Banche e potere

L’Italia è senza vie d'uscita ma rimane sempre una terra di conquista

Frecce TricoloreL’Italia obbedisce, da decenni, a “padroni” stranieri: americani, inglesi, francesi. L’ultimo capitolo, quello del Britannia, tra le macerie di Mani Pulite: via libera alla grande privatizzazione del paese, smantellando quello che ne era stato il principale volano economico, l’industria pubblica.

Esecutori: Prodi, Amato, D’Alema, Ciampi, Padoa Schioppa. Ma l’ordine era partito dall’alto, dai dominus internazionali che, per gli affari “regionali”, potevano puntare su affiliati di ferro come Mario Draghi e Giorgio Napolitano. Via i ladri di Tangentopoli: al loro posto, obbedienti servitori per il progetto di sottomissione denominato Unione Europea, che si avvale della politica di rigore indotta dall’euro e imposta a tutti, tranne a banche e multinazionali.

Austerity che trasforma lo Stato in una periferia indigente, senza più sovranità, costretta a elemosinare tasse sempre più soffocanti, col risultato – scontato – di deprimere l’economia: meno consumi, meno lavoro, meno reddito, erosione dei risparmi, crisi e disoccupazione dilagante, tagli a pensioni e sanità, svendita del patrimonio pubblico. E soprattutto: assenza di futuro, mancanza di alternative all’agonia di un paese da cui i giovani scappano, non si sposano più, non fanno più figli.

È il rimbalzo europeo dell’ondata neoliberista cavalcata da Reagan e Thatcher negli anni ‘80, cui – secondo un economista come Nino Galloni – l’Italia si allineò prontamente, staccando il “bancomat” di Bankitalia (allora retta da Ciampi) dal Tesoro, cui era ministro Andreatta, un pioniere delle privatizzazioni.

Zygmunt Bauman: l’umanità si è fatta soggiogare dall'élite

«Le opere di Bauman, che, per quanto fortunate editorialmente, sono state cibo per pochi, purtroppo, sono un tesoro cui attingere per comprendere le ingiustizie del tempo presente, denunciarle, e se possibile, combatterle». Così Angelo d’Orsi ricorda su “Micromega”, all’indomani della sua scomparsa, il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, massone progressista e celebrato teorico della “società liquida”: «Il messaggio che ci affida è appunto di non smettere di scavare sotto la superficie luccicante del “mondo globale”, come ce lo raccontano media e intellettuali mainstream, che non solo hanno rinunciato al ruolo di “legislatori”, trasformandosi compiutamente in meri “interpreti”, ossia tecnici, ma sono diventati laudatores dei potenti».

Nato a Poznan nel 1925, Bauman aveva attraversato il “tempo di ferro e di fuoco” dell’Europa fra le due guerre, «tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo». Di origine ebraica, «si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano». Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, fino alla “scoperta” di un grande italiano, Antonio Gramsci, «che lo aveva aiutato a leggere il mondo con occhi nuovi», rispetto alla vulgata marxista-leninista e alle scienze sociali angloamericane.

Bauman aveva studiato sociologia a Varsavia, con maestri come Stanislaw Ossowski, prima di trasferirsi in Israele, all’università di Tel Aviv, e quindi a Leeds, in Inghilterra dove insegnò per decenni.

L'India elimina il contante. Seguiranno Europa e Australia

EuroDopo l’India anche l’Australia dovrebbe togliere dalla circolazione le banconote di grossa taglia. È l’opinione degli analisti di Ubs, promotori di una guerra ai contanti sempre più globale. Nel paese asiatico l’abolizione delle banconote ha scatenato il caos, ma questo non ha impedito alla banca svizzera di suggerire ad altri paesi di seguire le orme del governo indiano.

Corsa agli sportelli, crollo della rupia indiana, incertezza economica e proteste in strada: sono questi gli effetti che ha ottenuto il governo imponendo il divieto sulle banconote da 500 e 1000 rupie. Le banconote eliminate rappresentano ben l’80% del denaro in circolazione. Si può intuire le difficoltà recate alle banche e la confusione creata tra la popolazione.

Caos totale in India: Australia e Europa le prossime

Presto sono scene che potremmo vedere anche in Europa. Nella speranza di riuscire a scambiare le banconote vietate, da quattro giorni centinaia di migliaia di persone hanno passato delle ore in fila alle filiali delle banche. Ma metà dei 202.000 sportelli bancomat del paese sono rimasti fuori uso venerdì scorso. Il weekend è stato un incubo per i clienti delle banche che volevano cambiare i loro soldi.

“C’è il caos ovunque”, dice a Reuters il primo ministro di New Delhi Arvind Kejriwal.

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