Acqua

Nuovo modo per far rimbalzare le gocce d'acqua

Nuovo modo per far rimbalzare le gocce d'acqua

Gli ingegneri progettano superfici che possono rimbalzare la pioggia prevenendo potenzialmente la formazione di ghiaccio o il ristagno dell'acqua.

In molti ambiti, gli ingegneri vogliono minimizzare il contatto di goccioline d'acqua o altri liquidi con le superfici su cui cadono. L'obiettivo è quindi quello di impedire che il ghiaccio si accumuli su un'ala di un aeroplano o una pala di una turbina, prevenire la dispersione di calore da una superficie durante la pioggia, prevenire l'accumulo di sale sulle superfici esposte agli spruzzi dell'acqua di mare. Far rimbalzare le goccioline il più velocemente possibile e ridurre al minimo la quantità di contatto con la superficie può essere la chiave per mantenere il corretto funzionamento dei sistemi.

Lo studio è descritto nella rivista ACS (1) Nano in un documento del dottor Henri-Louis Girard, del MIT, del post dottorato Dan Soto e del professore di ingegneria meccanica Kripa Varanasi. (2) Questo processo, spiegano gli autori, genera una serie di forme ad anello sollevate dalla superficie del materiale. Nel momento in cui la gocciolina cade, invece di scorrere piatta attraverso la superficie, schizza verso l'alto assumendo una configurazione a forma di ciotola.

Il lavoro è il seguito di un precedente progetto (3) del dottor Kripa Varanasi e del suo team. Essi ridussero il tempo di contatto delle goccioline su una superficie creando creste sollevate che interruppero il normale modello di diffusione delle gocce sul piano piatto. Il nuovo lavoro rappresenta un passo evolutivo del progetto in quanto permette di ottenere una maggiore riduzione del tempo di impatto tra la goccia e la superficie su cui essa va a collidere.

Livelli trascurabili di mercurio nelle acque minerali italiane

Livelli trascurabili di mercurio nelle acque minerali italiane

Pubblicato sulla rivista Chemosphere uno studio coordinato dall'Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr. La ricerca, con una tecnica analitica specifica per la determinazione del metallo contaminante, conferma i livelli trascurabili per la salute della popolazione.

L'Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Idpa) ha coordinato uno studio sulle concentrazioni di mercurio (Hg) nelle acque minerali naturali italiane in bottiglia. La ricerca "Ultra-trace determination of total mercury in Italian bottled waters" (determinazione di ultra-tracce di mercurio nelle acque in bottiglia italiane) è stata pubblicata sulla rivista Chemosphere, in collaborazione con l'Istituto di nanotecnologia (Cnr-Nanotec), l'Università della Calabria (Unical), le Università Sapienza di Roma, degli Studi di Ferrara, Ca' Foscari di Venezia e Magna Graecia di Catanzaro.

"Nel biennio 2014-2016 sono state raccolte e analizzate in laboratorio, con una tecnica analitica specifica per la determinazione del mercurio (Hg) in ultra-tracce, 244 acque confezionate in bottiglia di 164 marche, rappresentanti il 64% dell'intero mercato italiano. I dati raccolti forniscono informazioni fino ad oggi assenti, confermando i livelli trascurabili di Hg nelle acque in bottiglia italiane, circa mille volte inferiori rispetto al valore limite di 1 microgrammo per litro previsto dalla Direttiva Europea 2003/40/CE", spiega Massimiliano Vardè del Cnr-Idpa. "Il mercurio è uno dei contaminanti più dannosi e indesiderabili, in particolare nell'ambiente acquatico. L'esposizione ad esso, anche a basse dosi, induce effetti avversi sul sistema nervoso centrale del feto, del bambino e dell'adulto e provoca, inoltre, significativa tossicità renale ed epatica, diminuzione della fertilità, alterazioni del sistema immunitario e danni al sistema cardiovascolare".

Oltre alla valutazione della qualità dell'acqua rispetto all'elemento tossico, la ricerca ha fornito importanti indicazioni in merito all'origine del mercurio nelle acque sotterrane.

La missione GRACE-FO della NASA studia il ciclo dell'acqua della Terra

Con la missione GRACE-FO(1) la NASA intende misurare in modo abbastanza preciso il ciclo dell'acqua della Terra. L'obiettivo è quello di determinare la velocità di fusione e il movimento dell'acqua sul globo.

Questo nuovo programma spaziale è in pratica la continuazione della prima missione GRACE che ha completato 15 anni di esplorazione spaziale nel gennaio 2017, ha detto, nel corso di una conferenza stampa, David Jarrett,(2) direttore della missione nella divisione Earth Science della Terra.

Questa rivoluzionaria missione, lanciata nel 2012, ha gettato le basi per comprendere in profondità il movimento dell'acqua sulla Terra, lo stesso obiettivo perseguito dalla seconda parte dell'esplorazione della NASA.

"Questa missione è fondamentalmente legata al clima e all'idrologia. Servirà a capire come dobbiamo gestire le risorse idriche", ha detto Frank Webb, il direttore degli scienziati della missione.(3)

La NASA prevede di rilasciare i primi dati raccolti dai satelliti, che orbitano intorno alla Terra a circa 220 chilometri di distanza, 180 giorni dopo il lancio della missione. le informazioni man mano raccolte saranno analizzate dagli esperti ogni 30 giorni.

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