Riflessione: il Relativismo Assoluto

Relativismo AssolutoOgni tanto vengo assalito dai dubbi.

È facile apparire determinato, soprattutto quando chi hai di fronte cerca in te un punto fermo a cui appoggiarsi, ma la realtà è che gli esseri umani sono fragili e spesso dietro uno sguardo tranquillo si agita un animo tormentato.

L'impossibilità di cogliere appieno il senso della nostra esistenza rende l'incertezza parte integrante della vita.

Chissà, probabilmente un tempo, quando pensavamo che l'uomo fosse il centro dell'universo, prima di scoprire quanto il nostro pianeta fosse piccolo e insignificante rispetto alle immensità dello spazio, era più facile illudersi parlando di Dio e di assoluti come se fossero concetti alla nostra portata.

La verità è che il mondo se ne frega di ciò che riteniamo essere giusto o sbagliato.

La stessa Natura a cui tanti romantici si rifanno, se dovesse essere giudicata secondo la morale comune, sarebbe da considerarsi arcigna, perfida e perversa.

Ci piace pensare a regole immutabili, a una distinzione netta tra bene e male, vogliamo credere che esistano norme assolute scritte nella roccia secondo cui giudicare l'agire nostro e degli altri in modo da poter definire in ogni situazione e in modo univoco cosa sia meglio e cosa peggio.

Osservare il mondo e rendersi conto che tali principi non esistono può essere destabilizzante.

Se non è possibile definire in modo definitivo il Bene, cosa giustifica il nostro agire? Cosa può spingere una persona a percorre una strada difficile e piena di difficoltà se questa si è resa conto dell'inconsistenza delle categorie assolute e non può più quindi ripararsi dietro alla labile convinzione di essere nel Giusto?

Tutti facciamo il nostro percorso nella vita e quello di cui eravamo fermamente convinti in passato magari oggi ci strappa un sorriso e ci appare ingenuo. Con un articolo posso solo dare un'istantanea di ciò che penso oggi, una posizione che forse tra qualche mese avrò completamente rifiutato e messo da parte.

In questo momento ho smesso di cercare giustificazioni per il mio agire.

Niente più comparazioni, niente più giudizi di merito, niente più “lo faccio perché è giusto”. A chi mi chiede perché faccio certe cose oggi do una risposta degna di quella che darebbe un bambino di 5 anni: “Perché sì”.

È il relativismo assoluto, una contraddizione in termini di cui la razionalità dell'essere umano non riesce a cogliere il senso. Come un otto che disegna l'infinito, come i lavori di Escher o i frattali di Mandelbrot, la vita ci si propone con una coerenza apparente che pensiamo di poter cogliere, ma un'osservazione ravvicinata ci costringe a fare un'esame di coscienza e a riconoscere le nostre limitazioni.

Non siamo in grado di capire.

Terribile ed estasiante al tempo stesso.

A volte la cosa più difficile è trovare il senso profondo in una frase apparentemente banale. Sul tempio dell'oracolo di Delfi c'è scritto “conosci te stesso”. Te stesso, non la distinzione tra il bene e il male, non un qualche concetto astratto. Rivolgi lo sguardo all'interno e, senza giudizio, impara a conoscere ciò che vedi.

Ed ecco che i dubbi iniziali cominciano a dissolversi. A cosa serve categorizzare il nostro agire secondo parametri che non hanno riscontro alcuno nel mondo reale?

Non agisco perché è giusto, lo faccio perché mi realizza. Nella stasi c'è la morte, nell'agire c'è la vita, nel comportarsi secondo la propria natura risiede il senso.

Questo sono io e tanto basta.

Niente Dio per me, nessuna convinzione di Giustizia per dare senso alle mie azioni.

Eppure sono sereno come non lo ero da anni.

A tutti voi un saluto.

Alessandro

Foto di WerbeFabrik / Fonte: truffadimatrix.blogspot.co.uk

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