Lavoro

Entro 5 anni l’Ue non esisterà più. Lo dice Carlo De Benedetti

Entro 5 anni l’Ue non esisterà più. Lo dice Carlo De BenedettiPer farsi un’idea dell’incertezza che aleggia sul destino dell’Unione Europea, basta leggere il “libro bianco” di Jean-Claude Juncker riguardo il futuro dell’Europa. Mercoledì questo documento del presidente della Commissione Europea è stato reso pubblico, e conteneva addirittura cinque possibili scenari per l’evoluzione dell’Ue da qui al 2025: “tirare avanti”, “nient’altro che il mercato unico”, “quelli che vogliono fare di più fanno di più”, “fare meno in maniera più efficiente” e “fare molto di più insieme”.

La vaghezza e genericità del “libro bianco” è comprensibile. Mentre si avvicinano le elezioni in Bulgaria, Francia, Germania e in Repubblica Ceca, non c’è praticamente nessun governo che abbia voglia di seguire le ambiziose iniziative di Juncker.

Tuttavia, i governi si rendono conto che l’Europa sta creando rischi al mondo intero in una maniera che non si era più verificata dalla fine della guerra fredda negli anni 1989-91. Gli strateghi di politica estera a Berlino, Parigi e nelle altre capitali stanno rivedendo le loro posizioni a lungo condivise sull’inevitabilità dell’integrazione europea e la stabilità dell’alleanza Europa-Usa nell’ambito della sicurezza.

L’Europa “a più velocità”, che incoraggia alcuni paesi a integrarsi più velocemente di altri, è tornata di moda.

In Italia gli stipendi costano alle ditte il doppio del netto

LavoratoriSoprattutto le tasse e poi contributi previdenziali continuano ad alleggerire in maniera eccessiva i salari e gli stipendi, condizionando negativamente la capacità di spesa degli italiani.

A dirlo è l'Ufficio studi della CGIA, che ha esaminato la composizione delle buste paga di 2 lavoratori dipendenti entrambi occupati nel settore metalmeccanico dell'industria.

Il primo caso riguarda un operaio con uno stipendio mensile netto di poco superiore ai 1.350 euro: al suo titolare costa, invece, un po' meno del doppio: 2.357 euro.

Questo importo è dato dalla somma della retribuzione lorda (1.791 euro) e dal prelievo contributivo a carico dell'imprenditore (566 euro). Il cuneo fiscale (dato dalla differenza tra il costo per l'azienda e la retribuzione netta) è pari a 979 euro che incide sul costo del lavoro per il 41,5%.

Il secondo caso, invece, si riferisce a un impiegato con una busta paga netta di poco superiore a 1.700 euro. In questa ipotesi, il datore di lavoro deve farsi carico di un costo di oltre 3.200 euro.

Eurozona: l’economia italiana è andata sempre a rilento rispetto agli altri paesi

Dopo quasi due decenni dalla creazione dell’euro, la moneta unica, gli italiani sono i grandi sconfitti tra i 19 paesi membri. Era gennaio del 1999 quando 11 paesi membri dell’Ue decisero di adottare come moneta unica l’euro e poi sono stati raggiunti dalla Grecia.

Nel 2002 l’euro è entrato ufficialmente in circolazione e nel 2015 la Lituania è diventato il 19esimo paese membro.

Secondo i calcoli di Bloomberg sulla base delle statistiche 2015 e le stime 2016 dell’Unione europea, il prodotto interno lordo pro capite in termini reali del belpaese si è ridotto dello 0,4% negli ultimi 18 anni.

Mentre l’economia italiana si è espansa del 6,2% a partire dal 1998, la sua popolazione è aumentata del 6,6%, dimostrandosi così l’unico paese con un calo del Pil pro capite rispetto al 1998.

“Il confronto con gli altri paesi mostra chiaramente che l’economia italiana si è espansa ad un ritmo troppo lento e sarà molto difficile cancellare nei prossimi anni il divario con le altre economie che sono tornate già ai livelli pre crisi e addirittura li hanno superati”.

Eurispes: metà delle famiglie italiane sono indigenti

In Italia indigenti metà delle famiglieAncora sacche di disagio e difficoltà economiche per gli italiani, tanto che quasi la metà delle famiglie non riesce a far quadrare i conti e arrivare a fine mese.

L'impasse emerge dal Rapporto Italia 2017 diffuso oggi dall'Eurispes.

Secondo l'Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, ben il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi, così solo una famiglia su quattro risparmia.

Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche.

Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).

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