Dicono che in Italia le tasse sono al 45%, ma in realtà possono superare il 75%

TasseNei giorni scorsi ha suscitato non poco clamore il monito lanciato dalla Corte dei Conti che ha denunciato il livello preoccupante del prelievo fiscale indicandolo al 45% del Pil.

Il dato, pur essendo di per se una grandezza che desta non poca preoccupazione, in realtà, non ci racconta l’esatta situazione del prelievo fiscale e la relativa disuguaglianza tributaria, se non scomposto tra le varie categorie di contribuenti che lo compongono.

Ebbene, anche in questo caso, alcune precisazioni sono d’obbligo poiché, questo dato, esprimendo delle variabili aggregate, sintetizza, di fatto, un indicatore medio del livello di tassazione nell’universo di una popolazione. In altre parole, proprio perché rappresenta un valore medio e quindi, per definizione, soggetto a distorsioni, non esprime in alcun modo il livello di tassazione per alcune categorie di soggetti che può raggiungere, come vedremo in seguito, livelli decisamente distanti dalla media indicata dalla Corte dei Conti, manifestando, in maniera inquietante, la disparità fiscale esistente in Italia.

Poniamo ad esempio un piccolo imprenditore commerciale che, nel primo anno di attività, abbia conseguito un utile da bilancio al 31/12 pari 70 mila euro e che, per effetto della ripresa a tassazione di alcune componenti di costi non deducibili o parzialmente deducibili (es.: Autovetture, ristoranti ecc ecc), il suo reddito fiscale sia 76 mila euro. Un ottimo utile si direbbe!

Ma quanto rimane effettivamente in tasca al nostro contribuente e qual’è la pressione fiscale che egli subisce?

Memoria compromessa dal troppo cibo

MangioneMangiare di meno per ricordare di più. Assumere troppe calorie indebolisce la capacità di ricordare. Lo afferma Assomensana (associazione di neuropsicologi), che in occasione della Settimana di prevenzione per la memoria, iniziata il 19 marzo, e in vigore fino al 24, spiega la dieta migliore per aumentare la funzione cognitiva.

«La relazione tra eccesso di calorie e decadimento cognitivo - spiega Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana - di cui parla anche l'Organizzazione mondiale della sanità, è determinata non tanto dalla presenza delle calorie extra, ma dal tipo di alimentazione che gli individui assumono e che determina un surplus di energia».

Secondo i dati dell'Oms, chi ogni giorno introduce tra le 2100 e le 6000 calorie si espone a molti rischi, come diabete e patologie cardiovascolari, correlati a cibi poco salutari, tra cui fritti e dolci.

Anche la memoria risente della scarsità di nutrienti benefici e dell'abbondanza di sostanze potenzialmente nocive. Dedicarsi oltre il dovuto al mangiare impegna troppo il sistema digerente a scapito degli altri apparati, «perché nega - continua - il sufficiente apporto di sangue e ossigeno ad esempio alle aree cerebrali e alla loro espressione cognitiva».

Che differenza c'è tra i falsari napoletani e quelli della B.C.E.

TotòMolti, di recente, avranno sentito parlare di Giugliano, paese in provincia di Napoli, passato alle cronache come la patria dei migliori "falsari" d'Europa, poichè il 60% di tutte le banconote in euro false che circolano nell'Unione Europea vengono create proprio da stamperie clandestine site in questo paese.

I falsari di Giugliano sono ormai etichettati come "Napoli Group", con una logica aziendale ben definita:

1) il finanziatore della stamperia, che poi è anche il committente. Di solito un personaggio minore dei clan della Camorra, che si occupa di trovare una macchina tipografica offset di seconda mano (quelle nuove a quattro colori costano anche 500 mila euro), la filigrana, gli inchiostri, gli altri strumenti.

2) il tipografo, addetto alla produzione.

3) il distributore, ovvero l'uomo di fiducia del committente, colui che ha il compito di organizzare un deposito, rigorosamente lontano dalla stamperia, e di tenere i contatti con i clienti.

Il distributore "vende", o per meglio dire "spaccia", gli euro falsi ai suoi clienti (malavitosi o commercianti) al prezzo del 10% del valore nominale (la cifra sulla banconota).

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