Fauna

La migrazione delle tartarughe giganti

Con i cambiamenti climatici le tartarughe giganti migrano ma non usano le attuali condizioni ambientali per cronometrare la loro migrazione stagionale

Le tartarughe giganti migrano imprevedibilmente di fronte ai cambiamenti climatici. A differenza di molte specie migratorie, le tartarughe giganti delle Galapagos non usano le attuali condizioni ambientali per pianificare la loro migrazione stagionale.

Le tartarughe giganti delle Galapagos, a volte chiamate 'Giardiniere delle Galapagos', sono creature abitudinarie. Nella stagione fredda e asciutta, gli altopiani delle pendici del vulcano vengono avvolti da banchi di nuvole che consentono alla vegetazione di crescere nonostante la mancanza di pioggia. Sulle pendici più basse c'è solitamente uno spesso strato di nebbia e la vegetazione non è disponibile tutto l'anno. Le tartarughe adulte trascorrono quindi la stagione secca nei luoghi situati in altitudine per poi ritornare nelle zone più basse, relativamente più calde, dove c'è una vegetazione abbondante e nutriente, quando inizia la stagione delle piogge.

Le tartarughe spesso percorrono le stesse rotte migratorie per molti anni con l'obiettivo di trovare il luogo più adatto per le loro esigenze. La tempistica di questa migrazione è essenziale per mantenere alti i loro livelli di energia. Il cambiamento climatico potrebbe interrompere la capacità di una tartaruga di migrare al momento giusto.

In un articolo pubblicato dalla rivista Ecological Society of America, (1) viene narrato l'utilizzo, da parte dei ricercatori, del GPS per tracciare i tempi e gli schemi della migrazione delle tartarughe nell'arco di diversi anni.

“Avevamo tre obiettivi principali nello studio”, spiega il dottor Guillaume Bastille-Rousseau, (2) autore principale dell'articolo. “Uno, determinare se le tartarughe adattano il loro tempo di migrazione alle attuali condizioni ambientali. Due, se sì, quali indizi usano per regolare i tempi. Tre, quali sono le conseguenze energetiche del loro disadattamento della migrazione?”

Il surriscaldamento causerà la femminilizzazione delle tartarughe verdi

Il sesso delle tartarughe appena nate è determinato dalla temperatura, e attualmente circa il 52 per cento delle tartarughe verdi da cova sono femmine

Fino al 93 per cento dei piccoli di tartarughe verdi potrebbe essere di sesso femminile entro il 2100, poiché i cambiamenti climatici causano la “femminilizzazione” della specie.

Il sesso delle tartarughe appena nate è determinato dalla temperatura e attualmente circa il 52% delle tartarughe verdi da cova - una delle sette specie di tartarughe marine - sono femmine.

Uno studio dell'Università di Exeter e del Centro per le Scienze Marine ed Ambientali(1) (Portogallo) suggerisce che nelle temperature più calde, previste dalle stime dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il 76-93% dei nascituri di tartaruga verde sarà di sesso femminile. Le cifre stimate si riferiscono alla ricerca fatta in Guinea-Bissau e in Africa occidentale, ma i ricercatori si aspettano un quadro simile a livello globale.

Secondo gli studiosi l'incremento della proporzione porterebbe inizialmente a un numero maggiore di nidificazioni di femmine con un conseguente aumento della popolazione per poi arrivare a un repentino declino poiché le temperature di incubazione raggiungerebbero livelli considerati letali. Inoltre, l'innalzamento del livello del mare sommergerà il 33-43% delle attuali aree di nidificazione utilizzate dalle tartarughe verdi sulle spiagge in cui è stato effettuato lo studio.

la dottoressa Rita Patricio,(2) del Center for Ecology and Conservation dell'Università di Exeter's Penryn Campus in Cornovaglia, (Centre for Ecology and Conservation in Cornwall)(3) spiega: “le tartarughe verdi dovranno affrontare seri problemi in futuro a causa della perdita di habitat e dell'aumento delle temperature. I nostri risultati suggeriscono che la popolazione nidificante delle tartarughe verdi dell'Arcipelago di Bijagós, in Guinea-Bissau, farà fronte agli effetti del cambiamento climatico fino al 2100.

La Cina manda il DNA della tigre di Amoy nello spazio per conservare i suoi geni

La Cina ha inviato il DNA dalla tigre di Amoy allo spazio, una specie estinta funzionalmente secondo gli esperti, per preservare i loro geni

Conosciuta anche come tigre dal sud della Cina, è scomparsa dalle umide foreste del sud del paese nel 1994, motivo per cui gli scienziati ritengono che la specie sia “funzionalmente estinta”.

Il quotidiano ufficiale China Daily(1) riporta che la Cina ha inviato nello spazio il DNA dalla tigre di Amoy, una specie “estinta funzionalmente” secondo gli esperti, per preservare i loro geni e prevenirne la scomparsa.

Secondo il quotidiano cinese, il materiale genetico, inviato di recente, che orbiterà a circa 1.000 chilometri dalla Terra, proviene da una tigre di nome Kang Kang, allevata in cattività nello zoo di Canton, capitale dell'omonima provincia situata a sud della Cina.

Grazie a questo progetto, gli scienziati sperano di sfruttare la bassa temperatura e il vuoto dello spazio per prevenire i rischi di perdere queste risorse genetiche.

Inoltre, il contenitore del DNA, sviluppato congiuntamente da una società tecnologica a Shenzhen (nel sud del paese) e dalla Chinese Academy of Launch Vehicle Technology, è progettato per resistere sia alla radiazione solare che a sbalzi di temperatura nello spazio.

La tigre di Amoy, conosciuta anche come la tigre del sud della Cina, scomparve dalle umide foreste del sud del paese nel 1994, motivo per cui gli scienziati ritengono che la specie sia “funzionalmente estinta”.

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