Economia

Economia russa in crescita, malgrado le sanzioni

La Banca Mondiale osservava che la economia della Russia continuava a crescere nel 2018. Per l'FMI il PIL della Russia crescerà anche nel 2019

Economia russa continua a crescere a un ritmo costante, nonostante le sanzioni.

Gli Stati Uniti affrontano il problema delle sanzioni inutili mentre sempre più Paesi disobbediscono a ciò che viene dichiarato da chi è al potere. Secondo la Banca Mondiale, l’inflazione in Russia è rimasta bassa e l’espansione dell’economia si verificava lo scorso anno.

“Sebbene le sanzioni economiche siano aumentate, la Russia registra un’inflazione relativamente bassa e stabile e una maggiore produzione di petrolio. A causa della forza dell’attività nazionale, l’economia russa è cresciuta dell’1,6% nell’ultimo anno”, affermava il rapporto.(1)

Gli Stati Uniti da tempo usano le sanzioni per danneggiare le economie di altri Paesi per vari motivi, ma ora sembrano fallire. Secondo un rapporto di RT, la Banca Mondiale osservava che la Russia e altri esportatori di petrolio “continuavano a crescere nel 2018, sostenuta dall’aumento dei prezzi del petrolio”. In Russia, “la crescita ha retto bene, sostenuta dai consumi privati e dalle esportazioni”, secondo la banca, proiettando un rallentamento nel breve periodo all’1,5%. Nel 2020 e 2021, la banca prevede un aumento del tasso di crescita del PIL della Russia all’1,8%.(2)

A ottobre, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) alzava all’1,8% la previsione di crescita del PIL della Russia nel 2019. Maurice Obstfeld, capo economista del FMI, dichiarava l’impatto positivo dell’aumento dei prezzi del petrolio sull’economia russa, superando l’effetto negativo delle sanzioni imposte da Washington. RT(3)

Nel maggio dello scorso anno, Bloomberg annunciava che il “potere sanzionatorio” degli Stati Uniti raggiungeva i limiti.(4) Sembra che i Paesi che potrebbero essere soggetti alle sanzioni statunitensi mollino il dollaro evitandolo,(5) rendendo impotenti le sanzioni.

Bruno Chastonay: crisi del settore banche e finanziario

La gestione patrimoniale si è concentrata sempre più nei FONDI di investimento e principalmente nei prodotti creati dalle stesse banche

Partendo dai due grafici sotto, in sostanza possiamo solo cercare di trovare le motivazioni della crisi del SETTORE BANCHE, e FINANZIARIO in generale, che non riguarda solo CH, ma EU in globale.

Siamo in sostanza passati da un istituto di credito in sintonia ai bisogni delle industrie, dei risparmiatori, degli investitori, ad un SUPERMERCATO del FINANZIARIO.

Cioè, il centro di attenzione prima era il cliente singolo, la relazione commerciale nel suo insieme, nel trovare soluzioni ideali per gli investimenti, il rendimento dei capitali, la ricerca del finanziamento delle imprese, della gestione dei pagamenti e nel commercio.

Ora, con l’evoluzione dei mercati finanziari, sempre più VIRTUALI, e trattati tramite prodotti alternativi, quali FRA, ETF, OPZIONI, ALGORITMI, LEVA FINANZIARIA, la gestione dei movimenti dei mercati si è sempre più specializzata, computerizzata.

La gestione patrimoniale si è concentrata sempre più nei FONDI, investimento, hedge, con varie tipologie e strategie, e principalmente prodotti creati dalle stesse banche, tramite i loro ASSET MANAGER, in proprie aziende separate legalmente, e specializzate nel TRADING di prodotti finanziari.

Con il “crac Lehman del 2008”, si sono intensificate marcatamente le richieste di regolamentazioni, con varie istituzioni a richiedere adeguate misure a copertura e protezione dai RISCHI, siano essi di mercato, finanziari, legali, anti-riciclaggio, anti-evasione, anti-trust, e altri.

Crisi economica sotto l'albero di Natale

La flessione globale dell’economia, i cambiamenti climatici e l’attuale struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso sono il regalo di Natale

La flessione globale dell’economia, la crisi politica e la crisi climatica sono il regalo di Natale per il genere umano

Profezie sull’incipiente Recessione

Inverno 2018: è incominciata una flessione globale dell’economia in un quadro pericolosissimo, e non solo per i 2,2 milioni di miliardi di titoli potenzialmente tossici in giro per il mondo, 33 volte il prodotto mondiale (Il Sole-24Ore del 06.12.18), ma soprattutto per l’attuale struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso:

- Da un lato, la popolazione generale avrebbe l’interesse a rilanciare l’economia e uscire dalla recessione, ma ma non sa come e nel mondo globalizzato e finanziarizzato il suo peso sociale è divenuto pressoché nullo, come pure la sua forza di contrattazione col potere; essa non ha più alcuna capacità politica di farsi valere, e del resto le istituzioni politiche sono sottomesse ai potentati finanziari apatridi. I leaders ‘populisti’ vengono sistematicamente stoppati o piegati. Per giunta, il popolo non ha le basi per capire le dinamiche economico-monetarie e fondamentalmente beve lo story-telling ufficiale; anche le contestazioni dei movimenti sè-credenti antisistema restano all’interno del sistema, che non capiscono, prendendosela soltanto con aspetti marginali di esso.

- Dall’altro lato, abbiamo una global class che detiene il potere politico reale e possiede gli strumenti per rilanciare facilmente la crescita economica ma non ha alcun interesse a farlo, anzi essa ha l’interesse opposto, essendosi oramai accaparrata le ricchezze e le fonti di reddito primarie del pianeta e avendo oramai indebitato verso di sé in modo indissolubile gli Stati stessi – gli emissari di questi interessi sono i vari Macron, Junker, Merkel, Moscovici, Draghi. Essa oggi si concentra piuttosto sul rafforzamento del suo controllo della società e sui relativi strumenti tecnologici, mediatici e legislativi.

Per queste ragioni, l’incipiente recessione ha un potenziale distruttivo abissale, senza precedenti per la società e, prima che essa sia finita, potremmo ritrovarci a vivere in condizioni molto diverse dalle attuali, e non solo economicamente: questa recessione potrebbe essere portata avanti e usata, in congiunzione con la montante crisi del cambiamento climatico, per risolvere il problema ecologico e demografico.

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