Universo

Misurare l'Universo con la fisica quantistica

Misurare l'Universo con la fisica quantistica

Uno studio teorico apre nuove prospettive per la messa a punto di dispositivi in grado di misurare l'Universo mediante la fisica quantistica, come gli interferometri capaci di rilevare fluttuazioni dello spazio-tempo legate a onde gravitazionali in arrivo.

Pubblicato sulla rivista della American Physical Society uno studio teorico tutto italiano che apre nuove prospettive per la messa a punto di dispositivi in grado di misurare l'Universo, come gli interferometri capaci di rilevare fluttuazioni dello spazio-tempo legate a onde gravitazionali in arrivo. Ne sono autori Marilù Chiofalo, professoressa di Fisica della materia all'Università di Pisa, e il suo dottorando Leonardo Lucchesi, che ne ha fatto l'oggetto della sua tesi di laurea magistrale. Lo studio uscito sulla “Physical Review Letters” si intitola "Many-Body Entanglement in Short-Range Interacting Fermi Gases for Metrology". (1)

Al centro della ricerca “made in Pisa” ci sono i fermioni, le particelle quantistiche così chiamate in onore di Enrico Fermi. Come tutte le particelle quantistiche, a ogni fermione è associata un'onda di probabilità di essere in un certo spazio ad un dato tempo, e due di loro possono essere preparati in modo da continuare a condividere determinate caratteristiche anche se allontanati a grande distanza, come se le loro onde di probabilità fossero irrimediabilmente aggrovigliate tra loro, una proprietà che viene chiamata entanglement: è come se, lanciando due dadi, l'uscita di un numero sul primo dado garantisca l'uscita dello stesso numero sull'altro.

Nello studio, questo concetto è esteso ad un insieme di moltissimi atomi di natura fermionica: “Usando la duplice natura delle correlazioni tra atomi - spiega Marilù Chiofalo- legata alle caratteristiche quantistiche e alle forze con cui interagiscono tra loro, è come se le onde di probabilità dei molti atomi entangled formassero un ciuffo di capelli non pettinato per anni.

Una antica fusione di stelle di neutroni

Due stelle di neutroni si sono scontrate vicino al sistema solare miliardi di anni fa. Un evento cosmico che ha creato elementi che sono diventati parte di noi

Una fusione di stelle di neutroni, avvenuta vicino al sistema solare miliardi di anni fa, spiega le abbondanze di attinidi nel primo sistema solare. La Columbia University e la University of Florida studiano il segno di un evento cosmico che ha creato elementi che sono diventati parte di noi.

Gli astrofisici Szabolcs Marka della Columbia University (1) e Imre Bartos (2) presso l'Università della Florida, hanno identificato una violenta collisione di due stelle di neutroni 4,6 miliardi di anni fa. Secondo questa nuova ricerca, pubblica di recente dalla rivista Nature, (3) questo particolare evento cosmico, vicino al nostro sistema solare, ha generato lo 0,3 per cento degli elementi più pesanti della Terra, tra cui oro, platino e uranio.

Il dottor Imre Bartos spiega: “Le meteoriti forgiate nel primo sistema solare portano le tracce di isotopi radioattivi. Questi decadimenti degli isotopi agiscono come orologi che possono essere utilizzati per ricostruire il tempo in cui sono stati creati.”

Per arrivare alla loro conclusione, Bartos e Marka hanno confrontato la composizione delle meteoriti con le simulazioni numeriche della Via Lattea. Grazie a questo confronto, essi hanno scoperto che una singola collisione stellare di neutroni si sarebbe verificata circa 100 milioni di anni prima della formazione della Terra, nel nostro stesso vicinato, a circa 1000 anni luce dalla nube di gas che alla fine formò il Sistema Solare.

La stessa galassia della Via Lattea ha un diametro di 100.000 anni luce, o 100 volte la distanza di questo evento cosmico dalla culla della Terra.

Universo e illusioni astronomiche

Cercando pianeti abitabili, la NASA fa credere che l’universo osservato sia un meccanismo su cui la Vita alligna solo se ci sono certe condizioni

La notizia che la sonda Kepler della NASA ha scoperto una terra simile a 1.400 anni luce di distanza ha eccitato molti, contenti di non essere soli nell’universo e convinti che la Vita emerga solo in pianeti abitabili, cioè vicini a una stella gialla come il nostro sole.

La NASA li sta scoprendo e non sono pochi, per ora 2.326, riportano esperti e media, “dimenticando” di chiedersi cos’è la Vita.

Incredibile ma vero nessuno lo sa. Dopo lunghe discussioni i biologi hanno raggiungo il seguente accordo: la Vita è tutto ciò che si riproduce e mantiene il suo ordine. Una tale definizione include cristalli, pianeti, stelle e sistemi solari, oltre tutti gli organismi sulla superficie terrestre; dimostra che le origini della Vita non risalgono a un passato remoto, ma si rinnovano in ogni concepimento. Il nostro sistema solare nasce con l’esplosione di una supernova, 4-5 miliardi di anni fa. L‘universo osservato nasce con un Big Bang circa 14 miliardi di anni fa, ma è appena il 5% della massa totale e potrebbe essere la riproduzione di universi simili, “oscuri” ma calcolati, sempre sognati e illustrati dagli artisti.

L’Universo è un Organismo intelligente, dicono saggi e poeti sin dall’antichità.

Cercando pianeti abitabili, la NASA fa credere che l’universo osservato (5%) sia un meccanismo su cui questo ente misterioso, la Vita, alligna solo se ci sono certe condizioni. Pochi sanno dell’immane energia oscura che pullula dal “vuoto” ed è niente di meno il 70% della massa, secondo dati ufficiali. Non solo; si “dimentica” anche che il “vuoto” permea tutto, persino gli atomi dei nostri corpi, ed è legato al restante 25% che è materia oscura. Così grazie alla pubblicità, quasi tutti “ignorano” che le sonde spaziali non osservano la realtà, ma solo le “ombre” direbbe Platone i suoi effetti sul 5%. La notizia strepitosa è che il 95% oscuro è indipendente dalle tre forze universali che consideriamo naturali (gravità, elettromagnetismo e nucleare forte).

Allora il 95% è sovrannaturale!?!

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