Guerra alle libertà

Il telefono è uno dei migliori dispositivi di controllo

SpionaggioSono negli Usa. Compro un pacchetto di sigari e pago con carta di credito. Arrivo a casa, apro il pc per iniziare il lavoro quotidiano e mi compare una pubblicità di sigari.

Pochi giorni fa vado nel bar di un mio amico che aveva messo in vendita su Internet una cucina da ristorante; mi racconta la sua avventura per vendere queste apparecchiature. Torno a casa, apro il cellulare, e mi compaiono annunci di vendita di cucine da ristorante.

Quello che mi ha sorpreso è la rapidità con cui il dato che io avevo fornito col mio acquisto (sigari) è stato elaborato per mandarmi una pubblicità mirata.

Il tempo trascorso dall’acquisto all’apertura del pc, infatti, era di circa trenta minuti. Un tempo poco superiore è trascorso nell’intervallo in cui ero a casa del mio amico e il momento in cui mi è comparsa la pubblicità delle cucine. Ora, premetto che pur essendo un complottista convinto, non sono affatto preoccupato che venga tracciato tutto ciò che faccio, vendo, compro, ecc.

Quando certi strumenti saranno ancora più invasivi, sarà forse la volta buona che inizieremo a lasciare sempre più spesso a casa i cellulari e solleveremo sempre più lo sguardo dagli schermi dei nostri apparecchi elettronici, per volgerlo all’ambiente attorno a noi o al cielo. Le domande che mi faccio sono due, e di altro tipo.

Marcello Foa: twitter scheda e poi esclude certi suoi utenti

Marcello Foa: TwitterPrima hanno inventato la democrazia, lottando per conquistarla. Poi l’hanno svuotata, con le istituzioni-capestro che scavalcano gli Stati e la loro Costituzione. In compenso, con Internet e i social media, hanno trasferito quote di democrazia (virtuale) sulla Rete. Ma adesso si stanno riprendendo, silenziosamente, anche quelle.

Lo afferma Marcello Foa, nel suo blog sul “Giornale”, segnalando la colossale retromacia di Twitter: messaggi filtratri e segretamente archiviati, a insaputa dell’utente, che – nel caso veicolasse messaggi scomodi – verrebbe addirittura escluso dal circuito, senza che neppure se ne accorga. È una notizia che pochissime testate hanno dato, e che Foa considera «tanto importante quanto inquietante».

Pochi giorni fa, scrive, un’inchiesta di “Project Veritas” ha rivelato che Twitter sta lavorando alacremente a misure che, una volta introdotte, limiteranno la nostra libertà di esprimerci. A confessarlo sono stati alcuni ingegneri della società: le loro confidenze sono state captate con una camera nascosta durante le feste natalizie, «un po’ come fa “Report”, per intenderci».

Non immaginando di essere registrati, si sono lasciati andare. Pochi ne hanno parlato, in Italia. E chi lo ha fatto (come “Repubblica”) si è soffermato sulle indiscrezioni riguardo la violazione della privacy: ogni contenuto tu Twitter verrebbe monitorato e messo in cassaforte.

Il fenomeno dei cyborg con microchip. Si avvera il futuro di Blade Runner?

Il fenomeno dei cyborg con microchipLo scorso mese di ottobre esce il seguito del film che forse più di ogni altro ha cambiato il nostro modo di immaginare il futuro. La storia della startup Epicenter

Fu il giorno dell’uscita mondiale dell’attesissimo seguito di Blade Runner, il film forse che più di ogni altro ha influenzato la nostra visione del futuro, mostrandoci già nel 1982 un mondo fatto di replicanti che sembrano umani in un tempo che allora sembrava lontanissimo ma è arrivato: il 2019. Molte cose del film, tratto dal romanzo di Philip Dick, sono esagerate ovviamente, ma c’è una notizia di queste settimane che mi fa dire che quel futuro “che noi umani non abbiamo osato immaginare”, come dice ad un certo punto il protagonista del celebre monologo, non sia invece così irreale.

La notizia è questa: in Svezia pare che tremila persone si siano fatte impiantare un microchip sotto la pelle della mano.

Per farci cosa?

Per esempio per caricarci le informazioni del biglietto e prendere il treno mostrando al controllore la mano.

Marcello Foa: le fake news hanno lo scopo di introdurre la censura

Marcello Foa, fake newsNon è un caso. È un metodo. Con un pretesto, le fake news, e uno scopo finale: mettere a tacere le voci davvero libere.

Attenzione, non si tratta di una questione meramente italiana bensì di quella che definirei una “corale internazionale”. Il là lo hanno dato gli Stati Uniti, dove, dopo la vittoria di Trump, è partita una massiccia campagna ispirata dagli ambienti legati al partito democratico con l’entusiastico consenso di quello repubblicano, nella consapevolezza che la prima grande e inaspettata sconfitta dell’establishment che governa gli Usa da decenni non sarebbe avvenuta senza la spinta decisiva dell’informazione non mainstream. A seguire si sono mobilitati diversi Paesi europei, la Germania in primis, ma anche la Gran Bretagna del post Brexit e, ovviamente, l’Italia, del post referendum.

Sia chiaro: il problema delle fake news esiste; soprattutto quando a diffonderle sono società o singoli a fini di lucro. Gli esempi, anche recenti, abbondano. O quando vengono usate dagli haters, gli odiatori, ovviamente senza mai esporsi in prima persona.

Ma le soluzioni vanno trovate nel rispetto della libertà d’opinione e nell’ambito del sistema giudiziario del singolo Paese.

Pagine