Tasse

La top five dei conti offshore

SoldiNella top five Svizzera, Isole Cayman, Lussemburgo, Hong Kong, Stati Uniti. Un quinto nel solo Regno Unito. Nelle casseforti elvetiche $2.100 miliardi appartenenti a stranieri: INFOGRAFICA

Il 40% dei paradisi fiscali si trova nei paesi del G8, un quinto nel solo Regno Unito e nei suoi territori speciali oltremare.

Nella top five dei conti offshore, si piazzano Svizzera, Isole Cayman, Lussemburgo, Hong Kong e Stati Uniti. Soltanto nelle casseforti elvetiche sono depositati $2.100 miliardi appartenenti a stranieri.

E pensare che il premier britannico David Cameron nel 2012 aveva dichiarato di voler agire per combattere il fenomeno, osservando che "ci sono troppi posti, troppi paradisi fiscali dove gente e aziende fanno business insieme".

I paradisi fiscali costano ogni anno all'Unione Europea 1000 miliardi di euro di perdite in tasse evase. La stima proviene da uno studio dell'economista Richard Murphy («Closing the European Tax Gap»), esperto di contabilità presso Tax Research.

In Italia da oggi tutti i conti correnti sono monitorati dal fisco. Riflettiamo!

SpiataL’idea di tenere sotto controllo i conti degli italiani, esprimere l’incapacità e la disperazione di una intera classe politica ormai, non all'altezza, persino di formare un governo commissionato dai propri elettori, classe, che nel disperato tentativo di conservare le proprie ricche poltrone, presa dal panico, è persino incapace di riflettere sulle proprie decisioni.

In queste condizioni, non ci vuole certo la sfera di cristallo per prevedere il disastroso risultato che si manifesterà immediatamente.

L’attuazione di questo dispotico provvedimento, non sarà accettato dalla maggior parte degli italiani che vivono difficoltà economiche senza precedenti, e, che ormai nel proprio DNA hanno sufficiente anticorpi per difendersi da tali vessazioni che sapranno rimandare ai mittenti, nei fatti, i molteplici diversificati risultati, produrranno l’estinzione dei responsabili per autocombustione.

Infatti, persino i più cretini, hanno già intuito per ragioni meno pesanti, che l’astensione dal voto è il sistema più pacifico e indolore per disarcionare una politica che lavora per l’esclusivo proprio arricchimento, figuriamoci, cosa avverrà ora, a chi tenta di ficcare il naso nei propri risparmi, unica ancora di salvezza.

In Svizzera i servizi pubblici sono efficienti pagando la metà delle tasse rispetto all'Italia

SvizzeriSpesso il detto “l’erba del vicino è sempre più verde” non rispecchia la verità. A volte è un eccessivo giudizio indulgente che riflette la cronica insoddisfazione per noi stessi; alle volte però tradisce la verità. E nel caso del fisco, la verità è ineludibile perché è basata sui numeri e non su una fumosa opinione soggettiva.

In Svizzera – inchiesta di Panorama – le tasse che gli imprenditori svizzeri pagano al Fisco svizzero vanno dal 20% al 25% del reddito prodotto. Cioè, se un imprenditore italiano su 100 euro paga al Fisco 50 euro, quello svizzero ne paga 25.

La busta paga dei dipendenti peraltro è decisamente più semplice di quella italica, perché contiene poche voci, tutte perfettamente comprensibili: lordo, sanità, pensione e netto. La lettura risulta perciò piuttosto agevole e il dipendente non deve rivolgersi ad alcun CAF o al commercialista per farsela “interpretare”.

Ma il dettaglio che più sconcerta e che rende l’Italia un paese osceno per quanto riguarda la pressione fiscale, è l’IVA. Da noi l’IVA pagata è del 21%, e se tutto va male, da luglio salirà al 22%, perché la nostra è una burocrazia incontenibile. Ebbene, in Svizzera, l’IVA è dell’8%; praticamente è fissata a due punti percentuali in meno rispetto all’IVA riconosciuta dallo Stato italiano a chi effettua ristrutturazioni sulla casa.

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