Degrado ambientale

Poche navi cargo inquinano come quasi tutte le auto del mondo

Le navi, dai cargo alle crociere e ai traghetti, inquinano con un impatto sull’ambiente devastante nell’aria quanto nell’acqua del mare

Pochi giganteschi cargo in mare aperto riescono ad inquinare come quasi tutte le auto del mondo. Dal 2020 dovranno utilizzare un gasolio più pulito.

Le auto Diesel sembrano avviarsi al capolinea, messe all’angolo della mobilità dalle istituzioni in seguito agli scandali sulle emissioni ritoccate dai colossi tedeschi dell’automobile.

Le maggiori città europee si preparano a chiudere il traffico ai Diesel più vecchi, le case automobilistiche si trovano a dover svuotare i magazzini e a tagliare la produzione di questi motori in favore di unità elettriche o ibride. Il motivo principale di questa rivoluzione è l’inquinamento.

Il motore Diesel amato per decenni si è mostrato più inquinante di quello a benzina, e per questo scomparirà dalle nostre strade. In mare ci sono invece ancora numerose navi e cargo alimentate con un gasolio meno raffinato di quello utilizzato dalle auto, che bruciano ettolitri di carburante per percorrere poche decine di metri.

Secondo alcuni studi, una ventina di navi porta container, spesso lunghe circa 400 metri, nei loro tragitti transoceanici inquinerebbero come la totalità del parco auto mondiale, un dato che troppo spesso viene messo da parte. L’IMO, Organizzazione Marittima Internazionale, ha per questo previsto che dal 2020 anche in mare sarà obbligatorio l’utilizzo dello stesso gasolio utilizzato dalle auto, con un basso contenuto di zolfo.

Le navi inquinano più delle auto Diesel?

Il mondo dei mari segue norme diverse da quello terrestre e stradale, come se fosse esente dal Protocollo di Kyoto sull’inquinamento e il surriscaldamento globale.

Il CO2 compromette l’ambiente marino

La ricerca ha stimato che l’aumento di CO2 sull’ambiente marino potrebbe porvocare una erosione delle spiagge e maggiori rischi di inondazioni

Scienziati di Cnr e Università Ca’ Foscari hanno realizzato la prima ricerca scientifica sugli effetti a catena che legano emissioni in atmosfera ( CO2 ), acidificazione del mare ed erosione costiera.

Il Mediterraneo caso di studio: possibile calo dei sedimenti del 31% al 2100. I risultati pubblicati su Climatic Change.(1)

Dune e spiagge potrebbero modificare il loro aspetto per l’aumento di emissioni di anidride carbonica in atmosfera, già tra le concause del cambiamento climatico in atto. A svelarlo un lavoro coordinato dall’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ias) di Oristano, svolto in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Climatic Change, ha analizzato la catena di effetti innescati dall’aumento di CO2 sull’ambiente marino, stimando che da oggi al 2100 l’accumulo dei sedimenti alla base dei sistemi dunali mediterranei potrebbe calare del 31%, con erosione delle spiagge e maggiori rischi di inondazioni. Il caso di studio analizzato dai ricercatori è stata la baia di San Giovanni, lungo la penisola del Sinis, in Sardegna.

“Lontano dalle foci dei fiumi, i sistemi duna-spiaggia possono essere formati, interamente o in buona parte, da sedimenti carbonatici prodotti dagli ecosistemi marini, ad esempio praterie sottomarine di Posidonia oceanica”, spiega Simone Simeone, ricercatore Cnr-Ias, che ha coordinato lo studio. “Tali sedimenti potrebbero essere dissolti dall’acidità crescente dei mari: secondo recenti studi entro fine secolo il pH marino potrebbe scendere di circa 0.4 unità. A provocare l’acidificazione degli oceani, come noto, è l’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera”.

Bollettino giugno 2018 deforestazione dell'Amazzonia

Il rapporto del giugno 2018 della SAD attesta come la deforestazione, con il conseguente degrado ambientale, dell'Amazzonia continua senza sosta

Rasi al suolo 1169 chilometri quadrati di alberi nell'Amazzonia

Fonseca, A., Justino, M., Cardoso, D., Ribeiro, J., Solomão, R., Souza Jr., C., & Veríssimo, A. 2018. Bollettino di deforestazione dell'Amazzonia legale (giugno 2018) SAD (p. 1). Belem: Imazon.

Nel giugno 2018, la SAD ha rilevato 1169 chilometri quadrati di deforestazione nell'Amazzonia. In questo bollettino,(1) la frazione di deforestazione tra 1 e 10 ettari era il 4% del totale rilevato (52 chilometri quadrati).

Considerando solo le segnalazioni da 10 ettari, si è registrato un aumento del 108% rispetto a giugno 2017, quando la deforestazione ha totalizzato 537 chilometri quadrati. Nel giugno 2018, la deforestazione è avvenuta in Amazonas (31%), Pará (29%), Rondônia (22%), Mato Grosso (16%), Roraima (1%) e Acre (1%).

Le foreste degradate dell'Amazzonia legale hanno raggiunto i 40 chilometri quadrati nel giugno 2018. Nel giugno 2017, il degrado forestale rilevato è stato di 8 chilometri quadrati. Nel giugno 2018, il degrado è stato rilevato negli stati di Pará (90%) e Mato Grosso (10%).

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