Booking.com

Edoardo Capuano

Direttore e fondatore della testata ECplanet.

Neurostimolatore wireless per i disturbi neurologici

Il nuovo neurostimolatore WAND funziona come un pacemaker per il cervello. Effettua trattamenti mirati ai pazienti affetti da epilessia e Parkinson

Un nuovo neurostimolatore sviluppato dagli ingegneri dell'UC Berkeley può percepire e stimolare la corrente elettrica nel cervello allo stesso tempo, offrendo trattamenti mirati ai pazienti con malattie come l'epilessia e il Parkinson.

Il dispositivo, chiamato WAND, funziona come un “pacemaker per il cervello”, controlla l'attività elettrica del cervello fornendo una stimolazione elettrica nel momento in cui rileva qualcosa di anomalo.

Questi dispositivi possono essere estremamente efficaci per prevenire tremori o convulsioni debilitanti in pazienti con una varietà di condizioni neurologiche. Gli impulsi elettrici che precedono un attacco o un tremore possono essere estremamente deboli. Per prevenire questi disturbi neurologici la frequenza e la forza della stimolazione elettrica richieste devono essere particolarmente mirate.

I precedenti dispositivi offrivano un trattamento ottimale solo dopo anni di piccoli aggiustamenti da parte dei medici. 'WAND' (Wireless Artifact-free Neuromodulation Device) è un dispositivo wireless autonomo: nel momento in cui riconosce i segni del tremore o delle convulsioni, ha la capacità di regolare autonomamente i parametri di stimolazione che inibiscono i movimenti indesiderati. Questo dispositivo a circuito chiuso può stimolare e registrare simultaneamente, ma anche regolare i parametri in tempo reale. 'WAND' può registrare l'attività elettrica su 128 canali o da 128 punti nel cervello. Un coefficiente molto elevato se si considera che i tradizionali sistemi a circuito chiuso si basano su otto canali. Per dimostrare il dispositivo, il team ha utilizzato 'WAND' per riconoscere e ritardare i movimenti specifici del braccio nei macachi Rhesus. Il dispositivo è descritto in uno studio apparso in Nature Biomedical Engineering.(1)

La dottoressa Rikky Muller,(2) una assistente professoressa di ingegneria elettronica e scienze informatiche a Berkeley spiega: “Il processo per trovare la giusta terapia di un paziente è estremamente costoso e può richiedere anni. Una significativa riduzione dei costi e della durata può potenzialmente portare a risultati e accessibilità notevolmente migliorati. Vogliamo consentire al dispositivo di capire qual è il modo migliore per stimolare un dato paziente a dare i migliori risultati. E puoi farlo solo ascoltando e registrando i segnali neurali.”

Le emissioni di cloroformio in Asia sfavoriscono il recupero dell'ozono

Una nuova minaccia per il recupero dello strato di ozono è il cloroformio, un composto utilizzato nella produzione di prodotti come Teflon e vari refrigeranti

All'inizio di quest'anno, le Nazioni Unite hanno annunciato che lo strato di ozono, che protegge la Terra dalle dannose radiazioni ultraviolette del sole e che è stato gravemente impoverito da decenni di sostanze chimiche prodotte dalle attività umane, è sulla strada della ripresa.

La drammatica inversione di tendenza è un risultato diretto dei regolamenti stabiliti dal Protocollo di Montreal del 1987, un trattato globale in base al quale quasi tutti i paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, hanno agito con successo per vietare la produzione di clorofluorocarburi (CFC), i principali agenti dell'ozono esaurimento. Come risultato di questo sforzo internazionale, le Nazioni Unite prevedevano che lo strato di ozono poteva ristabilirsi completamente entro la metà del secolo.

Ma un nuovo studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), pubblicato oggi sulla rivista Nature Geoscience,(1) identifica una nuova minaccia per il recupero dello strato di ozono: il cloroformio, un composto incolore e dall'odore tenue che viene utilizzato principalmente nella produzione di prodotti come Teflon e vari refrigeranti.

I ricercatori, tra cui scienziati dell'Università di Bristol, hanno scoperto che tra il 2010 e il 2015 le emissioni e le concentrazioni di cloroformio nell'atmosfera sono aumentate in modo significativo. Essi hanno individuato la fonte di queste emissioni nell'Asia orientale, dove sembra che la produzione di prodotti derivati dal cloroformio sia in aumento. Se le emissioni di cloroformio continuano ad aumentare, i ricercatori prevedono che il recupero dello strato di ozono potrebbe essere ritardato di 4-8 anni.

Il coautore Ronald G. Prinn ,(2) professore di Scienze Atmosferiche presso il MIT della TEPCO, ha dichiarato: “Il recupero dell'ozono non è così veloce come si sperava, e dimostriamo che il cloroformio rallenterà ulteriormente.”

Il ghiaccio della Groenlandia rilascia tonnellate di metano nell'atmosfera

Lo strato di ghiaccio della Groenlandia emette tonnellate di metano, dimostrando che l'attività biologica subglaciale influisce molto sull'atmosfera

Secondo un nuovo studio lo strato di ghiaccio della Groenlandia emette tonnellate di metano, dimostrando che l'attività biologica subglaciale influisce molto più sull'atmosfera di quanto si pensasse in precedenza.

Un team internazionale di ricercatori guidati dall'Università di Bristol si è accampato, nella stagione estiva, per tre mesi vicino alla calotta glaciale della Groenlandia con lo scopo di effettuare un campionamento dell'acqua in disgelo proveniente da un grande bacino ghiacciato (600 km2).

Come riportato dalla rivista Nature,(1) utilizzando nuovi sensori per misurare in tempo reale il metano nel deflusso dell'acqua in disgelo, il team ha constato che il gas fuoriusciva in continuazione da sotto il ghiaccio. I dati suggeriscono che almeno sei tonnellate di metano sono state trasportate nel loro sito di misurazione da questa zona ricoperta di ghiaccio, all'incirca l'equivalente del metano rilasciato da un massimo di 100 mucche.

La professoressa Jemma Wadham,(2) direttore del Cabot Institute for the Environment(3) di Bristol, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato: “importante è stato scoprire che gran parte del metano prodotto sotto il ghiaccio probabilmente
sfugge alla Groenlandia in grandi e veloci fiumi prima che possa trasformarsi in CO2, un destino che ne riduce naturalmente il potenziale di riscaldamento globale.”

Pagine