazione. Questa è la sintesi dell'approfondito studio della Ces (Confederazione Europea Sindacati) e dell'Etui (European Trade Unione Institute).

Questa debolezza dell'Italia non rispecchia la situazione della Ue: nel periodo 2008-2016 l'intera Ue ha registrato un aumento del Pil di 4,8 punti, anche se le persone occupate sono scese nello stesso periodo nell'intera Europa di 180mila unità.

L'Italia, nello stesso periodo 2008-2016, ha perso circa il 5% del pil. Si registra un leggero recupero nel periodo 2015-2016, ma di decimali. Nella classifica Ue l'Italia è al quartultimo posto: solo Grecia, devastata dalla Troika, Croazia, rovinata dall'ingresso nella Ue e Cipro, che dichiarò default, hanno fatto peggio.

Le migliori performance per il pil 2008-2016 si registrano in Irlanda, Polonia e Malta. Male anche il debito pubblico: l'Italia è il secondo peggior Paese della Ue dopo la Grecia.

Dal 2008 al 2016 il rapporto debito/pil è peggiorato del 30% circa. I Paesi più virtuosi sono Estonia e Lussemburgo. Nell'intera Ue il rapporto debito/pil è cresciuto dal 60% del 2008 all'88,5% del 2014 per poi scendere all'86% nel 2016, in Italia è al 133% del Pil.

I dati non sono rosei neppure per l'occupazione.

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