Cervello

Esperienze sinestesiche costruite dal cervello

La sinestesia rappresenta la significazione della comunicazione sensoriale del cervello mediante l'utilizzazione combinata di più sensi

Normalmente i nostri ricettori sensoriali comunicano al cervello sensazioni differenti che corrispondono ad aree cerebrali specifiche le quali non interagiscono tra di loro, se non per un ricorso al confronto con la memoria di esperienze precedenti.

Così quando vediamo una mela percepiamo anche il suo profumo e gusto come sensazioni differenziate, che ritornano alla memoria come sapori.

Infatti il cervello tende a separare e stabilizzare indipendentemente le varie sensazioni agendo in vari modi:

stabilizza progressivamente fino al limite dell'orizzonte, la invarianza della forma un oggetto anche quando ci appare più piccolo per effetto della distanza o proveniente da un differente angolo di visuale;

stabilizza la percezione dei colori anche quando cambia la illuminazione, almeno fino a quando la luce non è troppo tenue così che il colori scompaiono nel grigiore notturno;

stabilizza il movimento relativo degli oggetti almeno finché trova un punto di riferimento fisso.

Nel caso di Handicap visivo, la tipologia di apprendimento che determina la stabilizzazione delle relazioni spazio temporali dedotte dalla ricezione sensoriale, viene meno per evidente necessita di ristrutturazione delle relazioni tra ricezione sensoriale e elaborazione cerebrale; nell’ambito di tale ristrutturazione fisiologica, l'apprendimento può essere opportunamente indirizzato a favorire una ricostruzione adeguata alle condizione di handicap in relazione allo spazio tempo della ricezione in ogni fase della ricostruzione percettiva del mondo, attuando “Sinestesie complementari” di apprendimento tra le differenti vie sensoriali.

Le stazioni base dei cellulari alterano le correnti cerebrali

Uno studio, che risale al 2005, sostiene che le stazioni base dei telefoni cellulari modificano le correnti cerebrali e causano altri disturbi alla salute

Secondo uno studio svolto nel 2005, le stazioni base dei telefoni cellulari modificano le correnti cerebrali e causano disturbi alla salute.

Ripropongo la traduzione di un importante studio austriaco che risale al 2005. Lo studio, diretto dal gruppo di ricerca del dottor Gerd Oberfeld, attestò in maniera inequivocabile i danni alla salute delle onde di una stazione base di telefonia cellulare.

La ricerca in Austria fu curata dal team del medico Gerd Oberfeld. (1)

Le radiazioni provenienti da una stazione base di telefonia cellulare, ad una distanza di 80 metri, provocano cambiamenti significativi della corrente elettrica nel cervello e nei testicoli (misurata mediante elettroencefalogramma, EEG). In un test è emerso che, nel corso dell'assimilazione delle radiazioni, tutti i soggetti coinvolti hanno accusato sintomi di malessere, in alcuni di loro i sintomi sono stati più intensi.

Questo è il risultato di un'indagine di un gruppo di scienziati austriaci. Essi hanno misurato alfa 1 (da 8 a 10 Hz), alfa 2 (da 10 a 12 Hz) e onde beta (da 13 a 20 Hz). Una piccola densità di radiazioni GSM 900 e GSM è stata sufficiente per provocare vari cambiamenti significativi in queste tre gamme di frequenza. Ciò significa che il corpo è stressato e questo stato, a lungo termine, compromette la qualità della vita, la capacità lavorativa e lo stato di salute della persona esposta.

La ricerca è stata finanziata dal Land Salzburg in Austria. Le persone sottoposte al test erano nove donne e tre uomini tra i 20 e i 78 anni, che si consideravano "elettrosensibili". Sono stati invitati a sedersi su una sedia con gli occhi coperti e le orecchie tappate. Ovviamente essi non erano a conoscenza che erano sottoposti a radiazioni elettromagnetiche.

Il lato della stanza diretto verso il cellulare era schermato contro le radiazioni ad eccezione di una piccola parte che non poteva essere completamente schermata. Nella prima fase, la densità di radiazione vicino alla testa era di 26 microWatt / m2, nella seconda fase era di 3327 microWatt / m2 e nella terza fase era di nuovo di 26 microWatt / m2. Sono stati misurati molti altri parametri ambientali, non inclusi nei risultati, come: radiazioni provenienti dalla televisione e dalla radio FM, rumore, CO2, temperatura, umidità relativa, campi magnetici a bassa frequenza e soherics (scariche elettriche nell'atmosfera, che possono causare radiazioni).

Stimolati gli astrociti, le cellule del cervello a forma di stella

Gli astrociti, le cellule del cervello a forma di stella, possono essere eccitati con un campo elettrico applicato da un dispositivo organico

Dimostrato per la prima volta che gli astrociti, le cellule cerebrali a forma di stella finora considerate passive, possono essere eccitati con uno campo elettrico applicato da un dispositivo organico.

Questa forma di eccitazione è importante per il funzionamento dell’attività neuronale nella memoria e nell’apprendimento. Possibili ricadute per la cura di patologie come Alzheimer, Parkinson, Ictus ed Epilessia. Il lavoro condotto da Cnr Isof e Cnr-Ismn è pubblicato su Advanced Healthcare Materials.

Quando parliamo di cervello molti di noi pensano ai neuroni, eppure negli ultimi decenni è stato dimostrato che la classica visione neurone-centrica delle funzioni e disfunzioni cerebrali è stata ormai sorpassata. Infatti, ciò che rende diverso il nostro cervello da quello di altri mammiferi, non è il numero o la struttura dei neuroni, bensì quella di altre cellule, dette astrociti.

Gli astrociti, così denominati per la loro tipica morfologia stellata, sono stati a lungo considerati mero ‘collante’ che riempiva gli spazi tra neuroni. Sono definiti cellule non eccitabili perché non possono generare e propagare l’impulso bioelettrico nello stesso modo dei neuroni.

Un lavoro pubblicato sulla rivista Advanced Healthcare Materials (1) e coordinato da Valentina Benfenati dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isof), in collaborazione con Michele Muccini e Stefano Toffanin dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismn), dimostra che anche gli astrociti, e non solo i neuroni, rispondono al campo elettrico applicato dal dispositivo organico, e che è possibile stimolare e modulare l’attività degli astrociti applicando un campo elettrico estremamente piccolo.

Pagine