Società

Una giornata della memoria molto limitata

Soltanto lo sterminio nazista degli ebrei, che è stato progettato e realizzato per motivi razziali, va ricordato tra tutti i genocidi della storia recente

È possibile celebrare la Giornata della Memoria per ricordare, tra tutti i genocidi della storia recente, solo quello nazista ai danni degli ebrei?

Se lo domanda implicitamente un ex giornalista della Rai come Fulvio Grimaldi, nell’elencare – il 27 gennaio, sulla sua pagina Facebook – moltissime altre pagine atroci che hanno costellato il Novecento. «Il maresciallo Rodolfo Graziani massacra la Libia, occupata e seviziata dal 1911, e uccide seicentomila libici, tra civili e partigiani della resistenza, un terzo della popolazione», e poi «brucia centinaia di villaggi, bombarda centri abitati e carovane, avvelena i pozzi, impicca centinaia di libici, tra cui l’ottantenne leader della Resistenza, Omar al Mukhtar».

Gli Stati Uniti, dal 1945 ad oggi, «iniziando con l’invasione della Corea e poi del Vietnam e poi proseguendo con la storica media di una guerra d’aggressione all’anno, con colpi di Stato, guerre civili innescate ad arte, sanzioni genocide», di fatto «uccidono 50 milioni di persone nel mondo». Nel solo Vietnam sono uccisi 3 milioni di civili, mentre gli effetti del napalm e dell’agente Orange continuano a far nascere e morire decine di migliaia di bambini deformi. Dagli Usa all’Europa: «Re Leopoldo del Belgio, occupante colonialista del Congo, provoca la morte di 20 milioni di congolesi».

Il genocidio africano prosegue nel ‘900 «per opera di fantocci dell’Occidente e delle multinazionali che controllano i territori delle risorse minerarie attraverso l’intervento del protettorato franco-statunitense del Ruanda e l’uso di milizie tribali». Ma l’Italia non è da meno, ricorda Grimaldi: «Mussolini, nella guerra d’Etiopia, fa uccidere da Graziani e Badoglio 280mila abissini, 5 milioni di buoi, 7 milioni di ovini, 1 milione di cavalli, 700mila cammelli». Vengono bruciate 2.000 chiese e distrutte 525.000 case e capanne.

L’Italia perde 4.350 militari, coscritti o volontari. Per «colonizzare il Sud Tirolo» e assicurare all’Italia Trento e Trieste, «che l’Austria è pronta a cedere se l’Italia non dovesse entrare in guerra», il potere industriale e bancario italiano «commissiona al governo Salandra e al re Vittorio Emanuele III l’ingresso in guerra». Nel primo conflitto mondiale «cadono 600mila italiani, perlopiù contadini e operai, molti fucilati dai propri ufficiali». Di fatto, annota Grimaldi, «scompare una generazione».

In India un esperimento di reddito universale

Lo Stato himalayano del Sikkim, al confine con la Cina, all’avanguardia socialmente, tutti i 610.577 abitanti riceveranno un reddito-base universale

Nel Sikkim, all’avanguardia socialmente, tutti i 610.577 abitanti riceveranno un reddito base universale

In India sta partendo un esperimento di reddito universale da far impallidire il nostro misero reddito di cittadinanza: succede nello Stato himalayano del Sikkim. Si tratta della seconda più piccola entità statale della federazione indiana, al confine con la Cina. Nel Sikkim, all’avanguardia socialmente, tutti i 610.577 abitanti riceveranno un reddito-base universale, come riportato dal “Washington Post”. (1) «Al posto di un insieme anche piuttosto confuso di contributi sociali, tutti riceveranno una somma di denaro», scrive Guido da Landriano su “Scenari Economici”.

In questo, modo nessuno dovrà più preoccuparsi dei propri bisogni di base: saranno “stipendiati” tutti, indipendentemente dal reddito. Il Sikkim è un paese avanzato, per molti aspetti: «Con un tasso di alfabetizzazione del 98%, da diversi anni ha bandito completamente le borse di plastica: di recente è diventato il primo paese “biologico” al mondo, avendo messo al bando anche pesticidi e concimi chimici».

Il piccolo Sikkim, aggiunge “Scenari Economici”, ha anche un tasso di povertà piuttosto basso, «soprattutto se comparato con il resto dell’India, in quanto solo l’8% della popolazione è in uno stato di indigenza, contro il 30% dell’India e il 10% dell’Italia».

Il Sikkim ha un’economia basata sul un turismo di élite e sulla vendita dell’energia derivante dalle risorse idriche di cui dispone, alimentate dai ghiacciai dell’Himalaya. Lo Stato inoltre garantisce la casa a tutti i cittadini, a cui ora darà anche un reddito. «La finalità della decisione è quella di accorciare il gap economico fra i cittadini, con la speranza che, almeno localmente, non segua il trend mondiale che vede i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri», spiega Guido da Landriano. “Scenari Economici” fa notare che esistono altri esperimenti in corso, nel mondo, sul reddito universale o reddito di cittadinanza: a Stockton, in California, tutti cittadini senza lavoro hanno ricevuto 630 dollari per 18 mesi. «Solo che nel Sikkim a ricevere il denaro saranno tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che ricevano un reddito o meno». Proprio la difficoltà nel dedurre l’identità degli aventi diritto ha invece paralizzato il governo italiano, a cui l’Unione Europea ha peraltro accorciato ulteriormente la “coperta” disponibile per soccorrere le fasce sociali più deboli.

Adair Turner: la classe media è destinata a scomparire

Il lavoro in futuro verrà sostituito dai robot. La tecnologia gestirà sempre più attività economiche

La tecnologica non sostituirà tutti i settori lavorativi, ma vi sarà un'offerta di lavoro dominata da attività poco retribuite.

In una recente intervista, pubblicata da diverse testate economiche, l'economista inglese Adair Turner, ex responsabile in Gran Bretagna dell'autorità di vigilanza dei mercati finanziari e membro della camera dei Lord, sostiene che il lavoro in futuro verrà in gran parte sostituito dall'automazione. La tecnologia gestirà sempre più attività economiche: da quelle più semplici a quelle più sofisticate.

In futuro – spiega l'economista - continuerà la richiesta di manodopera, ma la tecnologia causerà una disparità del reddito ancora più marcata. La società tenderà ad avere poche persone con elevati redditi generati in gran parte dal mercato immobiliare, perché questo è un settore non vincolato dalla proprietà intellettuale e anche perché, a livello industriale, non può essere moltiplicato.

Le attività che non potranno ancora essere sostituite con le macchine verranno remunerate con salari inadeguati. Ciò porterà alla scomparsa della classe media con un conseguente impoverimento della popolazione.

Molti politici sostengono che per garantire un buon impiego, nell'ambito dell'automazione, ogni aspirante dovrebbe intraprendere un percorso formativo e di qualificazione. Adair Turner non è molto d'accordo su quanto sostenuto da questi soggetti. Egli sostiene che il mondo politico ha difficoltà ad affrontare sfide a lungo termine.

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