Coscienza

L'intenzione modifica la realtà

Il pensiero è sufficiente a produrre le istruzioni neurali che servono a compiere l’atto fisico. Una intenzione influisce sulla chimica del nostro corpo

La scienza dell’intenzione cerca di porre un ponte tra spiritualità e fisicità. Come può una intenzione modificare la realtà e il nostro pensiero influenzare la materia?

Lynne McTaggart, esperta di scienze di frontiera e di medicina alternativa, ha raccolto ricerche e studi su quel campo della scienza che lei – ma anche altri – chiama “Scienza dell’Intenzione”. Ecco dunque un assaggio dei contenuti di questa scienza “ponte”, tratto da “La scienza dell’intenzione – come usare il pensiero per cambiare la tua vita e il mondo” di Lynne McTaggart.

Numerosi sono gli studi compiuti (Benson, Davidson, Krippner, Lazar, solo per citarne alcuni) su monaci tibetani e guaritori di talento, capaci di compiere gesti dettati dall’intenzione, superando limiti di tempo, di distanza e relativi ai cinque sensi fisici. L’intenzione, nel senso di attività mentale efficace, richiede una focalizzazione iniziale del pensiero, seguita da una sorta di abbandono, un lasciar andare, tanto il sé quanto il risultato; insomma, l’intenzione per raggiungere il suo scopo deve essere privata dell’attaccamento, e deve seguire una forte concentrazione di pensiero. La forza dell’intenzione, tuttavia, è una capacità che può essere espressa anche da semplici comuni mortali, non solo da monaci tibetani e guaritori.

Tutto ciò che noi facciamo – spostare una mano o formulare un pensiero – produce un movimento di energia, ossia un cambiamento del campo elettromagnetico entro cui siamo immersi, noi e tutto ciò che ci circonda. La fisica quantistica, che studia la materia a livelli subatomici, è stata molto chiara nel dirci che la materia è fatta di energia, e che l’invisibile che ci circonda è energia.

Cosa può fare, dunque, il pensiero all’interno di questo mondo fatto di energia?

Come possono le nostre intenzioni modificare il corpo fisico?

Professore William Tiller: noi siamo esseri spirituali abitiamo in un bio corpo

Per Tiller siamo tutti spiriti che vivono un'esperienza fisica. Siamo il prodotto dei nostri pensieri e azioni nel simulatore che è l'Universo.

I filosofi pitagorici ritenevano che il corpo fosse la prigione dell'anima; la religioni, poi, nel corso dei secoli hanno affermato con forza la componente spirituale dell'essere umano.

In epoca contemporanea, anche la scienza si sta spingendo oltre i confini del corporeo per cominciare ad esplorare, nell'abito della fisica quantistica, la possibilità che la coscienza umana sia una realtà sussistente indipendente dal corpo. Molte persone descrivono il professor William A. Tiller(1) come uno scienziato in anticipo sui tempi.

Professore emerito di Scienza e Ingegneria dei Materiali presso la Stanford University,(2) Tiller si è guadagnato la sua reputazione accademica per il suo lavoro scientifico nel campo della cristallizzazione. Ma le sue riflessioni più intriganti fanno riferimento a idee che vanno molto al di là delle teorie scientifiche convenzionali sulla natura della coscienza umana: egli ipotizza l'esistenza di energie sottili che vanno al di là delle quattro forze fondamentali, le quali lavorano in concerto con la coscienza umana. Tiller, le cui idee sono contenute sul sito web della sua fondazione, è convinto che la nostra mente e le nostre emozioni possono evolvere al punto tale da poter influenzare la nostra vita quotidiana, fino amodificare fisicamente la realtà. Certamente, si tratta di idee che affondano nella teoria quantistica della realtà, una vera e propria sfida per la comunità scientifica ortodossa.

I pensieri possono cambiare la realtà?

Tiller considera noi esseri umani come esseri spirituali rivestiti di un bio-corpo e con enormi poteri di cui non siamo consapevoli. Il professore ritiene che la nostra coscienza sia un sottoprodotto che viene a generarsi quando lo spirito entra nella materia densa.

L’umiltà è la realistica valutazione e la serena accettazione di noi stessi

L’umiltà è la realistica valutazione e la serena accettazione di noi stessi

È necessario osservarsi con spregiudicatezza per interiorizzare la vera umiltà, che ci permette di intraprendere il lavoro di osservazione, valutazione e trasformazione di sé.

L’umiltà non è svalutazione di sé, masochistica e rinunciataria, ma è, semplicemente, realistica valutazione e serena accettazione di quanto si riesce a intravedere di sé: qualità, punti di forza, debolezze, maschere, aspetti evoluti ed aspetti ancora inevoluti. Teniamo presente che i difetti o il “male” non sono che aspetti passeggeri e illusori del bene che emergerà.

Il nostro miglioramento provoca inevitabili effetti nel contesto in cui viviamo; la nostra irradiazione e le nostre più elevate vibrazioni potranno contrastare l’entropia (da én: dentro, e trop: rivolgimento, degradazione dell’energia) e accrescere la luce del “campo” in cui agiamo.

Osservandoci con sincerità, noteremo presto che la nostra mente si avvale molto del processo di automatismo, fondamentale per la sopravvivenza, per cui un’informazione, una volta acquisita, viene interiorizzata e considerata valida per tutte le situazioni simili. Questa automatizzazione dell’apprendimento, poiché non diretta consapevolmente, agisce creando correlazioni tra persone e situazioni, spesso non più necessariamente attuali.

Diventiamo in tal modo prigionieri di credenze e valori del passato che non sono più scelti ogni volta, ma che continuano a dirigere il nostro comportamento perché fanno ormai parte del nostro “sistema operativo”. Così, ad esempio, se abbiamo ricevuto un’educazione di tipo autoritario, possiamo tendere a rispettare qualsiasi tipo di “autorità” anche quando ne riconosciamo il comportamento arbitrario, ingiusto o irrispettoso.

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