Edoardo Capuano

Direttore e fondatore della testata ECplanet.

La migrazione delle tartarughe giganti

Con i cambiamenti climatici le tartarughe giganti migrano ma non usano le attuali condizioni ambientali per cronometrare la loro migrazione stagionale

Le tartarughe giganti migrano imprevedibilmente di fronte ai cambiamenti climatici. A differenza di molte specie migratorie, le tartarughe giganti delle Galapagos non usano le attuali condizioni ambientali per pianificare la loro migrazione stagionale.

Le tartarughe giganti delle Galapagos, a volte chiamate 'Giardiniere delle Galapagos', sono creature abitudinarie. Nella stagione fredda e asciutta, gli altopiani delle pendici del vulcano vengono avvolti da banchi di nuvole che consentono alla vegetazione di crescere nonostante la mancanza di pioggia. Sulle pendici più basse c'è solitamente uno spesso strato di nebbia e la vegetazione non è disponibile tutto l'anno. Le tartarughe adulte trascorrono quindi la stagione secca nei luoghi situati in altitudine per poi ritornare nelle zone più basse, relativamente più calde, dove c'è una vegetazione abbondante e nutriente, quando inizia la stagione delle piogge.

Le tartarughe spesso percorrono le stesse rotte migratorie per molti anni con l'obiettivo di trovare il luogo più adatto per le loro esigenze. La tempistica di questa migrazione è essenziale per mantenere alti i loro livelli di energia. Il cambiamento climatico potrebbe interrompere la capacità di una tartaruga di migrare al momento giusto.

In un articolo pubblicato dalla rivista Ecological Society of America, (1) viene narrato l'utilizzo, da parte dei ricercatori, del GPS per tracciare i tempi e gli schemi della migrazione delle tartarughe nell'arco di diversi anni.

“Avevamo tre obiettivi principali nello studio”, spiega il dottor Guillaume Bastille-Rousseau, (2) autore principale dell'articolo. “Uno, determinare se le tartarughe adattano il loro tempo di migrazione alle attuali condizioni ambientali. Due, se sì, quali indizi usano per regolare i tempi. Tre, quali sono le conseguenze energetiche del loro disadattamento della migrazione?”

La sincronicità dei batteri delle barriere coralline

I batteri presenti nell'acqua, in prossimità delle barriere coralline, mutano radicalmente nel corso della notte rispetto al giorno

Nei ritmi giorno-notte i batteri mutano negli ecosistemi della barriera corallina.

Negli ecosistemi delle barriere coralline, tra coralli sassosi, fronde di alghe e banchi di pesci, i microrganismi sono essenziali per riciclare i nutrienti - trasformando frammenti di materia organica in forme di azoto e fosforo che sono utili agli organismi fotosintetici.

Uno studio, pubblicato recentemente su Nature Communications, (1) svolto da ricercatori della San Diego State University (SDSU), dell'Università di Hawaii a Manoa, dello Scripps Institution of Oceanography e di altre istituzioni scientifiche, ha accertato che i batteri presenti nell'acqua, sovrastante le barriere coralline, mutano radicalmente nel corso della notte. Inoltre, come se queste comunità fossero tutte al corrente dello stesso programma, questi cambiamenti risultano sincronizzati tra barriere coralline distanti fra loro centinaia di chilometri.

“Le indagini sui ritmi giorno-notte dei processi della barriera corallina sono necessarie per comprendere, a livello olistico, i ruoli funzionali dei microbi in questi ecosistemi”, ha detto Linda Wegley Kelly, (2) assistente supplente alla ricerca presso la San Diego State University (SDSU) e autrice principale dello studio.

Nel 2013, un team internazionale di ricercatori ha effettuò una crociera verso le Southern Line Islands, (3) un arcipelago remota di isole equatoriali a sud delle Hawaii, per misurare una serie di processi della barriera corallina. A mezzanotte, per evitare i rischi della navigazione e delle immersioni di notte, un campionatore autonomo fu progettato con lo scopo di raccogliere un campione d'acqua appena sopra la barriera corallina. Raccogliendo campioni in questo modo, i ricercatori misurarono, in numerosi siti, i cambiamenti nella chimica dell'acqua e i tipi di microbi presenti nelle ore notturne per confrontarli con le rilevazioni fatte nelle ore diurne. Il team utilizzò strumenti di genomica per mostrare come questi cambiamenti della comunità determinano i processi microbici nelle barriere che si differenziano tra il giorno e le notte.

Pazienti oncologici attratti dalle terapie alternative

Questa scoperta medica richiama una particolare attenzione sulle abitudini dei pazienti oncologici verso le terapie alternative a base di integratori

Una ricerca suggerisce che un terzo di persone con una diagnosi di cancro utilizza terapie complementari e alternative come meditazione, yoga, agopuntura, fitoterapia e integratori.

A scoprire questa tendenza è stata la dottoressa Nina Sanford (1) dell'UT Southwestern Medical Center. Questa scoperta richiama una particolare attenzione sulle abitudini dei pazienti oncologici verso queste terapie alternative. La dottoressa Nina Sanford è un capo assistente di Radioterapia Oncologica (2) specializzata in trattamenti per il cancro del tratto gastrointestinale. Stando all'analisi dei dati del Centers for Disease Control and Prevention’s National Health Interview Survey, gli integratori a base di erbe erano la medicina alternativa più comune con la chiropratica o la manipolazione osteopatica. Su base statistica è risultata essere la seconda scelta più comune. Le scoperte della ricercatrice sono state pubblicate sulla rivista JAMA Oncology.

“I pazienti più giovani hanno maggiori probabilità di scegliere medicine complementari e alternative. Le donne erano più propense rispetto agli uomini, ma non pensavo a un numero così elevato di pazienti che hanno preferito non dire nulla al proprio medico”, ha detto la dottoressa Nina Sanford riferendosi alla percentuale del 29% delle persone che usano la medicina alternativa ma hanno sottaciuto questa loro scelta ai propri medici curanti. Molti intervistati hanno dichiarato di non aver detto nulla perché i loro medici non hanno chiesto o erano convinti che i loro medici non avessero bisogno di sapere.

La dottoressa mette in guardia coloro che fanno queste scelte senza dire nulla ai propri medici curanti. Ella avverte che gli ingredienti contenuti in questi integratori potrebbero non essere compatibili con le terapie mediche convenzionali: “Consiglierei ai pazienti di evitare di usarli quando si sottopongono alle radiazioni perché probabilmente determinati integratori potrebbero interferire con il trattamento. In particolare, c'è la preoccupazione che alti livelli di antiossidanti possano rendere le radiazioni meno efficaci”.

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