Energie sottili

Professore William Tiller: noi siamo esseri spirituali abitiamo in un bio corpo

Per Tiller siamo tutti spiriti che vivono un'esperienza fisica. Siamo il prodotto dei nostri pensieri e azioni nel simulatore che è l'Universo.

I filosofi pitagorici ritenevano che il corpo fosse la prigione dell'anima; la religioni, poi, nel corso dei secoli hanno affermato con forza la componente spirituale dell'essere umano.

In epoca contemporanea, anche la scienza si sta spingendo oltre i confini del corporeo per cominciare ad esplorare, nell'abito della fisica quantistica, la possibilità che la coscienza umana sia una realtà sussistente indipendente dal corpo. Molte persone descrivono il professor William A. Tiller(1) come uno scienziato in anticipo sui tempi.

Professore emerito di Scienza e Ingegneria dei Materiali presso la Stanford University,(2) Tiller si è guadagnato la sua reputazione accademica per il suo lavoro scientifico nel campo della cristallizzazione. Ma le sue riflessioni più intriganti fanno riferimento a idee che vanno molto al di là delle teorie scientifiche convenzionali sulla natura della coscienza umana: egli ipotizza l'esistenza di energie sottili che vanno al di là delle quattro forze fondamentali, le quali lavorano in concerto con la coscienza umana. Tiller, le cui idee sono contenute sul sito web della sua fondazione, è convinto che la nostra mente e le nostre emozioni possono evolvere al punto tale da poter influenzare la nostra vita quotidiana, fino amodificare fisicamente la realtà. Certamente, si tratta di idee che affondano nella teoria quantistica della realtà, una vera e propria sfida per la comunità scientifica ortodossa.

I pensieri possono cambiare la realtà?

Tiller considera noi esseri umani come esseri spirituali rivestiti di un bio-corpo e con enormi poteri di cui non siamo consapevoli. Il professore ritiene che la nostra coscienza sia un sottoprodotto che viene a generarsi quando lo spirito entra nella materia densa.

Mondi paralleli: viviamo in versioni multiple di noi stessi

Il modo in cui percepiamo la nostra realtà è cruciale. Ci potrebbe essere un Universo in cui esisti o sei esistito attraverso la stessa cronologia storica.

Non siamo ancora in grado di dare una definizione significativa della realtà – sia la nostra o meno – ma possiamo essere certi di alcuni modi in cui sperimentiamo la realtà o le realtà.

Uno degli aspetti più elementari, che in qualche modo può essere visto come un problema, è che ci prendiamo la nostra esperienza della realtà come fondamentalmente vera e assoluta. Tranne nei casi in cui pensiamo che stiamo perdendo la testa, non ci interroghiamo sulla nostra realtà e noi di certo non la percepiamo come relativa – cioè, una sola realtà da un numero più o meno infinito di alternative.

Questo è il modo in cui stiamo cognitivamente cablati e in un certo modo rende un senso funzionale ed evolutivo.

Abbiamo bisogno di dare un senso al nostro ambiente esterno avendo più o meno stabili schemi di come percepiamo la realtà. Anche se è giusto apprezzare questo fatto oggettivamente da un punto di vista distaccato, il problema è che la maggior parte di noi sono soggettivamente portati a credere che ciò che vedono è quello che ottengono senza fare mai domande.

LA TRAGEDIA DI ESSERE BLOCCATI IN UNA REALTÀ ASSOLUTA

Il modo in cui percepiamo la nostra realtà è cruciale e fondamentale per la nostra vita e la sopravvivenza stessa sia individuale che collettiva. I conflitti, la guerra e i genocidi sono nati al di fuori dell’interpretare la realtà attuale secondo le proprie ideologie, credenze e fatti storici intrecciati, non importa quanto irrazionali o folli siano.

Vivere con coerenza e sincerità è la via della Gioia

amore, felicitàUn’autentica evoluzione spirituale implica la capacità di vivere, pienamente e armonicamente, la propria esistenza in questo mondo.

Vivendo con coerenza e sincerità, rispettando e accettando i propri limiti e i propri tempi di maturazione, si procede anche sul cammino della Luce senza perdere tempo. Quando Baba Bedi (padre dell’attore Kabir Bedi, noto in Italia soprattutto per aver interpretato il personaggio di Sandokan, il pirata malese creato dallo scrittore veronese Emilio Salgari) parlava di realizzazione non si riferiva solo al raggiungimento dell’unione cosciente con il Divino, ma innanzitutto a quelle azioni che rendono la quotidianità della nostra vita piena di soddisfazione e di gioia. La parola realizzazione viene oggi invece usata in modo ambiguo. Infatti, si sente spesso dire che una persona è realizzata quando ha raggiunto la totale illuminazione, cioè quando ha sperimentato l’Essenza divina in sé.

Questa definizione di realizzazione non è sbagliata, ma si riferisce solo al raggiungimento dello stadio finale, saltando a pie’ pari tutte le fasi intermedie. Induce quindi molte persone a sottovalutare l’importanza della vita materiale, e spesso a penalizzare il benessere psicofisico per focalizzarsi esclusivamente sull’evoluzione spirituale.

Chi cerca di perseguire l’illuminazione senza aver imparato a vivere armonicamente e totalmente la quotidianità della vita, compie lo stesso errore di chi volesse raggiungere l’ultimo piano di un grattacielo compiendo balzi sempre più alti, senza attraversare via via i piani intermedi. Un simile comportamento, a volte, può essere causa di gravi turbe psichiche o di seri problemi fisici, e nella migliore delle ipotesi, è fonte di profonde insoddisfazioni e scoraggiamenti, dovuti ai molti anni di sacrifici infruttuosi, oppure è la matrice di varie forme di presunzione e di auto-esaltazione.

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