Società

Tecno-vaccini: la scienza che sopprime la popolazione

Ogni conseguimento della scienza è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi per l'umanità

Ogni conseguimento della scienza è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi per l'umanità

Hai bisogno di un cuore o un polmone di ricambio? Nessun problema: la Monsanto te ne crea uno nuovo di zecca, utilizzando una specie di maiali trans-genici alimentati da mangimi Ogm e sottoposti con regolarità ad espianto di organi mentre sono ancora in vita, per mantenere “freschi” gli organi espiantati. Avvertenza: il tuo governo ha già approvato simili pratiche. Possibile? No, ovviamente. Sono soltanto fantasie decisamente horror, sulle quali si interroga il blog “La Crepa nel Muro”.

Ai confini della realtà, si esplorano aberrazioni a 360 gradi: come i vaccini “comportamentali” per rendere docili i cittadini e reprimere il dissenso, il monitoraggio “da remoto” del nostro stato di salute, la totale segretezza sull’origine degli alimenti. Un mondo da incubo: pandemie globali scatenate da armi biologiche, controllo a distanza sul codice genetico della prole, ingegneria genetica per tranquillizzare le folle o, al contrario, “fabbricare” soldati spietati.

E scie in cielo, naturalmente, per “attivare metalli e nano-cristalli iniettati attraverso i vaccini”. Un film spaventoso, che comincia con l’espianto “brevettato” di organi di maiali geneticamente modificati.

Ha senso, questa fantascienza abominevole?

Impossibile escluderla a priori, secondo “La Crepa nel Muro”, visto che la scienza ormai assoggettata all’industria «ha in mente per noi un futuro molto diverso dai paradisi utopistici previsti dai media mainstream».

Secondo l’ufficialità, come sappiamo, la scienza sarebbe sempre e comunque benigna per l’umanità: «Ogni conseguimento scientifico è sempre stato dipinto come “progresso”, anche se molti di essi alla lunga si sono rivelati disastrosi (le bombe atomiche, ad esempio, oppure gli Ogm)».

Il fenomeno della fake science. Migliaia di studi scientifici artefatti

Migliaia di scienziati hanno pubblicato studi su riviste che si autodefiniscono scientifiche ma non compiono gli adeguati controlli di qualità dei contenuti

Si chiama 'fake science' ed è la nuova frontiera delle bufale online. Approfittando dell'avidità dei ricercatori e della cialtroneria di alcuni editori pubblicano studi fake

Il mondo è pieno di 'fake science'. Centinaia di migliaia di scienziati in tutto il mondo hanno pubblicato studi su riviste che si autodefiniscono scientifiche e che non compiono i controlli di accuratezza e qualità indispensabili in questi casi.

Decine di giornalisti dei media in Europa, Asia e Stati Uniti hanno analizzato 175.000 articoli scientifici pubblicati da cinque delle più grandi piattaforme pseudo-scientifiche del mondo, tra cui l'indiana Publishing Group o la turca World Academy of Science, Engineering and Technology (Waset).

Errori in malafede

Oltre a non far rivedere gli articoli ad altri esperti o redattori della riviste, si fanno pagare per pubblicarli e accettano ricerche firmate da dipendenti di aziende farmaceutiche, ma addirittura anche 'studi' sul cambiamento climatico che promuovono discutibili teorie.

A realizzare l'inchiesta è stato un pool internazionale di giornalisti investigativi(1) (composto da redattori di New Yorker, Le Monde,(2) Indian Express e dell'agenzia coreana Newstapa) che ha scoperto, ad esempio, che alcuni editori inviano email mirate a quegli scienziati che devono pubblicare il maggior numero possibile di articoli per ottenere promozioni e arricchire il loro curriculum.

Anna Bono: la maggior parte degli africani arrivano in Europa per cercare lavoro

Esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza degli africani non fugge da situazioni di estrema povertà. Il grosso dei migranti appartiene al ceto medio

I migranti che arrivano in Europa dall’Africa sono per lo più (oltre l’80%) giovani maschi, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che viaggiano da soli.

Le coppie e le famiglie sono una minoranza. Provengono da una serie di paesi dell’Africa subsahariana, anche se quest’anno c’è stato un picco di emigranti tunisini, con una prevalenza dall’Africa centrale e occidentale, da paesi come Nigeria, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana.

La loro condizione sociale? Non è facile dirlo, perché ci sono situazioni anche molto diverse tra loro. Va detto, comunque, che esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza non fugge da situazioni di estrema povertà. In genere sono persone provenienti da centri urbani, ed è lì che maturano l’idea di lasciare il paese.

Dunque mi sembra corretto sostenere che il grosso dei migranti appartenga al ceto medio: persone non ricche, ma nemmeno povere, in grado di pagare profumatamente chi organizza i viaggi. Un paio d’anni fa, in un’intervista, il ministro dei Senegalesi all’Estero ha detto: «Qui non parte gente che non ha nulla, parte gente che vuole di più». L’idea diffusa in Africa è che basta arrivare in Europa per godere del benessere, senza considerare però che dietro la ricchezza prodotta ci sono dei sacrifici.

Ad alimentare questa illusione sono vari fattori. Uno su tutti: i trafficanti, che come è noto gestiscono la gran parte dei viaggi verso l’Europa. Sono loro che rafforzano questa idea, lo fanno ovviamente per procurarsi clienti.

Pagine