Società

Il lento omicidio di Julian Assange

Il lento omicidio di Julian Assange

Julian Assange viene lentamente assassinato nella prigione di Sua Maestà di Belmarsh, nel sud-est di Londra.

La prigione è famosa per detenere persone mai accusate di un crimine. Viene anche chiamata la versione inglese di Guantanamo, usata per detenere cosiddetti terroristi, così chiamati da polizia e servizi segreti inglesi così spacciati dai media e dirigenze inglesi. Terroristi che diventano tali per continue e ripetute accuse dalla propaganda dei media, ma non necessariamente di fatto.

Ricordate, se una bugia viene ripetuta abbastanza spesso diventa verità nella mente di ascoltatori ottusi. S’indottrina il pubblico nel demonizzare qualcuno o un gruppo di persone, o un Paese che possa diventare pericoloso per gli sforzi esiziali e criminali dell’impero.

Questo è ciò che fanno con Julian Assange.

Esattamente lo stesso principio viene applicato, anche se su scala diversa, contro il Presidente Putin, la Russia e la Cina. E sembra funzionare in una società occidentale, sottoposta al lavaggio del cervello, gestita dalla una dirigenza smidollata e asservita agli statunitensi. Sì, quello che succede a Julian Assange potrebbe accadere a qualsiasi giornalista che riveli scomode verità sull’impero e le macchinazioni criminali dei suoi seguaci, qualunque giornalista, o non giornalista, informatore, a tale proposito, chiunque osi opporsi alle atrocità anglosioniste può finire a Guantanamo o Belmarsh considerata una prigione di tipo A per adulti, vale a dire, una prigione “seria”, dove detenuti “pericolosi” lo sono fin quando il servizio carcerario di Sua Maestà lo ritiene necessario, e i prigionieri sono sottoposti a prassi segrete, inclusa la tortura.

Il caso di Julian Assange va oltre infrangere tutte le regole della libertà di parola “democratica”. Il modo in cui viene trattato è una grave infrazione ai Diritti Umani. I governi statunitense ed inglese intendono mettere a tacere e punire un campione della libertà di parola, torturandolo perché il mondo lo veda e soprattutto come minaccia a potenziali informatori e sostenitori della libertà di parola.

Segnali internazionali di una crisi epocale

Segnali internazionali di una crisi epocale

I segnali ci sono tutti: dazi doganali, immigrazione selvaggia, minacce Usa in precise aree del pianeta. Nessuno può sapere cosa accadrà di preciso, perché il futuro non si può prevedere, ma siccome gli indizi per una crisi epocale ci sono, non possiamo non tenerne conto.

E questi segnali ci sono ora, non sono frutto della suggestione catastrofista. Senza citare tutto, nell’elenco metterei l’ambiguità del fenomeno Greta Thunberg, la denatalità europea, la burocratizzazione esasperata, l’assalto politico-militare ai paesi con risorse naturali come il Venezuela e l’Iran, l’inasprimento della politica protezionistica americana mentre leader russi e cinesi girano come trottole in un’estenuante attività diplomatica. Insomma, c’è una certa puzza di morte nell’aria, ma nessuno sa se finirà così male, oppure se si tratta solo di percezione catastrofista. Non sempre dove c’è il fumo c’è l’arrosto, però fingere di non sentire l’odore e di non vedere il fumo è una colpa grave. Imperdonabile, poi, se a fare finta di nulla è l’informazione ufficiale.

Perché avvengono fatti così inediti in così poco tempo?

L’ipotesi più convincente è che la disparità delle risorse disponibili non sia molto diversa che in passato, ma con la differenza che ora tutti gli abitanti del pianeta la percepiscono come tale.

La popolazione mondiale, secondo le stime, ha raggiunto i 7,7 miliardi di persone, ed è destinata a crescere fino a 9,2 miliardi entro il 2050. Dentro questo oceano di uomini e donne, solo 850 milioni godono di una situazione accettabile in termini di welfare, alimentazione, opportunità occupazionali, istruzione e sanità. E gli altri 7 miliardi? No, tutti gli esclusi, che sono la stragrande maggioranza, vivono in una situazione di sostanziale indigenza, solo che, rispetto ai “miserabili” del passato, oggi loro ne hanno piena consapevolezza e coscienza.

Le guerre contro l’umanità degli Stati Uniti

I libri di storia e documenti sono pieni di prove che smentiscono le pretese degli Stati Uniti di fare guerre nel nome della pace e della democrazia

Gli Stati Uniti hanno combattuto guerre contro nazioni e popoli con la scusa di diffondere “democrazia”, “combattere il terrorismo”, “difendere” i diritti dei popoli e per ragioni “umanitarie”, ma i fatti dimostrano il contrario di tali pretese.

La “democrazia” e la difesa del popolo e dell’umanità non sono affatto preoccupazioni degli Stati Uniti se non per usarli come pretesti per le guerre sporche per imporre la propria egemonia, saccheggiare risorse e ricchezza altrui, versare altro sangue e distruggerne completamente Stati ed infrastrutture.

Come può una persona sana di mente convincersi che le guerre di Washington siano per “democrazia, popoli e umanità?”

Libri di storia e documenti sono pieni di prove che smentiscono le pretese degli Stati Uniti che ne fanno il resoconto.

Gli Stati Uniti, sin dalla fondazione, si basano sui teschi di centinaia di migliaia di indiani d’America. Gli Stati Uniti non solo uccisero persone, ma anche l’umanità, diffusero orrore, disordine e sofferenza ovunque. Tale politica brutale, che causava dolore e amarezza a molti, continuava fino ad oggi, dal Vietnam all’America Latina al Giappone, col loro arsenale nucleare come prove della loro criminalità, e l’invasione di in Afghanistan ed Iraq, l’aggressione allo Yemen e la clamorosa interferenza in Siria con le loro organizzazioni terroristiche ed intervento militare diretto, commettendo efferati massacri e uccidendo milioni di inermi nella regione attraverso le loro organizzazioni terroristiche e raid aerei, il tutto col pretesto di “combattere” il terrorismo. Washington non solo commise crimini versando altro sangue, ma impose l’inqualificabile assedio e guerra economica a Paesi e popoli per far pressione e costringerli ad accettare i suoi piani e condizioni egemoniche.

Non c’è dubbio che chiunque lanci guerre, qualunque sia il tipo o pretesto, come gli Stati Uniti, da chiara prova della perdita di moralità, e le loro guerre oggi contro la maggior parte dei Paesi del mondo sono principalmente contro l’umanità. La guerra dei terroristi mercenari contro la Siria, che rappresenta una delle più importanti roccaforti contro i piani d’aggressione ed egemonia, falliva. Anche la guerra economica, da sciocchezza, fallirà, e in quel momento si avrà la sconfitta del piano nordamericano nella regione e nel mondo.

Pagine