Scienza

Mappare un albero genealogico per un cibo migliore

Mappare un albero genealogico per un cibo migliore

I test genetici per mappare un albero genealogico, sviluppati dagli scienziati dall'Università del Missouri (MU), potrebbero aiutare a concepire nuove diete più sane.

I test genetici umani si sono evoluti negli ultimi decenni, consentendo alle persone di trovare i loro antenati e persino determinare percentuali specifiche del loro patrimonio. Come per i progressi nei test genetici umani, recentemente divulgati dalle organizzazioni commerciali, che hanno permesso alle persone di comprendere meglio i loro antenati, gli scienziati sono ora un passo avanti verso la determinazione di un albero genealogico genetico per le verdure collegando la biologia con l'informatica.

Makenzie Mabry, dottoranda in scienze biologiche, spiega: “l'addomesticamento delle piante - il processo di adattamento delle piante selvatiche per uso umano - è avvenuto molto tempo fa prima che venissimo a conoscenza della genetica. Inizialmente nelle piante selvatiche esiste un grande bacino di geni e l'addomesticamento utilizza solo alcuni di questi geni. Pertanto, spesso ci perdiamo altri possibili geni che potrebbero essere migliori di quelli attuali. Identificando gli antenati delle nostre piante domestiche, possiamo fare il salto evolutivo e tornare indietro nel tempo per determinare i geni che inizialmente non erano stati selezionati nell'addomesticamento - geni che potrebbero portare a piante più sane o più nutrienti o adattate a climi diversi – e aggiungerli alle nostre attuali piante.”

Nel nuovo studio, pubblicato si Nature Communications, (1) un team di scienziati guidati dall'Università del Missouri ha sfidato le teorie precedenti sulle origini di tre verdure - colza, rutabaga e cavolo siberiano - mappando l'albero genealogico genetico di queste verdure a foglia verde.

Particelle alfa nei plasmi a fusione elicoidale

Particelle alfa nei plasmi a fusione elicoidale

Dimostrazione della capacità di confinamento delle particelle alfa nei plasmi a fusione elicoidale

Un team di scienziati esperti sulla fusione è riuscito a dimostrare che gli ioni energetici con energia nella gamma dei mega volt di elettroni (MeV) sono per la prima volta limitati in un plasma nei sistemi elicoidali. Ciò promette il confinamento delle particelle alfa (ione elio) necessario per realizzare l'energia di fusione in un reattore elicoidale.

La reazione deuterio-trizio in un plasma ad alta temperatura verrà utilizzata in futuro nei reattori a fusione. Le particelle alfa con energia di 3,5 MeV sono generate dalla reazione di fusione. Le particelle alfa trasferiscono la loro energia al plasma e questo riscaldamento delle particelle alfa sostiene le condizioni del plasma ad alta temperatura richieste per la reazione di fusione. Per realizzare un tale plasma, che si chiama plasma che brucia (burning plasma), gli ioni energetici nell'intervallo MeV devono essere confinati in modo superiore nel plasma.

Le simulazioni numeriche hanno predetto i risultati favorevoli del confinamento di ioni MeV in un plasma in sistemi elicoidali che hanno il vantaggio di un funzionamento a regime stabile rispetto ai sistemi tokamak. Tuttavia, la dimostrazione del confinamento di ioni MeV mediante esperimento non era stata riportata.

Recentemente, lo studio, pubblicato su Nuclear Fusion, (1) è stato notevolmente avanzato dall'esperimento di confinamento ionico MeV eseguito nell'operazione al deuterio del dispositivo elicoidale grande ( Large Helical Device - LHD), di proprietà del National Institute for Fusion Science (NIFS), National Institutes of Natural Sciences (NINS), in Giappone.

Auto più sicure ma non per le donne

Auto più sicure ma non per le donne

Studio: le nuove auto sono più sicure, ma le donne hanno maggiori probabilità di subire lesioni.

Le auto costruite nell'ultimo decennio hanno dimostrato essere più sicure rispetto ai modelli più vecchi, anche nei tipi più comuni di incidenti come le collisioni frontali. Tuttavia, un nuovo studio, condotto dai ricercatori del Center for Applied Biomechanics (1) dell'Università della Virginia, dimostra che le donne, che indossano le cinture di sicurezza, hanno significativamente più probabilità di subire lesioni rispetto alle loro controparti maschili.

Le occupanti dotate di cintura hanno il 73% di probabilità in più di essere gravemente ferite in incidenti stradali frontali rispetto ai maschi con cintura (dopo aver controllato la gravità della collisione, l'età dell'occupante, la statura, l'indice di massa corporea e l'anno del modello del veicolo). La differenza di rischio è maggiore per le lesioni alle estremità inferiori, ma si verifica anche con molti altri tipi di lesioni.

Il dottor Jason Forman, uno scienziato del Center for Applied Biomechanics dell'UVA's School of Engineering and Applied Science, ha affermato: “fino a quando non capiremo i fattori biomeccanici fondamentali che contribuiscono ad aumentare il rischio di lesioni per le donne, saremo limitati nella nostra capacità di comprendere a fondo la problematica. Ciò richiederà notevoli sforzi e, a mio avviso, l'amministrazione nazionale per la sicurezza del traffico autostradale non dispone delle risorse necessarie per affrontare questo problema.”

Inoltre, gli occupanti dei veicoli di età pari o superiore a 66 anni continuano a essere particolarmente sensibili alle lesioni toraciche, probabilmente derivanti dall'aumentata fragilità della cassa toracica con l'età avanzata.

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