Immigrazione

Irlanda più severa con gli immigrati

Irlanda più severa con gli immigratiQuando si parla dell'Irlanda la prima cosa che viene in mente sono i suoi verdi paesaggi e la birra eppure c'è un'altra caratteristica che rende questo paese oggetto di ammirazione.

Infatti, secondo alcuni dati recentemente rilasciati da Eurostat l'isola di smeraldo è il Paese della UE che accetta meno rifugiati con un tasso di rifiuto delle domande d'asilo superiore al 90%.

Per dare un'idea di questa situazione basta pensare che nel periodo compreso tra Giugno 2015 e Giugno 2016 la Danimarca e la Norvegia, nazioni che hanno una popolazione simile a quella irlandese, hanno accettato rispettivamente 21mila e 28mila rifugiati mentre l'Irlanda ne ha accettati solo 2780.

I dati del ministero della giustizia irlandese mostrano che nel 2015 su 1552 domande di asilo solo il 9,8% sono state accettate e se questo non fosse abbastanza le autorità stanno riducendo e di parecchio la possibilità di fare appello cosi' che chi si vede la domanda di asilo rifiutata non può fare altro che lasciare il paese, e in fretta, perché l'alternativa è il carcere.

Per questo motivo non deve sorprendere se sono pochissimi coloro che cercano rifugio in Irlanda preferendo altri paesi come l'Italia dove chiunque può entrare e restare a spese dello stato, tanto il governo Renzi non fa distinzioni, basta essere africani e arrivare coi barconi e immediatamente si spalancano le porte del Paese, al costo di 4 miliardi di euro l'anno - di soldi pubblici, ovviamente, tasse pagate dagli italiani - mentre proprio gli italiani poveri per non dire dei terremotati, vivono nella miseria e nella disperazione.

Migranti: in Italia il 97 per cento sono finti rifugiati

Migranti economiciAltro che fuga dalla guerra Il 97% sono finti rifugiati
A Padova, su 3600 richieste d’accoglienza presentate, la Commissione prefettizia ne ha ritenute idonee solo 100

I migranti a Padova sono corpi che vagano. Naviganti nell’attesa di una decisione di un tribunale.

Intanto rimangono in Italia a spese dello Stato. E sono anche tanti.

I dati della Commissione prefettizia che esamina i richiedenti asilo che approdano a Padova, rivelano che il 97% di questi non ha diritto allo status di rifugiato. Delle 3.600 richieste, infatti, che la Commissione ha esaminato, dal giorno in cui si è insediata, il 16 marzo 2015, soltanto 108 sono stati ritenute idonee per ottenere il diritto all’asilo. Questo vuol dire che i profughi veri alla fine sono soltanto il 3%. Solo una minima parte dei richiedenti, quindi, ha diritto all’aiuto. Gli altri sono invece «semplici» migranti in cerca di fortuna nel nostro Paese.

Per ottenere lo status di rifugiato il percorso è lungo. Dopo che i migranti sbarcano sulle nostre coste, vengono presi e portati in un Cpsa (Centro primo soccorso e accoglienza), come quelli esistenti a Lampedusa. Poi vengono accompagnati nelle varie strutture temporanee e, con i pullman, nelle questure dove devono compilare il verbale per chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato.

Paolo Barnard: centinaia di milioni di rifugiati climatici

Migranti climatici«Se pensate che i migranti di oggi siano un problema, non avete ancora visto nulla. E questo lo dico con un rispetto angosciante per le stragi nel Mediterraneo», afferma Paolo Barnard.

«Vi sembrano troppi 1 milione di arrivi via mare in Europa nel 2015? Ce ne sono 300 milioni in India che prima o poi partiranno. Dieci milioni in Bangladesh, come minimo. E in Africa del nord e Sahel le stime sono talmente alte che gli esperti non sanno quantificarle oggi».

E cosa spingerà questo tsunami di migranti inimmaginabile verso di noi? La guerra?

«No, è la causa secondaria», come la povertà?

Il vero motivo – che porta con sé guerra e fame – è un altro: il cambiamento climatico. «È provato oltre ogni dubbio», scrive Barnard sul suo blog. «Basta sfogliare le relazioni presentate all’Accordo di Parigi sul Clima nel dicembre 2015, e i dati sono tutti lì. E sono orrore liquido».

Perfino in Siria, il “climate change” viene prima – molto prima – del conflitto, come causa di esodo. È «il vero inizio della crisi demografica» in quel martoriato paese. Crisi climatica, innanzitutto, «che poi ha alzato le tensioni per sfociare in guerra».

Pagine