Malattia delle banane potenziata dai cambiamenti climatici

Malattia delle banane potenziata dai cambiamenti climatici

Nuove ricerche hanno dimostrato che i cambiamenti climatici hanno aumentato il rischio di propagazione per una malattia fungina che devasta le colture di banane.

Il nuovo studio, dell'Università di Exeter, pubblicato sulla rivista Philosophical Transactions (1) della Royal Society B, afferma che le modifiche all'umidità e alle condizioni termiche hanno aumentato il rischio di Black Sigatoka (2) di oltre il 44 per cento in queste aree a partire dagli anni '60. Il commercio internazionale e l'aumento della produzione di banane hanno anche aiutato la diffusione del Sigatoka nero, una malattia che può ridurre i frutti prodotti dalle piante infette fino all'80 per cento.

Il dottor Daniel Bebber, (3) dell'Università di Exeter, spiega: “Black Sigatoka è causato dal fungo Pseudocercospora fijiensis il cui ciclo vitale è fortemente determinato dal clima e dal microclima. Questa ricerca dimostra che il cambiamento climatico ha reso le temperature migliori per la germinazione e la crescita delle spore e ha reso più umidi i bacini colturali, aumentando il rischio di infezione da Sigatoka nero in molte aree dell'America Latina coltivate a banane. Nonostante l'aumento generale del rischio di Black Sigatoka nelle aree esaminate, condizioni più secche in alcune parti del Messico e dell'America centrale hanno ridotto il rischio di infezione.”

Lo studio ha combinato dati sperimentali sulle infezioni di Black Sigatoka con informazioni climatiche dettagliate negli ultimi 60 anni.

Black Sigatoka, che è virulento contro una vasta gamma di piante di banane, è stato segnalato per la prima volta in Honduras nel 1972.

Meno neve negli USA a causa degli incendi boschivi

Meno neve negli USA a causa degli incendi boschivi

Gli incendi boschivi stanno provocando lo scioglimento della neve all'inizio della stagione, una tendenza che si sta verificando in tutti gli Stati Uniti occidentali e che potrebbe influire sull'approvvigionamento idrico e provocare ulteriori incendi.

A sostenere questa tesi è una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori della Portland State University (PSU), del Desert Istituto di ricerca (DRI) e dell'Università del Nevada, Reno. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, (1) fornisce nuove informazioni sull'entità e la persistenza dei disturbi provocati dagli incendi boschivi che alterano negativamente le principali risorse di acqua piovana.

Il team ha utilizzato misurazioni di laboratorio all'avanguardia sui campioni di neve. Gli strumenti sono stati messi a disposizione dal laboratorio analitico di ghiaccio Ultra-Trace del Desert Istituto di ricerca (DRI) a Reno, in Nevada, così come il trasferimento radiativo (2) e la modellazione geospaziale per valutare gli impatti degli incendi boschivi sulla neve per più di un decennio dopo un incendio. Queste misurazioni hanno permesso di scoprire che non solo la neve si scioglieva in media cinque giorni prima dopo un incendio, ma i tempi accelerati dello scioglimento del manto nevoso continuavano per ben 15 anni.

“Questo effetto fuoco sul precedente scioglimento della neve è diffuso in tutto l'Occidente ed è persistente per almeno un decennio dopo l'incendio”, ha puntualizzato la dottoressa Kelly Gleason, (3) autrice principale e assistente professore di scienze ambientali e gestione nel College of Liberal Arts and Sciences.

Kelly Gleason, che ha condotto la ricerca come borsista post dottorato presso il Desert Research Institute, assieme al suo team citano due ragioni per il precedente scioglimento delle nevi.

Le dinamiche delle anime collettive

Le dinamiche delle anime collettive

I regni minerale, vegetale, ed animale, rappresentano i corpi di manifestazione materiale o forme fisiche, di corrispondenti anime di gruppo.

Osserviamo ad esempio, come nel regno minerale si trovino una grande varietà di forme: pietre, cristalli, metalli ecc. Ebbene, in ognuno di questi gruppi minerali, nei piani sottili, troviamo una vita elementare, un piccolo essere che vive, sperimenta, ed evolve.

La “vita” procede sempre da un piano elevato, denominato “Piano Monádico”: da quel livello discende un piccolo avamposto di Vita e Coscienza, che arrivando ai piani inferiori/materiali, si introduce in un involucro fisico, di tipo minerale, vegetale o animale. È lo Spirito quindi che discendendo dall’alto, si infonde nella materia, per dotarla di vita.

Si può dire che ogni gruppo determinato di minerali – prendiamo ad esempio quello dei diamanti – contenga nei piani superiori una “Anima di Gruppo” (non un’anima individuale come quella degli uomini), la quale sperimenta e raccoglie tutte le esperienze, per poi assimilarle. In quel modo si arricchisce ed evolve, in modo che tutti i diamanti nel loro complesso, in “gruppo” appunto, evolvano verso un certo determinato “archetipo” speciale.

Si può dire che l’ametista, il ferro, l’oro, il quarzo, ecc. abbiano ognuno la loro rispettiva anima di gruppo, la quale perfezionandosi sempre più, evolve verso realizzazioni sempre più complesse ed armoniose. Questo processo avviene come risposta a stimoli ambientali esterni. Da immemorabili età, infatti, le particelle di materia vivente, continuano a dare irrefutabile prova di rispondere da dentro, agli stimoli esterni. I terremoti, le eruzioni, i processi di erosione ecc. hanno come scopo, quello di provocare questa risposta da parte delle anime collettive, che abitano il regno minerale. Ogni minerale contiene dunque al suo interno un potere, una forza, una vita spirituale, dormiente ma latente, che è a sua volta in grado di influenzare l’ambiente circostante: alle pietre vengono infatti attribuite proprietà curative o benefiche.

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