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Cowspiracy, il docufilm sull'allevamento intensivo animale

Cowspiracy: il Segreto della Sostenibilità - LibroIl vero volto dell’industria più distruttiva di tutti i tempi

Il lungometraggio Cowspiracy, prodotto da Leonardo DiCaprio, ha vinto numerosi premi, tra cui l’Audience Choice Award al 2015 South African Eco Film Festival e il Best Foreign Film Award alla 12° edizione del Festival de films de Portneuf sur l’environnement.

Sta scuotendo le coscienze degli spettatori di tutto il mondo, mostrando la connessione tra allevamenti intensivi, deforestazione, produzione di gas serra, distruzione della foresta pluviale con la conseguente estinzione delle specie indigene e del loro habitat, erosione del manto terrestre e inquinamento idrico.

Il segreto della sostenibilità è il saggio scritto dai registi del lungometraggio, di cui riprende i temi arricchendoli di nuovi contenuti, con:

  • Le testimonianze complete dei personaggi intervistati (Will Anderson di GreenPeace, Lisa Agabian di Sea Shepherd, gli scrittori Michael Pollan e Will Tuttle...).
  • Statistiche e informazioni aggiornate.
  • Un’analisi degli interessi economici dietro al business dell’allevamento animale e delle ragioni per cui le principali organizzazioni ambientaliste mondiali hanno paura di parlarne.
  • Consigli per adottare uno stile di vita vegan, a partire dall’alimentazione.
  • Strategie per ridurre la propria impronta ecologica sul pianeta.

Paolo Barnard: centinaia di milioni di rifugiati climatici

Migranti climatici«Se pensate che i migranti di oggi siano un problema, non avete ancora visto nulla. E questo lo dico con un rispetto angosciante per le stragi nel Mediterraneo», afferma Paolo Barnard.

«Vi sembrano troppi 1 milione di arrivi via mare in Europa nel 2015? Ce ne sono 300 milioni in India che prima o poi partiranno. Dieci milioni in Bangladesh, come minimo. E in Africa del nord e Sahel le stime sono talmente alte che gli esperti non sanno quantificarle oggi».

E cosa spingerà questo tsunami di migranti inimmaginabile verso di noi? La guerra?

«No, è la causa secondaria», come la povertà?

Il vero motivo – che porta con sé guerra e fame – è un altro: il cambiamento climatico. «È provato oltre ogni dubbio», scrive Barnard sul suo blog. «Basta sfogliare le relazioni presentate all’Accordo di Parigi sul Clima nel dicembre 2015, e i dati sono tutti lì. E sono orrore liquido».

Perfino in Siria, il “climate change” viene prima – molto prima – del conflitto, come causa di esodo. È «il vero inizio della crisi demografica» in quel martoriato paese. Crisi climatica, innanzitutto, «che poi ha alzato le tensioni per sfociare in guerra».

Obama, premio Nobel per la Pace 2009, è in guerra in almeno 5 paesi

Obama, premio Nobel per la Pace 2009, è in guerra in almeno 5 paesiI due principali candidati alla presidenza americana, così come i giornalisti che coprono l'elezione e moderano i dibattiti, stanno attivamente cospirando per evitare di parlare del fatto che gli Stati Uniti sono in guerra in almeno cinque paesi contemporaneamente: Iraq, Siria, Yemen, Libia e Somalia scrive Damon Linker su The Week.

Nei primi due dibattiti presidenziali, il coinvolgimento statunitense nella guerra civile siriana è stato brevemente discusso, così come in termini vaghi si è parlato dell'ISIS e dell'accordo nucleare con l'Iran e del ruolo della Russia in Europa orientale e in Medio Oriente; della Libia, invece, si è parlato principalmente al passato, concentrandosi sull'intervento del 2011 nel deporre Muammar Gheddafi e il successivo attacco alle strutture governative americane a Bengasi un anno più tardi.

Ma il ruolo americano nel “consigliare” l'esercito iracheno “a poche miglia dietro le linee del fronte” mentre combatte per riprendere il territorio controllato dall'ISIS?

La “guerra segreta” contro i militanti di Al Shabab in Somalia?

Il supporto all'Arabia Saudita nella sua campagna nello Yemen? Gli attacchi aerei sulla città di Sirte sulla costa libica?

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