Archeologia

Gli antichi Romani cacciarono anche le balene. Uno studio lo ipotizza

Mosaico romano, Romani, archeologia, balenaSecondo una nuova ipotesi archeologica, basata sulla scoperta di resti di due specie di cetacei estinte, che si trovano tra le rovine di un sito romano dedicato alla lavorazione del pesce a Gibilterra, gli antichi romani andavano a caccia di balene nel Mediterraneo.

I risultati dello studio sono stati analizzati da un gruppo internazionale coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche della Francia. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista 'The Royal Society B'.(1)

Secondo l'analisi del DNA e del collagene i resti archeologici appartengono alla 'balena franca' del nord atlantica (Eubalaena glacialis)(2) e alla balena grigia (Eschrichtius robustus).(3)

“Una scoperta che non ci si attendeva visto che le antiche ossa delle balene sono spesso troppo frammentate per essere riconosciute dalla loro forma. Questi nuovi metodi di ricerca molecolare ci permettono di aprire nuove finestre agli ecosistemi del passato”, ha spiegato l'archeologa Camilla Speller(4) dell'Università di York, nel Regno Unito.

E le sorprese continuano perché fino ad ora il Mar Mediterraneo era sempre considerato al di fuori delle rotte storiche della balena grigia e di quella del Nord Atlantico, ma i resti indicano che questi cetacei avrebbero potuto far parte dell'ecosistema mediterraneo, trovando nella regione un bacino di rifugio per dare alla luce la loro prole.

Studio sui resti del "bambino di Lucy" provano che gli ominidi camminavano poco

La piccola di Lucy e il professor Jeremy DeSilvaSecondo una recente analisi sui resti di un fossile di un giovane ominide con una età stimata inferiore ai tre anni, scoperto nel 2002 a Dikika in Etiopia e popolarmente conosciuto con il nome di “Lucy”, è emerso che i piccoli ominidi del genere “Australopithecus afarensis” passavano la maggior parte del tempo aggrappati alle loro madri o sugli alberi.

In uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances,(1) un gruppo di ricerca dell'università americana Dartmouth College ha concluso(2) che l'usura delle ossa dei piedi dei resti del bambino prova che, nonostante aveva la capacità di camminare, trascorreva poco tempo sul suolo.

Diverse indagini, basate sui resti di “Lucy”, scoperti nel 1974 nella regione di Afar in Etiopia e considerati uno dei più antichi fossili del mondo (3,2 milioni di anni) avevano determinato che “l'Australopiteco” afarensis fu il primo ominide a camminare eretto.

I paleontologi non vedono di buon occhio le aste dei fossili di dinosauro

I paleontologi non vedono di buon occhio le aste dei fossili di dinosauroDi recente i fossili di uno scheletro di un dinosauro carnivoro sono stati messi all'asta a Parigi per una cifra di 2,36 milioni di dollari. Anche se queste aste sono legali - negli Stati Uniti si stabilisce che i fossili trovati nella proprietà privata appartengono al proprietario il quale ne può disporre come meglio crede - il fatto non smette di preoccupare i paleontologi, che non hanno le risorse per comprare i fossili messi in vendita in aste private.

"Un'asta serve per ottenere il prezzo più alto possibile per qualcosa", ha detto P. David Polly,(1) (2) presidente della Society of Vertebrate Paleontology (SPV),(3) e professore di geologia sedimentaria presso l'Indiana University,(4) LiveScience.(5) "E, in generale, anche i grandi musei non hanno un budget per comprare esemplari".

Generalmente gli istituti di ricerca spendono circa 10 mila dollari per scavi di grandi dimensioni. Questo importo serve agli scienziati per coprire le spese di viaggio, eseguire lo scavo e preparare i fossili trovati.

Quel bilancio è lontano dai 2,36 milioni di dollari in cui è stato venduto il dinosauro.

Un altro problema è che i proprietari terrieri potrebbero iniziare a vedere i fossili come un business.

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