Guerre manipolate

Scie chimiche e HAARP: una guerra mondiale brevettata

Scie chimicheQualche giorno fa, sfogliando il Fatto Quotidiano, m’imbatto in un articolo che parlava di dissesto idrologico, e poi, senza mezzi termini, dichiarava: armiamoci, la guerra climatica è iniziata!

di Sergio Tracchi

Ed è vero. Siamo in guerra. Da tempo. E lo accettiamo. Impotenti. Lo testimoniano le cronache dei notiziari: gli attacchi arrivano da terra, via mare, dal cielo. Soprattutto: dal cielo! Sparano munizioni che non lasciano scampo, ed ecco frane, straripamenti, terremoti, trombe d’aria… In particolare, si assiste ad un fenomeno del tutto eccezionale, denominato “bomba d’acqua”.

“Bombe d’acqua”?

Intanto, c’è da chiedersi se trattasi semplicemente di espressioni mediatiche volte a provocare una psicosi generale, oltre quella che già le turbolenze climatiche in se stesse generano, oppure di un fatto reale. Non sarebbe la prima volta, d’altronde, che vengono impiegate terminologie catastrofiste per incutere paure e creare ulteriori scompigli.

Non bastavano le piogge torrenziali e i venti fortissimi, i fanghi e la melma. Abbiamo anche le “bombe d’acqua”.

Naturalmente, i disastri hanno un impatto devastante, generano paure e ansie nella popolazione, anche perché non si tratta più di fenomeni sporadici. Cosa sta realmente succedendo al nostro clima? Qual è la causa di questi disastri? Non esiste una solo causa; varie e articolate sono le cause. Proviamo ad analizzarne alcune.

USA difensori di libertà e democrazia. Per cortesia, finiamola di credere a questa idiozia

Usa warLe autorità di Kiev hanno ordinato all'esercito di reprimere il movimento di protesta del popolo del sud-est dell'Ucraina.

Le autorità attuali di Kiev, ovviamente, non sono autonome e non fanno nulla senza gli ordini diretti di Washington e Bruxelles. Con questo tramonta il mito che l'Occidente vuole aiutare l'Ucraina a diventare libera, prospera e democratica.

L’ordine dei governanti di Kiev ad utilizzare l'esercito e le forze nazionaliste contro il popolo è stato dato subito dopo la visita in Ucraina del capo della CIA John Brennan. Questa non è certo una coincidenza. Gli esperti ritengono che Brennan ha portato a Kiev un piano per reprimere il movimento di protesta nel sud est dell'Ucraina, dove la maggioranza della popolazione ha il russo come lingua madre.

Proteste di massa pacifiche che si svolgono lì da marzo, quando i politici saliti al potere con un colpo di stato hanno abolito la legge sulle lingue che garantiva lo status ufficiale della lingua russa. Ma a Washington, come a Kiev, preferiscono vedere minatori, ingegneri, medici e insegnanti come “terroristi” e “separatisti”, indignati della politica della Capitale, che possono essere schiacciati dai carri armati e attaccati con le armi automatiche.

Conflitti internazionali: il 2013 è un anno da dimenticare

ConflittiNon solo Siria, Nigeria, Afghanistan, Egitto e Messico. Molte sono anche le guerre “dimenticate” secondo l’istituto di Heidelberg per l’indagine sui conflitti internazionali. Dal Centrafrica fino all’Iraq

Pubblichiamo il commento dell’Osservatore Romano relativo al Conflict Barometer 2013 redatto come ogni anno dall’Heidelberger Institut für Internationale Konfliktforschung e diffuso martedì 25 febbraio.

Il 2013 è stato, insieme al 2011, l’anno che ha fatto registrare più guerre dopo la seconda guerra mondiale. È questo il dato che emerge dal “Barometro” diffuso ieri dall’istituto di Heidelberg per l’indagine sui conflitti internazionali. L’anno scorso ci sono state venti guerre, due in più rispetto al 2012, e più conflitti armati. Alle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria e Pakistan (gli scontri nelle regioni tribali) si sono tra le altre aggiunte quelle in Mali e nella Repubblica Centroafricana.

Per gli esperti dell’istituto tedesco, inoltre, gli scontri tra le forze del nuovo Governo egiziano e i Fratelli musulmani hanno raggiunto in taluni casi le caratteristiche di una guerra.

Nel suo rapporto annuale, l’istituto ha contato l’anno scorso 414 conflitti in tutto il mondo, nove in più rispetto all’anno precedente.

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