Infanzia

L'intera generazione di bambini siriani è in pericolo. Fermiamo questa atrocità!

Bambini sirianiDa due anni i bambini e le bambine della Siria stanno subendo sofferenze terribili. Giovani vite lacerate, in lutto, tormentate, smarrite: la situazione dei bambini è l’atrocità taciuta di questo conflitto. Oltre ai pericoli fisici della guerra, un numero elevato di bambini in Siria sono a rischio crescente di malattie, malnutrizione e gravi traumi.

Molti bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case, affrontando enormi difficoltà per trovare cibo sufficiente per sfamarsi e senza poter essere curati se malati o feriti.

Per alcuni l'unico rifugio disponibile è rappresentato da parchi, fienili o addirittura grotte; quelli che sono riusciti a fuggire nei paesi vicini vivono in rifugi di fortuna, edifici fatiscenti o in campi sovraffollati, dove il cibo, le medicine e l’acqua sono sempre più scarsi.

Stiamo assistendo alla distruzione dell'infanzia in Siria. Se non si interviene subito infatti, i danni subiti a livello fisico e mentale comprometteranno irreparabilmente un’intera generazione di bambini. L’impatto potrebbe avere conseguenze in tutta la società siriana per decenni dopo la fine della guerra.

Save the Children è al lavoro, nonostante le circostanze molto pericolose, in diverse aree della Siria per raggiungere i bambini con acqua, medicine e vestiti.

Sei multinazionali che schiavizzano i lavoratori, soprattutto minorenni

Traffico esseri umaniLo schiavismo è purtroppo una realtà ancora presente, nei Paesi in via di sviluppo e non solo, come pratica abitudinaria da parte di numerose multinazionali al fine di ottenere il massimo guadagno e rendimento produttivo, a costo zero per i loro bilanci economici, ma a costo della vita per centinaia di adulti e bambini in tutto il mondo, costretti a lavorare in condizioni disumane per soddisfare ogni bisogno consumistico dei Paesi industrializzati.

Spesso anche noi ci ritroviamo ad essere complici, a nostra insaputa o per carenza di informazione, di una realtà che dovrebbe essere scomparsa da decenni, ma che continua a persistere e a condannare coloro che ne cadono vittima giorno dopo giorno, senza sosta.

Lo schiavismo non è purtroppo assente nemmeno nel nostro Paese, come nel caso della multinazionale delle bevande Coca Cola.

1) Coca Cola

L'eclatante caso di Rosarno, in Calabria, è stato messo in luce da un'inchiesta effettuata da parte di The Ecologist ed in seguito ripresa da The Independent, che ha reso noto come nel mezzogiorno la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite del noto marchio avvenisse in condizioni di schiavitù per mano di migranti provenienti dall'Africa, spesso dopo aver raggiunto le coste italiane a seguito di una squallida traversata vista come unica speranza di sopravvivenza. Coca cola avrebbe reagito semplicemente tagliando i ponti e gli accordi precedentemente stipulati con le aziende calabresi produttrici di arance, a difesa della propria immagine di multinazionale "pulita".

Le fabbriche cinesi di iPad impiegano ancora tanti minorenni

FoxconnQuesta volta è Apple stessa che anticipa la stampa e racconta la situazione nelle fabbriche cinesi dove si producono e assemblano componenti e dispositivi come iPad e iPhone.

Il report riferito al 2012 rivela di 106 casi di lavoratori minorenni (spesso proprio bambini) sotto i 16 anni d’età impiegati illegalmente nelle catene di montaggio.

Di questi, ben 74 erano concentrati presso uno stabilimento che è stato poi immediatamente depennato dall’elenco dei fornitori. Il titolo del report è “Responsabilità dei fornitori” e racconta all’istante la posizione in cui si mette Apple: la responsabilità di questi scempi è delle aziende manifatturiere e Cupertino – in questo senso – si pone come vittima.

Tim Cook – l’AD – sta combattendo da tempo il fenomeno, ma al momento della scelta delle aziende manifatturiere si era ben consci della situazione dei lavoratori (non solo quelli minorenni).

Apple e Foxconn: condizioni lavorative estreme per produrre iPhone 5

Apple e Foxconn ancora al centro delle critiche: questa volta viene attaccata la Fair Labor Association ossia l’associazione che dovrebbe monitorare su e tutelare i diritti dei lavoratori.

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