In 6 anni più che raddoppiati i malati di Alzheimer

Articolo Edo di Bergamo su casi alzheimerUn articolo pubblicato il 22 settembre 2012 sull'eco di Bergamo ci informa che nel giro di 6 anni i casi di Alzheimer sono più che raddoppiati. In realtà sulle cifre l'articolo non è molto chiaro, all'interno si cita un aumento del 57% (che viene confermato dalla lettura diretta dello studio dell’Asl) ma anche un aumento di "solo" il 57 per cento, sarebbe una crescita incredibilmente rapida.

L'articolo in questione, al pari dell'analogo articolo comparso sull'Unità, punta il dito sull'invecchiamento della popolazione, ma è alquanto discutibile che nel giro degli ultimi pochi anni l'età media della popolazione sia aumentata in maniera così massiccia da creare da sola l'aumento dei casi di alzheimer. Le prove con tutti i calcoli e i dati presi dall'Istat sono riportati in fondo all'articolo come appendice, e mostrano che l'invecchiamento della popolazione potrebbe spiegare al massimo metù di questi casi di malattia.

In effetti il medico che viene citato nell'articolo afferma che l'invecchiamento della popolazione è “tra le cause” dell'aumento di casi di Alzheimer, e su questo possiamo concordare tranquillamente, ma resta da capire quale fattore ambientale possa avere causato questo improvviso picco della malattia. Poiché di fattore ambientale certamente deve trattarsi, dal momento che non può essere un fattore genetico a causare questo picco. E allora chiedetevi: cosa diavolo è cambiato drasticamente in questi ultimi 10 anni? Quale elemento inquinante è aumentato a dismisura?

Chiunque può leggere un po' di materiale relativo al morbo di Alzheimer e scoprire che, sebbene la causa della malattia non sia del tutto accertata, il principale indiziato è l'alluminio, che negli ultimi 100 anni è stato introdotto sempre più massicciamente nelle pentole, nei contenitori delle bevande gasate (lattine), nei farmaci, nei deodoranti, e in quasi tutti i vaccini.

Esistono persino additivi alimentari il cui utilizzo è consentito nei cibi (sebbene l'Unione Europea stia rivedendo i livelli di utilizzo queste sostanze possono legalmente essere inserite nei nostri cibi):

  • E520 Solfato d'alluminio - utilizzato come rassodante
  • E521 Solfato d'alluminio e sodio - utilizzato come rassodante
  • E522 Solfato d'alluminio e potassio - utilizzato come regolatore di acidità
  • E523 Solfato d'alluminio e ammonio - utilizzato come regolatore di acidità

Per quanto riguarda le prove sulla correlazione tra alluminio e morbo di Alzheimer possiamo citare ad esempio un articolo sul sito dell'agenzia di stampa Reuters che espone uno studio scientifico che ha mostrato come la presenza di livelli più alti di alluminio nell'acqua potabile aumentata la probabilità di contrarre la malattia. Qui sotto alcuni dettagli dello studio appena citato.

“Alti livelli di alluminio nell’acqua potabile sembrano aumentare il rischio delle persone di sviluppare la malattia di Alzheimer, mentre i livelli più elevati di silice sembrano diminuire il rischio, secondo gli inquirenti francesi. “La patologia di Alzheimer è una malattia multifattoriale, e le concentrazioni di alluminio nell’acqua potabile possono avere un effetto sul declino cognitivo” ha detto il Dr. Virginie Rondeau. Rondeau, presso l’Institut National de la Santé et de la Recherche Medicale a Bordeaux, insieme a colleghi esperti nel settore, ha esaminato le associazioni tra l’esposizione all’alluminio o silice da acqua potabile e il rischio relativo di declino cognitivo, demenza e malattia di Alzheimer nei soggetti anziani seguiti per 15 anni. L’assunzione giornaliera di alluminio di almeno 0,1 milligrammo è stato associata con un maggiore declino cognitivo nel corso dello studio, secondo i del team pubblicati in American Journal of Epidemiology. I soggetti con un alto consumo di alluminio al giorno hanno un rischio 2,26 volte maggiore di demenza, fanno notare i ricercatori. (..)”

Nel Journal oh Alzheimer's diseaseè stata pubblicata di recente anche un'altra prova, ovvero l'articolo Aluminum disruption of calcium homeostasis and signal transduction resembles change that occurs in aging and Alzheimer's disease il quale descrive i come i danni causati dall'alluminio siano simili a quelli che si osservano nel morbo di Alzheimer.

Su tale articolo leggiamo che “..livelli considerevoli di tracce di alluminio riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica e progressivamente si accumulano in grandi neuroni piramidali dell’ippocampo, corteccia, e altre regioni cerebrali vulnerabili al morbo di Alzheimer (...)”

Il fatto stesso che il morbo di Alzheimer ed il morbo di Parkins si manifestano in tarda età per altro si può spiegare facilmente proprio in termini di bioaccumulo di metalli pesanti nel corpo: l'alluminio (a differenza di altre sostanze nocive) difficilmente viene eliminato dal corpo e quindi (se non si interviene con qualche tipo di chelazione, farmacologica o naturale) tende ad accumularsi in misura sempre maggiore nel corso del tempo sino a causare degenerazioni neurologiche. Del resto occorre ribadire che gli anziani non devono necessariamente andare incontro ad una degenerazione mentale, a meno che il loro corpo non accumuli veleni. Una persona anziana che tiene allenata la mente e che riesce ad evitare l'accumulo di sostanze tossiche per il sistema nervoso centrale di regola non va incontro a nessuna forma di demenza.

Ma adesso chiedetevi: da dove viene l'alluminio nell'acqua che beviamo?

