Tasse

In Italia la pressione fiscale favorisce la povertà della popolazione

Pressione fiscaleDesta sempre molto stupore e indignazione il dato sulla pressione fiscale che, secondo quanto ci ha riferito lo scorso mese di luglio (2012) il presidente di Confcommercio Sangalli per tramite de Il Sole 24 Ore, si attesterebbe al 55%.

Da Il Sole 24 Ore

«Abbiamo raggiunto - ha detto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli - un livello di pressione fiscale che, per chi le tasse le paga, si attesta attorno al 55 per cento. È un livello che zavorra drasticamente investimenti e consumi».

La realtà è ben diversa e come ho avuto modo di argomentare in un precedente articolo, il dato medio indicato dai vari centri studi, non ci racconta l’esatta situazione del prelievo fiscale e la relativa disuguaglianza tributaria, se non scomposto tra le varie categorie di contribuenti che lo compongono.

In vero il dato, esprimendo delle variabili aggregate, sintetizza, di fatto, un indicatore medio del livello di tassazione nell’universo di una popolazione. In altre parole, proprio perché rappresenta un valore medio, per definizionen è soggetto a distorsioni e non esprime in alcun modo il livello di tassazione per alcune categorie di soggetti che può raggiungere, come vedremo in seguito, livelli decisamente distanti dalla media indicata, manifestando, in maniera inquietante, la disparità fiscale esistente in Italia.

In Italia si cercano addetti meridionali e muscolosi per recupero crediti

CattivoAziende di recupero crediti cercano addetti muscolosi, ex carcerati e senza scrupoli. Ce li troveremo alla porta?

Crisi, disoccupazione, cassa integrazione, debiti, mutui, bollette, prestiti al consumo: sempre più italiani non ce la fanno a pagare. E per tutti questi cittadini Equitalia si tramuterà presto nel male minore, l'esattore garbato e civile che si limita a scrivere qualche letterina cortesemente minatoria.

Molti altri, invece, vedranno presentarsi alla porta il bruto muscoloso e coperto di tatuaggi che con una mano stritolerà lo zerbino e con l'altra il loro collo. Se non paghi ti brucio la casa, il tutto possibilmente con accento dell'entroterra siciliano.

Non ci credete? Fate male. Stanno uscendo infatti annunci di offerte di lavoro per bruti muscolosi, meglio se ex carcerati e culturisti, meglio ancora se con accenti di sapore mafioso o camorrista, scopo recupero crediti. Eccone qui sotto un esempio.

NON abbastanza ricchi per NON pagare le tasse

Cayman IslandsLe Isole Cayman: un paradiso fiscale preferit dalla élite globale. Una élite di super ricchi ha “traghettato” 13 TRILIONI di sterline offshore (ovvero equivalente al paradiso fiscale): una somma che equivale al PIL USA e Giappone messi insieme. Questo quanto afferma la ricerca commissionata dal gruppo Tax Justice Network.

In un nuovo resonto The Price of Offshore Revisited, pubblicato con esclusiva dall' Observer. James Henry, ex capo economista alla società di consulenza McKinsey ed esperto sui paradisi fiscali, ha fatto le stime più complete in tema di economia “offshore”.

Egli mostra che almeno 13 trilioni di sterline - fino a 20!- sono scivolate fuori dai Paesi in giurisdizioni segrete come la Svizzera e le Cayman Islands e questo con l'aiuto di banche private.

La loro ricchezza, come la definisce Henry, “è protetta da un gruppo industrioso e altamente remunerato di compiacenti professionisti nel private banking, tra i legali, i contabili e le industrie di investimento che si avvantaggiano della global economy sempre più senza frontiere né impedimenti”

Secondo la ricerca di Henry, le 10 banche al top includono l'UBS e il Credit Suisse in Svizzera, la banca di investimento americana Goldman Sachs, che ha gestito più di 4 trilioni nel 2010, mentre negli anni precedenti si era trattato di 1,5 trilioni..

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