Cambiamenti climatici

Come gli alberi potrebbero salvare il clima

Come gli alberi potrebbero salvare il clima

Per la prima volta i ricercatori hanno stilato una mappa globale dei luoghi nel mondo in cui si potrebbero piantare nuovi alberi con lo scopo di migliorare il clima.

Il Crowther Lab dell'ETH di Zurigo studia soluzioni naturali per contrastare i cambiamenti climatici. Nel loro ultimo studio, pubblicato da Science, (1) i ricercatori hanno mostrato per la prima volta dove nel mondo potrebbero crescere nuovi alberi e quanto carbonio avrebbero immagazzinato.

Jean-François Bastin, (2) autore principale e post dottorato del Crowther Lab, spiega: “abbiamo stilato un progetto in cui si è valutata l'esclusione delle città o delle aree agricole dalla lista delle zone idonee al ripristino boschivo perché sono luoghi peculiari per la vita degli esseri umani.”

I ricercatori hanno calcolato che, in base alle attuali condizioni climatiche, le aree della Terra potrebbero supportare 4,4 miliardi di ettari di copertura continua di alberi. Questa stima corrisponde a 1,6 miliardi in più rispetto ai 2,8 miliardi di ettari attualmente esistenti. Di questi 1,6 miliardi di ettari, 0,9 miliardi di ettari soddisfano il criterio di non essere usati dalle attività umane. Ciò significa che attualmente esiste un'area grande quanto gli Stati Uniti disponibile per la riforestazione. Una volta cresciute, queste nuove foreste potrebbero immagazzinare 205 miliardi di tonnellate di carbonio: circa due terzi dei 300 miliardi di tonnellate di carbonio che sono state rilasciate nell'atmosfera a causa dell'attività umana dalla rivoluzione industriale.

Il Professor Thomas Crowther, (3) coautore dello studio e fondatore del Crowther Lab all'ETH di Zurigo, spiega: “sapevamo tutti che il ripristino delle foreste potrebbe avere un ruolo nell'affrontare il cambiamento climatico, ma non sapevamo quanto fosse grande l'impatto. Il nostro studio mostra chiaramente che la riforestazione è la migliore soluzione oggi disponibile per contrastare i cambiamenti climatici, ma dobbiamo agire rapidamente perché le nuove foreste impiegheranno decenni per maturare e raggiungere il loro pieno potenziale come fonte di stoccaggio naturale del carbonio.”

Le foreste più vecchie resistono al cambiamento del clima

Le foreste più vecchie resistono al cambiamento del clima

Secondo alcuni studi, con l'età le foreste negli Stati Uniti orientali e in Canada diventano meno vulnerabili ai cambiamenti del clima.

Una nuova ricerca dell'Università del Vermont sostiene che le foreste più vecchie nell'America settentrionale e orientale sono meno vulnerabili ai cambiamenti climatici rispetto alle foreste più giovani, in particolare per lo stoccaggio di carbonio, la produzione di legname e la biodiversità.

Lo studio, pubblicato da Global Change Biology, (1) ha analizzato come i cambiamenti climatici influenzeranno le foreste degli Stati Uniti orientali e del Canada. Secondo la ricerca, l'aumento dell'età aiuta a salvaguardare le foreste dai cambiamenti climatici.

Il dottor Dominik Thom, (2) autore principale e ricercatore postdottorato della UVM's Rubenstein School of Environment and Natural Resources di UVM e Gund Institute for Environment, (3) afferma: “questo studio dimostra che le foreste più vecchie dell'Alto Midwest nel New England sono eccezionalmente resistenti al clima. Abbiamo constatato che i servizi essenziali sono protetti meglio dai cambiamenti climatici da parte delle foreste più vecchie. Questo fenomeno è una pietra miliare nel dibattito su come preparare le nostre foreste per le incerte condizioni ambientali che ci attendono.”

Analizzando grandi quantità di dati sul campo provenienti da 18.500 appezzamenti di foreste - dal Minnesota al Maine e dal Manitoba alla Nuova Scozia - lo studio identifica le regioni prioritarie per gli sforzi di adeguamento al clima delle foreste. Le foreste più giovani situate a est e sud-est dei Grandi Laghi erano meno resistenti ai cambiamenti climatici, mostrando un calo previsto dello stoccaggio del carbonio, del legname e della biodiversità.

Barriere coralline: non c'è ritorno dal viaggio acido

Barriere coralline: non c'è ritorno dal viaggio acido

Un nuovo studio rileva che le barriere coralline sono minacciate dall'acidificazione degli oceani.

Lo studio, pubblicato recentemente su Nature Climate Change, (1) è stato condotto da ricercatori del Centro di eccellenza ARC per Coral Reef Studies (Coral CoE). I loro risultati suggeriscono che alcuni coralli e alghe coralline - il “collante” che tiene insieme le barriere coralline - non possono sopravvivere negli oceani che si sono acidificati a causa dei cambiamenti climatici.

“I risultati confermano la precedente ricerca sulle minacce di acidificazione degli oceani e sul danno, che questa acidità, può cagionare alle barriere coralline”, ha detto l'autore principale il dottor Steeve Comeau, (2) che presta la sua attività presso la sede della Sorbonne Université del CNRS Laboratoire d'Océanographie de Villefranche sur Mer in Francia.

Il professor Malcolm McCulloch, (3) del Coral CoE, presso l'Università del Western Australia, ha detto che i ricercatori hanno esaminato il fluido calcificante di quattro specie di corallo e due tipi di alghe coralline, per un periodo di un anno, constatando che gli effetti sul fluido calcificante sono stati rapidi e persistenti per tutto il periodo di controllo.

Il dottor Christopher Cornwall, (4) attivo presso la Victoria University di Wellington in Nuova Zelanda, sostiene che le alghe coralline cementano insieme le scogliere creando un ideale habitat per molte specie. Il calo delle alghe coralline potrebbe portare alla perdita di importanti specie marine che utilizzano le alghe come vivaio.

Pagine