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Germania: i contribuenti pagheranno per i profughi 25 mld di euro

Angela MerkelLa Germania inizia a fare i conti con i costo derivanti dalle bizze umanitarie di Merkel.

Il costo, secondo la banca d’investimento giapponese Mizuho, nei prossimi due anni potrebbe costare ai contribuenti tedeschi oltre 25 miliardi di euro.

Ciò deriva da un calcolo di base di 12.500 euro a migrante, secondo Peter Chatwell, analista di Mizuho. Una parte della spesa dovrà essere soddisfatta dall’aumento del debito.

“Ci sarà una enorme peso fiscale nei prossimi anni. Il governo sarà costretto all’emissione di obbligazioni”.

Anche altre banche contattate da Reuters concordano con i calcoli di Mizuho.

“Sembra un punto di partenza ragionevole, ma è una questione molto complessa”, ha detto il capo economista di Investec Philip Shaw.

Intanto, il supporto per Alternativa per la Germania (AfD), un partito di opposizione di destra contro l’immigrazione, è salito al suo livello più alto da quattro mesi, secondo un sondaggio ha di martedì.

Dal Pakistan in Italia in taxi (5000 euro a testa) per vivere a scrocco

Profughi economiciE i pakistani sanno anche a quali associazioni di collaborazionisti a scopo di lucro affidarsi.

È probabile che queste Onlus a pagamento facciano pubblicità direttamente in Pakistan.

Interessante in questo contesto, la storia di una decina di pakistani arrivati di recente a Modena.

Si sono subito presentati al Centro stranieri, nello spiazzo del’ex scalo merci e sanno – dicono – che qui “c’è qualcosa per noi, c’è una buona organizzazione”.

Sono arrivati in Italia dal Pakistan in treno, bus e soprattutto in taxi. In tutto, dicono “abbiamo speso ognuno sui 5mila euro”.

Disperati che arrivano in taxi e spendono 5mila euro a testa.

L’associazione che è nota in Pakistan ha il nome ‘Porta Aperta': non avevamo dubbi. Girano tra e Mondena, perché informati della possibilità di usufruire, una volta portati al centro accoglienza bolognese, del percorso riservato ai profughi.

Italia defunta fra 10 anni. La tesi è della London School of Economics

Italia defunta entro 10 anni“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale.

Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà". Così Roberto Orsi, italiano emigrato a Londra per lavorare presso la London School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.

UN SETTORE DISTRUTTO - Il termometro più indicativo della crisi italiana, secondo orsi, è lo smantellamento del sistema manufatturiero, vera peculiarità del made in Italy a tutti i livelli: “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse.

Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce.

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