Agenti tossici

Gli USA sono in ritardo nel vietare i pesticidi nocivi

Gli USA sono in ritardo nel vietare i pesticidi nocivi

Molti pesticidi che sono stati vietati o che sono stati gradualmente eliminati nell'UE, in Brasile e in Cina, sono ancora ampiamente utilizzati negli USA.

Questo è quanto suggerisce uno studio pubblicato dalla rivista Environmental Health. (1)

L'autore dello studio, il dottor Nathan Donley del Center for Biological Diversity, USA, ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono generalmente considerati altamente regolamentati e dotati di adeguate protezioni contro i pesticidi. Tuttavia, questo studio smentisce in parte la buona condotta statunitense e rileva che, negli ultimi due decenni, quasi tutte le cancellazioni di pesticidi negli Stati Uniti sono state fatte volontariamente dall'industria dei pesticidi. Senza un cambiamento nell'attuale dipendenza dell'Agenzia per la Protezione Ambientale del governo sui meccanismi volontari per le cancellazioni, gli Stati Uniti probabilmente continueranno a rimanere indietro rispetto ai loro omologhi per bandire i pesticidi dannosi.”

Nathan Donley ha identificato i pesticidi approvati per uso agricolo all'aperto negli Stati Uniti e li ha confrontati con i pesticidi approvati nell'UE, in Cina e in Brasile. Il ricercatore ha scoperto che alcuni pesticidi sono approvati per l'uso negli Stati Uniti, ma sono vietati o in fase di graduale eliminazione nell'UE, in Brasile e in Cina. Inoltre, Donley ha identificato che alcuni altri pesticida sono approvati negli USA ma vietati o in via di eliminazione in altre nazioni.

Il valore economico complessivo dei pesticidi, utilizzati nell'agricoltura statunitense, nel 2016 ha raggiunto 1,2 miliardi di sterline.

Nanoparticelle e marcatori genetici del DNA

A loro insaputa, i Gilets gialli sono diventati cavie di un esperimento sugli esseri umani con nanoparticelle e marcatori genetici

Pubblichiamo un articolo che, mutatis mutandis, ha attinenza con il problema per antonomasia, ossia la biogeoingegneria clandestina, soprattutto se si considera appunto il versante biologico ( nanoparticelle e marcatori genetici ) della sinistra e nefasta attività, aspetto già illustrato tempo addietro in particolare dalla giornalista investigativa Carolyn Williams Palit. (1)

A loro insaputa, i cosiddetti Gilets gialli sono diventati cavie di un esperimento sugli esseri umani con nanoparticelle e marcatori genetici (2) il cui effetto sugli organismi biologici è ancora poco conosciuto.

Per il governo francese, si tratta d’innocui “prodotti di marcatura chimica codificati” che impregnano la pelle, i capelli ed i vestiti delle persone interessate per un periodo di tempo variabile da diverse settimane ad alcuni decenni. Ufficialmente questa tecnologia non è mai stata adoperata contro esseri umani. Tuttavia, accurate informazioni raccolte da alcuni professionisti della sicurezza indicano che anche prima ed altrove i governi non hanno lesinato queste armi. Durante la diciottesima manifestazione dei Gilets gialli, cannoni ad acqua e gas, contenenti marcatori di DNA e nanoparticelle, sono stati impiegati contro i partecipanti ai cortei. Non solo, oltre ai marcatori chimici e alle nanoparticelle, risultano aggiunte sostanze psicotrope.

Queste “armi contro il DNA” sono state sviluppate nel Regno Unito e usate in Israele. Qui detenuti palestinesi hanno dichiarato di aver contratto vari tipi di tumori in seguito all’etichettatura del corredo genetico.

Per i fautori di tali procedimenti, i prodotti di etichettatura del DNA o dell’RNA non rappresentano alcun rischio, ma le loro dichiarazioni non sono avvalorate da alcuna evidenza scientifica.

Poche navi cargo inquinano come quasi tutte le auto del mondo

Le navi, dai cargo alle crociere e ai traghetti, inquinano con un impatto sull’ambiente devastante nell’aria quanto nell’acqua del mare

Pochi giganteschi cargo in mare aperto riescono ad inquinare come quasi tutte le auto del mondo. Dal 2020 dovranno utilizzare un gasolio più pulito.

Le auto Diesel sembrano avviarsi al capolinea, messe all’angolo della mobilità dalle istituzioni in seguito agli scandali sulle emissioni ritoccate dai colossi tedeschi dell’automobile.

Le maggiori città europee si preparano a chiudere il traffico ai Diesel più vecchi, le case automobilistiche si trovano a dover svuotare i magazzini e a tagliare la produzione di questi motori in favore di unità elettriche o ibride. Il motivo principale di questa rivoluzione è l’inquinamento.

Il motore Diesel amato per decenni si è mostrato più inquinante di quello a benzina, e per questo scomparirà dalle nostre strade. In mare ci sono invece ancora numerose navi e cargo alimentate con un gasolio meno raffinato di quello utilizzato dalle auto, che bruciano ettolitri di carburante per percorrere poche decine di metri.

Secondo alcuni studi, una ventina di navi porta container, spesso lunghe circa 400 metri, nei loro tragitti transoceanici inquinerebbero come la totalità del parco auto mondiale, un dato che troppo spesso viene messo da parte. L’IMO, Organizzazione Marittima Internazionale, ha per questo previsto che dal 2020 anche in mare sarà obbligatorio l’utilizzo dello stesso gasolio utilizzato dalle auto, con un basso contenuto di zolfo.

Le navi inquinano più delle auto Diesel?

Il mondo dei mari segue norme diverse da quello terrestre e stradale, come se fosse esente dal Protocollo di Kyoto sull’inquinamento e il surriscaldamento globale.

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