Iniziative

In Austria ha successo la petizione contro l'euro e la Ue

Petizione AustriaL'iniziativa è stata lanciata da una pensionata di 66 anni, e ha raccolto più del doppio necessario per rendere obbligatoria la discussione in Parlamento.

Non solo Grexit o Brexit. Ormai cresce l'astio dei cittadini europei nei confronti non solo dell'euro, ma anche della stessa Unione europea.

Tanto che in queste ore in Austria il clima è rovente, dopo che più di 260.000 austriaci hanno firmato una petizione che chiede l'uscita del paese dall'Ue, costringendo così il Parlamento a discutere la possibilità di un referendum.

Complessivamente, sono 261.159 persone che hanno firmato la petizione. Si tratta del 4,12% dell'elettorato. Il dibattito al Parlamento è obbligatorio, dal momento che le discussioni per un referendum potenziale sono d'obbligo, già con il superamento di quota 100.000.

La petizione è stata lanciata dal traduttrice pensionata 66enne Inge Rauscher, che aveva già presentato una richiesta simile nel 2000. Ma allora, aveva firmato solo il 3,35% degli aventi diritto al voto.

In Austria si voterà per uscire dall'Euro e dall'Unione Europea

In Austria si voterà per uscire dall'Euro e dall'Unione EuropeaNell'assoluto silenzio mediatico l'Austria muove passi giganti verso una consultazione per l'uscita non dall'euro, ma dall’Unione europea.

Nei primi mesi del 2015 una petizione popolare (Volksbegehren) ha superato il vaglio della Corte costituzionale e del Ministero dell’Interno con il risultato che dal 24 giugno al primo luglio gli austriaci potranno esprimere con una firma presso il proprio Comune la volontà di uscire dalla Unione Europea.

Questo particolare strumento di democrazia diretta prevede che nel caso di superamento di almeno 100.000 adesioni il Parlamento sia vincolato a discutere un testo di legge con priorità assoluta che accolga le richieste della petizione, oppure a indire un referendum sul tema, il cui esito sarebbe vincolante per il Legislatore.

Il testo dei promotori del Volksbegehren anti Ue si fonda su pilastri economici specifici: infatti, l'uscita dall'Unione permetterà all'Austria di non aderire agli accordi transatlantici di libero scambio tra Ue, Usa e Canada; di recuperare parte dei miliardi di euro versati da vent’anni alle casse di Bruxelles per la “promozione Ue” senza aver alcun potere di codecisione nella destinazione dei medesimi fondi a fronte di diminuzioni di prestazioni sociali e infrastrutture pubbliche a favore dei cittadini austriaci; di risparmiare i versamenti a favore dei «fondi di salvataggio per l'euro»; di risparmiare le obbligazioni di deposito per miliardi di euro a favore del «Meccanismo europeo di stabilità finanziaria»; di reintrodurre sovranità e politica monetaria proprie.

La Russia vuole la Grecia nell'istituto fondato dai Brics

Putin e TsiprasIl vice ministro russo delle Finanze Sergei Storchak ha chiesto al premier Alexis Tsipras di unirsi a Brasile, India, Cina e Sudafrica.

La Russia ha chiesto formalmente alla Grecia di entrare a far parte dell'istituto fondato dai Brics come alternativa alla Banca Mondiale.

Secondo quanto riportato da Bloombrg il vice ministro russo delle Finanze Sergei Storchak ha chiesto al premier greco Alexis Tsipras di diventare il sesto membro della Nuova Banca Mondial dei paesi in via di Sviluppo, unendosi a Russia, Brasile, India, Cina e Sudafrica.

Tsipras si è detto disponibile ad affrontare la questione al forum economico di San Pietroburgo che si terrà dal 18 al 20 giugno e che vedrà la partecipazione dei leader dei cinque principali paesi in via di Sviluppo.

Stando a quanto emerso dalle indiscrezioni, Tsipras è rimasto piacevolmente sopreso dalla proposta venuta dal Cremlino.

Atene, che ha sempre avuto buoni rapporti con Mosca, sta da qualche tempo allacciando rapporti più stretti con la Russia, mantenendo una posizione più neutrale rispetto alle altre forze occidentali, molto critiche nei confronti del ruolo giocato da Putin nella guerra civile in Ucraina.

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