Previsioni

I sondaggi a favore del brexit contagiano pure altre nazioni

I sondaggi a favore del brexit contagiano pure altre nazioniTra meno tre settimane - il prossimo 23 giugno - in Gran Bretagna ci sarà un referendum in cui ci sono buone probabilità che i cittadini votino per uscire dalla UE e la cosa oramai non sorprende nessuno, a parte i soliti “terroristi della disinformazione” che spacciano per “catastrofiche” notizie come il vantaggio del Brexit nei sondaggi, ultimi due dei quali datati oggi.

E se c'è - e c'è - una censura globale sui benefici dell'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, benefici che riguardano anche qualsiasi altra nazione la vorrà seguire dopo il 23 giugno, figuratevi se non viene cancellata la notizia che addirittura in Germania sale a vista d'occhio la percentuale dei tedeschi che vogliono fare altrettanto.

Infatti, la vera sorpresa, rispetto il prevedibile voto britannico, sta nel fatto che anche in Germania cresce il numero dei cittadini che vuole uscire dalla UE e a tale proposito un recente sondaggio realizzato dall'Agenzia europea di sondaggi Yougov per conto del quotidiano Handelsblatt ha rivelato che il 29% dei tedeschi vuole uscire dall'Unione mentre a voler rimanere sono solo il 54% e il resto è indeciso.

A prima vista potrebbe sembrare che i tedeschi amino la UE - dato che la maggioranza in base a questo sondaggio sembrerebbe di questo avviso - ma le cose non stanno affatto così perché solo pochi mesi fa la percentuale di euroscettici era molto più bassa, appena sopra l'8% e non è da escludere che tra qualche mese la percentuale di coloro che vogliono uscire dalla UE continui ad aumentare. Di questo passo, a fine anno sarà maggioritaria.

Negli Usa due autorevoli quotidiani danno come vincente Donald Trump

Hillary Clinton e Donald TrumpBrutte, davvero brutte notizie per “crooked Hillary” la corrotta Hillary, come la definisce Donald Trump.

“La sconfitta netta e inattesa subita dalla democratica Hillary Clinton alle primarie dell'Indiana è solo l'ultima conferma di quanto in realtà sia debole la sua candidatura”, scrive James Taranto in un editoriale per l'autorevole Wall Street Journal.

“Soltanto lunedì, la Clinton derideva il suo avversario, il socialista Bernie Sanders, accusandolo di dichiarare guerra alla realtà per la sua decisione di non ritirarsi dalla contesa e far strada alla sua nomina. Poi è arrivata la batosta in Indiana. Certo - premette l'editorialista - la nomina di Clinton è una certezza, a meno di sorprese sul fronte giudiziario. La Democratica è infatti indagata dall'Fbi per la sua gestione della corrispondenza ufficiale durante il suo mandato da segretario di Stato. La Clinton, inoltre, sopravanza Sanders per numero di delegati eletti alle primarie e, soprattutto, di superdelegati non eletti”.

Tutto bene, quindi? Non esattamente.

“Del resto - sottolinea l'articolo - il suo avversario Sanders non è nemmeno un vero democratico, ma piuttosto un outsider che si auto-definisce anzitutto socialista. Però dare per assodata la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali di novembre è un grave azzardo”.

Pensioni in Italia: futuro preoccupante per i conti Inps

Pensioni INPSLa Stampa ha analizzato le proiezioni di diversi esperti, incrociando previsioni demografiche e studi sulla spesa previdenziale. In un’Italia sempre più vecchia un milione di neo pensionati metteranno in pericolo i conti Inps

Nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe implodere. È uno scenario realistico, secondo le proiezioni che La Stampa ha analizzato assieme a diversi esperti, incrociando previsioni demografiche e studi sulla spesa previdenziale.

Il 2030 non è una data a caso: è l’anno in cui andranno in pensione i figli del baby boom, cioè i nati nel meraviglioso biennio 1964-65, quando l’Italia nel pieno miracolo economico partorì oltre un milione di bambini. Quei bambini, al compimento dei 66-67 anni, busseranno alla porta dell’Inps. Un picco di richieste che si tradurrà in uno choc, soprattutto se la crescita economica rimarrà modesta. Il periodo più critico arriva fino al 2035. Poi, se le casse dell’Inps reggeranno, anno dopo anno la situazione dovrebbe migliorare per stabilizzarsi tra il 2048 e il 2060.

IL GIALLO DEI NUMERI

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, fa professione di ottimismo e snocciola diagrammi che non vedono schizzare all’insù la spesa pensionistica in rapporto al Pil.

Pagine