Archeologia

I codici segreti dei quipus

Nei quipus le fibre, i colori e il modo complesso di legare ogni nodo nascondono un sofisticato sistema che codifica storie e i miti e altre narrazioni

Per secoli, l'Impero Inca usò i quipus, uno strumento intrecciato con nodi, per compiti aritmetici come il conteggio dei tributi, il calcolo delle provviste e per i censimenti. Ma una nuova ricerca rivela che questo dispositivo sarebbe qualcosa di più di un abaco andino: nelle sue fibre si nascondono narrazioni di miti, battaglie e canzoni.

A metà 2015, La dottoressa Sabine Hyland(1) e suo marito sono saliti su un minivan a Lima e sono partiti per la remota città andina di San Juan de Collata. Dopo aver percorso tortuose strade peruviane, arrivarono in un villaggio che non aveva né acqua potabile né sistema fognario e dove poche case potevano permettersi la luce elettrica. Uscendo dal veicolo, l'antropologa e il suo compagno si sono presentati ai leader locali e hanno chiesto il permesso di svolgere una missione degna di Indiana Jones: studiare due tesori che la gente aveva gelosamente protetto di generazione in generazione e che nessun estraneo aveva mai visto.

Dopo ore di negoziazioni, Huber Brañes Mateo - pastore e guardiano dei tesori della comunità - ha esibito una scatola di legno che teneva in un sotterraneo della chiesa locale. Dentro c'erano due quipus, strumenti fatti con corde e nodi che l'impero Inca usava per tutti i tipi di compiti di conteggio, come il calcolo delle tasse al censimento, ai suoi 10 milioni di cittadini. Ma secondo gli abitanti di San Juan de Collata, i loro quipus erano più che semplici abachi. Secondo questa comunità, dove si parla ancora una mescolanza di spagnolo e quechua, erano vere epistole create dai capi locali per trasmettere messaggi segreti durante una ribellione contro gli spagnoli alla fine del XVIII secolo.

Ha dato soddisfacenti risultati, alla ricercatrice dell'Università di St. Andrews in Scozia, il lavoro di ricerca, durato anni, nelle comunità andine.

L'uomo di Neanderthal eseguiva compiti di elevata precisione

L'uomo di Neanderthal non era poi così rozzo. Egli possedeva spiccate doti che gli permettevano di eseguire compiti di elevata precisione

Dopo una nuova analisi delle ossa, delle mani e delle braccia dei resti di scheletri Neanderthal si è scoperto che gli individui non dipendevano in realtà principalmente dalla forza nelle loro attività quotidiane.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances,(1) un team internazionale di ricercatori ha stabilito che l'uomo di Neanderthal, scomparso dalla Terra circa 39.000 anni fa, eseguiva compiti di elevata precisione.

Secondo i promotori dello studio, nella documentazione fossile, i risultati mettono in discussione l'interpretazione consolidata del comportamento dell'uomo di Neanderthal e stabiliscono un forte legame tra resti biologici e culturali.

Il team, guidato dal dottor Karakostis Alexandros-Fotios,(2) dell'Università di Tübingen (Germania), ha analizzato le ossa di mani e braccia dei reperti archeologici scoprendo che in realtà questi individui non dipendevano principalmente dalla loro forza fisica nell'espletare le loro attività quotidiane. Essi eseguivano i vari lavori con molta precisione.

Questa scoperta è stata possibile grazie ad un nuovo approccio per indagare e decifrare i piccoli segni che rimangono nei resti scheletrici dei muscoli, delle dita e dei pollici.

E noto che, per molti decenni, lo scheletro degli individui risponde alle forze derivanti dall'uso abituale dei muscoli durante tutta la vita.

Scienziati scoprono fossili di mammiferi del periodo Giurassico con 38 discendenti


Secondo i ricercatori, le dimensioni inusuali della lettiera, così come l'uniformità cranica, supportano l'ipotesi che l'evoluzione verso un cervello fosse la principale forza trainante dello sviluppo dell'attuale sistema di riproduzione dei mammiferi.

Ricercatori statunitensi hanno scoperto fossili di un animale simile a un mammifero adulto, con 38 discendenti, risalenti a 184 milioni di anni fa. Una scoperta che offre un importante apporto per la comprensione dell'evoluzione del sistema riproduttivo di questi animali. La scoperta è stata pubblicata nella versione cartacea della rivista Nature.(1)

Un team dell'Università del Texas ha analizzato in Arizona i resti di un gruppo di esemplari di 'Kayentatherium wellesi', appartenenti ad un gruppo di animali con caratteristiche simili ai mammiferi noti come tritilodontidi.(2)

I mammiferi sono animali la cui progenie si sviluppa nell'utero e viene nutrita con latte dopo la nascita, invece di essere riprodotta da un sistema oviparo.

Quando questa forma di riproduzione fu perfezionata, i mammiferi avevano una progenie sempre meno numerosa. Ci furono dei cambiamenti morfologici nei loro crani per ospitare cervelli più voluminosi. Per gli scienziati non è facile comprendere a fondo questo processo evolutivo dato che in rare occasioni sono stati trovati fossili di giovani individui e dei resti di animali appena nati o di feti.

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