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Come riconoscere e curare la ritenzione idrica

Ritenzione idricaLa ritenzione idrica è un fenomeno molto diffuso tra le donne, ed indica la tendenza a trattenere i liquidi nell’organismo. Non si tratta semplicemente di un inestetismo della pelle, alla lunga, infatti, questo disturbo può causare anche gravi patologie come l’insufficienza renale. Si stima che in Italia colpisca il 30% delle donne.

I fattori scatenanti della ritenzione idrica possono essere diversi, come infiammazioni, disfunzioni cardiache o renali, tuttavia, nella maggior parte dei casi il principale responsabile è lo stile di vita poco corretto. Il ristagno dei liquidi, generalmente è superiore nelle zone predisposte all’accumulo di grasso (addome, cosce e glutei).

Ritenzione idrica sintomi

Il sintomo principale della ritenzione idrica è l’edema, si tratta di un rigonfiamento anomalo causato dal ristagno dei liquidi, che a sua volta è legato alla cattiva circolazione sanguigna. Inoltre, insieme a questi liquidi, ristagnano anche numerose tossine che alterano il metabolismo cellulare.

Erroneamente molte donne credono che il proprio sovrappeso sia una diretta conseguenza della ritenzione idrica, piuttosto è vero il contrario, e cioè che è il sovrappeso a rallentare la diuresi e a favorire la ritenzione idrica. Per verificare l’effettiva presenza del disturbo, basta premere con forza il pollice sulla coscia per qualche secondo. Se dopo aver tolto il dito rimane ben visibile l’impronta, probabilmente soffriamo di ritenzione idrica.

Sei buone ragioni per eliminare dalla propria dieta il tonno

Scatoletta di tonnoSiamo ricuri che in una scatoletta di tonno ci sia veramente del tonno?

Quando apriamo una scatoletta di tonno, siamo davvero sicuri di ciò che stiamo per mangiare? È la domanda che si è posta l'associazione ambientalista Greenpeace che nel suo nuovo rapporto "I segreti del tonno”.

Secondo Greenpeace, infatti, una prima pecca delle scatolette è la scarsa trasparenza. Dopo aver condotto un monitoraggio in 173 punti vendita, la scorsa estate, sulle etichette di oltre 2mila lattine di tonno, l'associazione ha chiarito un punto: i consumatori sanno poco o nulla riguardo a quello che si apprestano a comprare (e a mangiare).

Fate la prova. Aprite la dispensa e provate a leggere cosa c'è scritto sulla scatoletta. Noi ci abbiamo provato. Nella scatoletta di tonno all'olio di oliva, a parte gli ingredienti (tonno, olio d'oliva e sale) non troviamo altro. Anche su quella del tonno al naturale troviamo gli ingredienti (tonno, acqua, sale, estratto di lievito) ma null'altro.

Ed ecco i dati di Greenpeace. Nella metà dei casi esaminati, non sappiamo assolutamente che specie di tonno abbiamo acquistato e solo il 7 per cento delle scatolette indica la provenienza. Silenzio assoluto sulla tecnica di pesca utilizzata, nel 97 per cento delle scatolette esaminate.

E volete sapere quali sono i marchi meno trasparenti secondo Greenpeace? MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare, inoltre, non specifica mai area e metodo di pesca. Il sospetto degli ambientalisti, in quest'ultimo caso è che l'azienda voglia nascondere il fatto che usa metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti. Ma non si salva neanche Mareblu, che secondo Greenpeace è impegnata nella pesca sistemi FAD (Fish Aggregating Device - sistemi di aggregazione per pesci) sul mercato inglese.

L'Acai berry contrasta gli effetti nocivi dei Micro Electro Mechanical Sensors

La tossicologa californiana Hildegarde Staninger reputa che, per contrastare gli effetti deleteri dei M.E.M.S. (Micro Electro Mechanical Sensors) sparsi con le scie chimiche possano essere efficaci alcuni alimenti.

Ella, assodato che queste nanostrutture sottraggono ossigeno alle cellule, consiglia per eliminarle almeno in parte dall'organismo e per ripristinare l'equilibrio cellulare, l'Acai, denominato anche Acai berry. L’Acai è una bacca piccola e sferica di colore violaceo, molto simile al mirtillo.

E il frutto di una varietà di palma che cresce solo nella foresta amazzonica. Dapprima diffusa esclusivamente in Brasile e negli altri paesi dell’America meridionale, la bacca di Acai, in questi ultimi anni, è stata ampiamente commercializzata in Europa sotto forma di bevande, tavolette e pillole.

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