Biologia

Si chiama interstizio il nuovo organo negli esseri umani

CelluleÈ sempre stato lì, ma non era ancora stato scoperto, o meglio, non era mai stato considerato un organo: stiamo parlando dell’interstizio, il nuovo organo emerso da uno studio condotto alla New York University School of Medicine.

Ricercatori americani scoprono un nuovo organo nel corpo umano: si chiama interstizio, è tra i più grandi e sembra sia legato all’invecchiamento e al cancro. Ecco com’è fatto e quali funzioni svolge.

Finora l’interstizio era rimasto sconosciuto alla scienza, nonostante sia diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e nei tessuti che rivestono diversi organi, vasi sanguigni e muscoli.

Si tratta di una fitta rete di tessuti interconnessi tra di loro e ricchi di liquidi. Questo lo rende un elemento molto importante per il funzionamento del corpo umano, con implicazioni per tutti gli organi e la maggior parte dei tessuti presenti nell’organismo. Secondo i ricercatori, inoltre, potrebbe essere implicato in alcuni meccanismi alla base di moltissime malattie. Come il cancro.

Lo studio

Lo studio che ha portato alla luce l’interstizio è stato condotto dalla Nyu School of Medicine e pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports’.

I meccanismi di comunicazione chimica in ambiente acquatico

GamberettoUn recente studio dell’Icb-Cnr sui meccanismi di comunicazione chimica in ambiente acquatico mette in crisi la tradizionale distinzione tra i sensi, olfatto e gusto, basata su criteri spaziali. Il lavoro pubblicato su Pnas

Tradizionalmente, l’olfatto è considerato un senso ‘a distanza’ mentre il gusto è trattato come un senso ‘per contatto’. Si tratta però di una distinzione basata prevalentemente sulle percezioni umane e che è stata sottoposta a forte critica in un articolo pubblicato nel 2014 sulla rivista Frontiers in Chemistry.

Secondo questa nuova prospettiva, in ambiente acquatico si può osservare un’inversione nella portata a distanza dell’olfatto quando i segnali olfattivi sono veicolati da molecole insolubili in acqua, ma che essendo volatili, possono diffondersi nell’aria e arrivare al nostro naso.

Su tale premessa si fonda il lavoro sperimentale guidato da Ernesto Mollo, ricercatore dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Icb-Cnr), recentemente pubblicato sulla rivista Pnas. Lo studio, svolto nell’ambito di una collaborazione multidisciplinare tra l’Icb-Cnr e varie istituzioni di ricerca italiane e straniere, sfida l'attuale letteratura sulla chemio-recezione in ambiente acquatico, secondo cui il mondo olfattivo di crostacei e pesci è limitato alla sola percezione a distanza di sostanze solubili in acqua.

Le scimmie hanno comportamenti tecnologici

Cebi barbutiI cebi barbuti di Fazenda Boa Vista, in Brasile, tramandano di generazione in generazione comportamenti tecnologici come l’uso di strumenti per rompere noci di palma: allo studio che ha ottenuto la copertina di Pnas partecipa Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr

Le tradizioni culturali umane si mantengono attraverso meccanismi quali l’imitazione e l’insegnamento.

Ma cosa accade in altre specie?

I risultati di uno studio su una popolazione di cebi barbuti ‘Sapajus libidinosus’, condotto da un gruppo di ricercatori - fra cui Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Istc-Cnr) - a Fazenda Boa Vista, nel Nord-Est del Brasile, mostrano che l’uso di strumenti per queste scimmie è una ‘tradizione’ che gli individui imparano da giovani e che passa di generazione in generazione.

L’articolo ‘Synchronized practice helps bearded capuchin monkeys learn to extend attention while learning a tradition’ è stato appena pubblicato sul numero dei Proceeding of the National Academy of Science (Pnas) guadagnandosi anche l’onore della copertina.

Obbligo vaccinale in Italia: legge n. 119-2017 illegale e illegittima

Lorenzin Jacob RothschildE’ vero che le vaccinazioni sono diventate obbligatorie con la legge n. 119/2017?

Già in tempi non sospetti ci occupammo dei vaccini e del loro nesso con le operazioni chimico-biologiche nella biosfera, nel quadro di un’analisi volta ad evidenziare un attacco sferrato dal sistema contro la salute ed il corredo genetico dell’umanità.

In questo articolo, invece, intendiamo occuparci degli aspetti giuridico-legali del tema, domandandoci se, con la legge fortemente voluta dal Governo e dal Ministro della salute(?), Signora Beatrice Lorenzin, davvero le vaccinazioni siano diventate obbligatorie. Ebbene, la risposta è un sonoro ed incontestabile no. Vediamo perché.

In primo luogo, la legge del 31 luglio 2017, n. 119 recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”, è stata approvata e promulgata in aperta violazione del diritto internazionale, in particolare della Convenzione di Oviedo. Ricordiamo che, nel momento in cui il Parlamento italiano ratifica un accordo sopranazionale, esso diviene cogente e preponderante su qualsiasi norma interna. L'Italia ha recepito tale convenzione nel proprio ordinamento giuridico per mezzo della legge 28 marzo 2001, n. 145. Ciò è indefettibile.

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