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Scoperto in Antartide il cugino dei dinosauri

Questo nuovo animale preistorico, che assomiglia a una lucertola, era un archosauro un parente dei coccodrilli e dei dinosauri

Gli scienziati hanno scoperto un nuovo membro della famiglia dei dinosauri, un rettile dalle dimensioni di un iguana.

L'Antartide non fu sempre una terra ghiacciata. 250 milioni di anni fa, era coperta da foreste e fiumi e la temperatura raramente scendeva sotto lo zero. Questo continente è stato anche dimora di diversi animali selvatici, compresi i primi parenti dei dinosauri. Gli scienziati hanno appena scoperto un nuovo membro di quella famiglia, un rettile dalle dimensioni di un iguana il cui nome significa “re antartico”.

Il dottor Brandon Peecook, (1) un ricercatore del Field Museum e autore principale di un articolo sul Journal of Vertebrate Paleontology che descrive la nuova specie, (2) spiega: “Questo nuovo animale preistorico, che abbiamo scoperto, era un archosauro (archosaur), un parente dei coccodrilli e dei dinosauri. Assomiglia un po' a una lucertola, ma evolutivamente è uno dei primi membri di quel grande gruppo. La sua scoperta offre nuovi indizi su come i dinosauri e i loro parenti più stretti si sono evoluti e diffusi.”

Lo scheletro fossile è incompleto, ma i paleontologi riescono abbastanza bene a destreggiarsi nella sua analisi e studio. Questo fossile è chiamato Antarctanax shackletoni (la prima parola significa “re antartico”, mentre l'altra parola si ispira all'operatore polare Ernest Shackleton). Basandosi sulle sue somiglianze con altri animali fossili, il dottor Brandon Peecook e i suoi coautori (Roger Smith dell'Università di Witwatersrand e collaboratore dell'Iziko South African Museum e Christian Sidor del Burke Museum e dell'University of Washington) sono convinti che l'Antarctanax era un carnivoro cacciatore di insetti parente degli anfibi e dei rettili.

La comprensione del microbioma per fermare il cancro al colon

L'obiettivo di questa ricerca è quello di scoprire nuovi trattamenti contro il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto

I dati sulla diffusione del cancro del colon-retto sono sconcertanti: nel 2018, è stato il terzo tumore più comunemente diagnosticato negli Stati Uniti e i dati indicano che i giovani adulti interagiscono sempre di più con questa patologia.

Con lo scopo di aiutare a sviluppare nuovi trattamenti e misure preventive per fermare la malattia, Cancer Research UK ha assegnato circa 26 milioni di dollari a un team di ricercatori di Harvard T.H. Chan School of Public Health, Dana-Farber Cancer Institute e Harvard Medical School. Il finanziamento, annunciato alla fine dello scorso mese di gennaio, fa parte del progetto Grand Challenge del Cancer Research UK, un'iniziativa di finanziamento internazionale che mira a rispondere ad alcune delle maggiori questioni che riguardano la ricerca sul cancro.

Il team concentrerà i suoi sforzi per comprendere come il microbioma - una raccolta di trilioni di microrganismi che si trovano nel nostro corpo - influisce sullo sviluppo del cancro del colon-retto. Il gruppo di lavoro cercherà anche soluzioni strategiche per manipolare il microbioma al fine di prevenire e curare meglio il cancro del colon-retto.

La dottoressa Wendy Garrett, professoressa di immunologia e malattie infettive presso la Harvard Chan School e uno degli investigatori principali della squadra, (1) ha dichiarato: “Il colon è l'ambiente microbico più densamente popolato del pianeta. Abbiamo riunito un team globale con un interesse permanente per il microbioma e il suo enorme impatto sulla salute umana. Abbiamo già identificato alcuni tipi di batteri che sembrano associati a un rischio maggiore di cancro del colon-retto, ma questa è solo la punta dell'iceberg. In questo progetto speriamo: di capire in che modo il microbioma influenza la risposta del cancro al trattamento; di sviluppare nuovi trattamenti che alterano il microbioma; di esplorare come l'ambiente esterno di una persona possa influenzare il rischio di microbioma e cancro del colon-retto.”

Aumentano le malattie infiammatorie croniche dell’intestino

Le malattie infiammatorie croniche intestinali aumentano nel mondo, soprattutto nei Paesi dalle economie in maggiore crescita, come la Cina e l’India

Malattie infiammatorie croniche dell’intestino: dal tradizionale mondo dei ricchi ai Paesi economicamente emergenti: numeri in aumento, pazienti più giovani. Ma nessuno sa il perché

L’incidenza delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino è in netto aumento. E si espande, per condizioni non ancora scientificamente certe, non solo nei Paesi storicamente interessati, come Europa e Nord America, ma soprattutto nei nuovi Paesi sviluppati. Un'emergenza che non trova riscontro, al momento, in un'adeguata assistenza nei confronti del paziente, tra terapie non adeguate, notevole impatto sulla qualità di vita e costi sempre maggiori per la spesa pubblica. Sono oltre cinquecento gli specialisti, provenienti da tutta Italia, che hanno partecipato al IX Congresso Nazionale IG-IBD (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, ossia Gruppo Italiano per lo studio delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), organizzato dalla società scientifica IG-IBD.

La malattia delle economie che crescono

Le principali tematiche del programma scientifico del Congresso hanno compreso i nuovi dati di epidemiologia e decorso clinico in Europa e nel mondo, il trattamento di queste patologie tra passato, presente e futuro, le controversie nelle diverse strategie di trattamento. Focus anche su medicina personalizzata, prevenzione delle infezioni e gestione di situazioni speciali, in particolare la gestione dei pazienti con storia oncologica.

"Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in aumento ovunque nel mondo, soprattutto nei Paesi dalle economie in maggiore crescita, come la Cina e l’India - spiega il Prof. Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS - Università Cattolica, Roma – Le IBD vengono attualmente considerate come malattie globali, mentre solo 30 anni fa erano per lo più localizzate in Europa e Nord America.

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