Da una parte potrebbe venire dallo stesso trattamento delle acque potabili: si utilizzano infatti prodotti a base di alluminio nel processo di flocculazione (parte del processo di depurazione delle acque che giungono ai nostri rubinetti).

Potete verificare per esempio leggendo quanto scritto ai due link seguenti

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=380.340

http://italian.alibaba.com/promotion/promotion_pool-flocculant-promotion-list.html

Ma è possibile imputare ai residui della lavorazione/depurazione dell'acqua l'aumento dei casi di alzheimer nell'ultimo decennio? Per quanto la presenza di alluminio causata da questa fonte possa destare preoccupazione, siccome tale trattamento è in uso da molto più tempo, non può essere responsabile del picco della malattia. Anche gli altri usi citati in precedenza non sono stati introdotti di recente ed infatti, da parte di chi espone la sua preoccupazione per l'uso e l'abuso di alluminio nella nostra società, tali usi vengono citati da più di dieci anni come fonti di contaminazione di alluminio. Vedi ad esempio l'ottimo libro Alluminio usi e abusi di Giuseppe Chia pubblicato nel 2003.

La reale causa dell'incredibile aumento di malati di Alzheimer va quindi cercata altrove.

Che vi piaccia o no, sulla Lombardia (come sulle altre regioni d'Italia) il cielo è sempre più coperto da strane “nuvole” che nuvole non sono, che vengono fuori da aerei che solcano incessantemente il nostro cielo, oscurandolo o velandolo quasi totalmente.

(qui si seguito i link di alcuni canali youtube che documentano la presenza in Lombardia di queste scie che oscurano/velano il cielo come non era mai successo prima: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette).

L'insigne medico, nonché professore universitario Russel L.Blaylock della National Health Federation parla specificatamente delle particelle dei composti di alluminio di dimensioni nanometriche che vengono diffusi attraverso queste scie anomale, affermando come sia dimostrato scientificamente che tali particelle siano infinitamente più reattive e che inducano ad intense infiammazioni in uno svariato numero di tessuti. Egli afferma che le nanoparticelle di alluminio stanno causando un aumento delle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (S.L.A.).

La presenza di alluminio e bario in queste scie è stata verificata anche da analisi di laboratorio commissionati da una televisione locale degli USA, la KSLA, mentre in Italia diverse analisi di laboratorio e articoli di giornale che mostrano come da Orvieto a Firenze a Genova l’acqua piovana presenta massicce quantità di metalli pesanti come l’alluminio e il bario che il nostro corpo riesce a tollerare solo in bassissime concentrazioni (CLICCA QUI).

Per non parlare della “strana coincidenza” del lungo elenco di studi di botanica e biogenetica per creare varietà di piante commestibili resistenti all’alluminio.

A questo punto per comprendere davvero il fenomeno e verificare come esistano anche scienziati, meteorologi, e persino uomini di governo (come l'ex ministro di Pietro) che ammettono e denunciano l'esistenza di queste scie chimiche occorre iniziare una ricerca a partire dai seguenti link.

Si ringrazia vivamente l'amico di Lo Sai che tramite il suo recente articolo ha fornito molto del materiale qui utilizzato:

http://www.losai.eu/bergamo-in-6-anni-alzheimer-57-scie-chimiche/

Appendice: i dati dell'Istat

Come breve appendice ecco le prove che l'invecchiamento della popolazione non basta a giustificare il vertiginoso aumento dei malati di Alzheimer.

Basta leggere i dati istat ai seguenti link

http://demo.istat.it/pop2006/index.html

http://demo.istat.it/pop2010/index.html

inserendo “dagli 80 anni in su” e poi facendo click sul pulsante “tavola”.

I dati sono di 3.008.534 persone nel 2006 e di 3.477.727 nel 2010. Questo aumento può essere generato da un aumento annuo pari alla radice quarta dell'aumento totale su 4 anni. Il rapporto tra i due numeri citati è 1,155954. La radice quarta di tale valore è 1,036896. Moltiplicando 4 volte il valore iniziale di 3.008.534 persone ultraottantenni per la quantità appena determinata si riottiene il valore di 3.477.727 ottantenni nel 2010. Estrapolando questi dati, ovvero moltiplicando ancora due volte per lo stesso numero si ottiene una stima di 3.739089 persone nel 2012. Come chiunque può facilmente verificare ciò corrisponde ad un aumento del 24%, ovvero di meno della metà dell'aumento dei casi di Alzheimer nello stesso periodo di tempo (57%)

Chi si fosse perso nei ragionamenti matematici può sempre provare a moltiplicare il dato iniziale di 3.008.534 per il numero 1,155954, ripetere il procedimento 4 volte e verificare che si ottiene il dato finale di 3.477.727. Ripetendo tale moltiplicazione altre due volte di ottiene il dato estrapolato (stimato) per il 2012, che ci permette di fare il raffronto con il valore 56% l'aumento dei casi di Alzheimer nello stesso periodo di tempo.

Se poi ai due link sopra segnalati inseriamo la fascia tra 60 e 79 anni e rifacciamo gli stessi calcoli otteniamo un aumento su tutti e 6 gli anni di appena 2,5 per cento.

I numeri rilevati mostrano che l'aumento del numero di anziani nel nostro paese non può essere responsabile dell'aumento dei casi di Alzheimer, e conferma quanto affermato nell'articolo precedente: c'è un nuovo fattore ambientale che causa tutto ciò, ed facile supporre che il contributo fondamentale viene dal fenomeno delle scie chimiche, particolarment eintensificatosi negli ultimi pochi anni.

NB: ho riprovato ad eseguire i calcoli anche inserendo la scelta “solo dati dell'Italia Nord Occidentale”; i risultati sono pressoché identici, con una differenza solo sulla seconda cifra decimale.

Fonte: scienzamarcia.blogspot.it (sito non accessibile)