Acqua

Crisi idrica negli USA occidentali: Entro il 2040 diminuirà del 10% la portata dei fiumi

Fiume ColoradoIl problema della crisi idrica negli USA occidentali si fa sempre più critico. I nuovi modelli previsionali infatti, dipingono un quadro di severe siccità che dovranno portare necessariamente ad un taglio dell'uso dell'acqua

Nuovi modelli previsionali lanciano l’allarme per l’acqua sul territorio che comprende California, Nevada e Texas. Entro il 2040 diminuirà del 10% la portata dei fiumi. Secondo gli scienziati necessariamente si dovrà procedere al taglio della distribuzione dell’acqua.

Circa 40 milioni di persone dipendono dal fiume Colorado per l’acqua, ma le temperature in crescita a causa dei crescenti livelli di gas serra e una popolazione in aumento, possono portare ad una carenza di acqua. Un nuovo studio basato su modelli climatici del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University prevede un calo del 10 per cento del flusso del fiume Colorado nei prossimi decenni, abbastanza da mettere in difficoltà le aziende agricole e le città in tutto il sud-ovest dell’America, da Denver a Los Angeles a Tucson, e attraverso la California Imperial Valley.

“Potrebbe non sembrare una grande quantità, se non fosse che l’acqua è già sovra-allocata,” ha detto Richard Seager, climatologo della Columbia University e autore principale del nuovo studio.

Servono 1 milione di firme per la campagna Ue contro la privatizzazione dell'acqua

AcquaUn milione di firme, entro il 9 maggio 2013, per ottenere il riconoscimento, a livello Ue, del diritto umano all'acqua in quanto bene comune. È l'Iniziativa dei cittadini (Ice) lanciata dal Movimento europeo per l'acqua per difendere l'accesso all'acqua potabile e dire no alla privatizzazione in tutta Europa.

“L'acqua è un bene comune, non una merce”. Con questo messaggio il Movimento europeo per l'acqua ha avviato l'Iniziativa dei cittadini (Ice) Right2Water, per ottenere dalla Commissione europea una proposta legislativa che riconosca il diritto universale all'acqua.

Una battaglia che risponde alla comune esigenza di reagire alle pressioni per la privatizzazione in tutta Europa, ma anche nata sull'onda della vittoria referendaria del giugno 2011, che ha visto 27 milioni di italiani dire 'no' a chi cerca di ricavare profitti da un bene essenziale.

Un successo insidiato, che fa i conti, nei singoli territori, anche con amministrazioni che non vogliono riconoscere l'esito del referendum: a Cremona, ad esempio, la scorsa settimana, centinaia di persone hanno circondato il palazzo del Comune per protesta contro la decisione dell'amministrazione di ammettere i privati nella gestione del servizio idrico integrato. Va meglio nella provincia di Imperia, dove, con l'attivazione della nuova società consortile con gestione in house dei Comuni, l'affidamento a società miste o completamente private sarà interrotto e le amministrazioni comunali potranno gestire direttamente o all'interno del consorzio il servizio idrico.

Proposta shock della Banca Mondiale: tassare l'acqua per aiutare gli assetati

Acqua uguale profitto“Entro il 2050 sulla terra ci saranno 10 miliardi di persone, 3 miliardi in più, su un pianeta dove l’emergenza acqua potabile non è più solo una imminente emergenza ma una drammatica realtà con cui già da oggi si confrontano quotidianamente 1,6 miliardi di persone.”

Secondo Lars Thunell, vice presidente esecutivo della International Finance Corporation, branca della Banca Mondiale, ci sono solo due strade percorribili, una è quella del razionamento, una soluzione poco efficace e di difficile applicazione e l’altra è quella di far pagare l’acqua a chi la usa, ma in modo “socialmente responsabile”.

L’acqua nel 2010 è stata riconosciuta dalle Nazione Unite come un diritto irrinunciabile dell’umanità, ed è giusto che per questo motivo, sostiene Thunell, imprese e agricoltori paghino una tassa, che in Italia potremmo definire ‘di scopo’, che serva a portare l’acqua dove scarseggia. E, a fronte di possibili obiezioni e proteste, Thunell ricorda che solo l’1,5% dell’acqua viene utilizzata per fini alimentari, tutto il resto è destinato ad usi industriali, domestici e all’agricoltura, che ne assorbe la maggior parte.

Ed è in questo quadro che si colloca la direttiva sulle acque della Comunità europea emessa nel 2000, dove si incoraggiano i governi ad adottare politiche di risparmio e di maggiore efficienza nella distribuzione idrica, il cui 45%-50%, è il caso italiano, si perde ancora oggi lungo le migliaia di chilometri di tubature vecchie e mal manutenute.

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