Banche

La piazza finanziaria di Singapore sta sostituendo quella Svizzera

SingaporeSingapore starebbe letteralmente facendo le scarpe alla Svizzera.

L'efficienza e la fama della piazza finanziaria asiatica stanno facendo il giro del mondo, tanto che molti preferiscono emigrare a est spaventati da un segreto bancario elvetico sempre più vacillante.

A sposare questa teoria è Jim Rogers, fondatore insieme a George Soros di Quantum Fund, che ha espresso la sua opinione in un'intervista rilasciata a “Fusion Market Site” sull'evoluzione dei centri finanziari off-shore.

Secondo Rogers, Singapore rappresenta “la piazza in più rapida crescita dei prossimi dieci anni, lasciando alla Svizzera di che pensare”. A detta del noto investitore, il valore aggiunto di Singapore risiederebbe in una serie di fattori: le basse imposte sul reddito, alti incentivi al risparmio, grande attrattività sia dal punto di vista dei grandi capitali, che del mercato del lavoro accentrando verso di sé i migliori professionisti della finanza internazionale.

È ovvio come il paese asiatico stia sfruttando a suo vantaggio le difficoltà politiche, economiche e fiscali che centri come, per esempio, Svizzera e Cipro stanno attualmente vivendo per potenziare al meglio le proprie performance.

Piergiorgio Gawronski: stampare denaro, o l’Italia sarà distrutta

Stampa EuroIl rapporto Istat appena uscito prefigura un crollo di civiltà: la percentuale di concittadini in stato di «grave deprivazione» vola al 14,7. In soli sei anni il Pil pro capite è sceso dell’11,5%; nella graduatoria internazionale l’Italia passa dal 31°al 45°posto.

Anche il futuro è stato ipotecato: calano infatti la ricchezza (-12%), gli investimenti pubblici (dal 4 al 2,9% del Pil), la capacità produttiva (-16% nell’industria), gli studenti universitari (-17%); crescono il debito pubblico, il debito estero netto (28% del Pil, sul quale l’Italia paga 12 miliardi di interessi l’anno), i giovani senza lavoro (57% fra disoccupati e scoraggiati).

Perciò è essenziale a questo punto dire la verità.

La crisi non dipende dai nostri vizi storici, bensì – lo dicono i dati – da uno straordinario, diffuso timore di spendere i soldi.

Per uscirne non è perciò necessario «cambiare gli italiani» o la struttura economica: la depressione della domanda, notoriamente, si cura sostenendo crisila domanda. Terapia tutt’altro che difficile: basta spendere soldi; e i soldi… si stampano. Ma noi abbiamo consegnato le leve macroeconomiche all’Europa. E i trattati europei – concepiti per combattere l’inflazione (l’eccesso di domanda) – offrono ai liberisti europei un inopinato potere di veto su tutto ciò che di significativo si potrebbe e si dovrebbe fare. Perciò resta il problema di fondo, «noto e così riassumibile: l’Italia deve rimanere credibile sul terreno dei conti pubblici, ma deve dare prova concreta di discontinuità in chiave pro crescita» (Guido Gentili).

La Deutsche Bundesbank difende i pagamenti in contanti

BanconotePagare un acquisto in contanti è una delle cose più normali della vita quotidiana. La banca di Germania ha organizzato un convegno in difesa del cash. In Italia però le banche demonizzano e ne ostacolano l'uso. Perché sono i soli che non lucrano nulla. Leggi “l'indecenza delle banche”, Opinione di Beppe Scienza.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Blog di Beppe Grillo - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

“Comprare qualcosa, pagando con banconote o monete è una delle cose più normali di questo mondo. Eppure in Italia c'è chi vuole farlo passare per un comportamento addirittura incivile. Si veda Giovanni Sabatini, direttore dell'associazione delle banche italiane (ABI), con la ridicola tesi che la lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà”. Chiaramente straparla, per nascondere una verità ben diversa: le banche guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti.

Per questo vogliono colpevolizzare chi li usa. Con le carte di credito, bancomat ecc. lucrano le provvigioni addebitate ai negozianti, le commissioni sui movimenti di conto corrente, gli interessi (fino al 24,9% annuo) sulle carte di revolving ecc. Inoltre costringono la gente a tenere i soldi sul conto, senza corrispondergli praticamente nessun interesse.

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