Fantapolitica

Fantapolitica: la Sardegna un cantone svizzero

Bandiera svizzera sul lago di BrienzIl gruppo di internauti sardi che ha lanciato la petizione “Per una Sardegna indipendente e per la sua adesione alla Confederazione Elvetica!” torna alla carica e propone la messa in vendita dell’isola

“Benvenuti in Sardegna, ventisettesimo cantone Svizzero”, così potrebbero recitare i cartelli ‘all’entrata’ dell’isola (per ora) italiana se la proposta dei suoi abitanti fosse accolta, e realizzabile.

L’iniziativa è già di qualche tempo fa: un gruppo di sardi, prima su Facebook e poi con un apposito sito internet (cantonmarittimo.org), ha lanciato la petizione “Per una Sardegna indipendente e per la sua adesione alla Confederazione Elvetica!”, raccogliendo il favore di molti concittadini, ma, scrivono, anche di molti svizzeri, in particolare ticinesi, che accolgono volentieri l’idea di veder sventolare la bandiera rossocrociata, ovviamente con l’aggiunta dei quattro immancabili mori, per le coste dell’isola.

Per quanto irrealizzabile, il gruppo sul portale, organizzato con tutti i crismi, ribadisce più volte che non si tratta di una semplice goliardata ma del tentativo di lanciare un dibattito serio. È, per i promotori, di una proposta vincente su entrambe i fronti: la Svizzera avrebbe finalmente il suo sbocco sul mare e la Sardegna potrebbe chiudere definitivamente con Roma.

“Dobbiamo reagire per uscire da una crisi senza prospettive e dare a noi stessi un futuro – si legge nella petizione online –.

Undici tecnocrati Ue progettano una maxi-tassa di mille euro all'anno per persona per vent'anni

Tecnocrati vampiriÈ in arrivo la maxi-tassa per l'Europa: mille euro all'anno per persona per vent'anni
L'ultimo mostro targato UE: il Debt Redemption Fund (Fondo di Redenzione del Debito)

Altro che le buffonate del berluschino fiorentino! Altro che l'altra Europa dei sinistrati dalla vista corta! È in arrivo sul binario n° 20 (anni) un trenino carico di tasse targate Europa. Ma come!? E le riduzioni dell'Irpef dell'emulo del Berluska? Roba per le urne, che le cose serie verranno subito dopo.

Di cosa si tratta è presto detto. Tutti avranno notato lo strano silenzio della politica italiana sul Fiscal Compact, quasi che se lo fossero scordato, magari con la nascosta speranza di un abbuono dell'ultimo minuto, un po' come avvenne al momento dell'ingresso nell'eurozona per i famosi parametri di Maastricht.

Ma mentre i politicanti italiani fingono che le priorità siano altre, a Bruxelles c'è chi lavora alacremente per dare al Fiscal Compact una forma attuativa precisa quanto atroce. Anche in questo caso, come in quello dell'italica Spending Review, sono all'opera gli “esperti”: undici tecnocrati di provata fede liberista, guidati dall'ex governatrice della banca centrale austriaca, la signora Gertrude Trumpel-Gugerell. Entro marzo, costoro dovranno presentare al presidente della Commissione UE, Barroso, le proprie proposte operative. Poi arriverà la decisione politica, presumibilmente dopo il voto degli europei che di quel che si sta preparando niente devono sapere, specie se sono cittadini degli stati dell'Europa mediterranea.

Sul lavoro di questi undici taglieggiatori erano già uscite delle indiscrezioni.

Strategia Usa: guerra alla Russia, all'Europa e per finire in bellezza alla Cina

Obama uomo di guerra«C’è l’intento del Pentagono di colpire la Russia prima del collasso planetario del dollaro».

In questa chiave Carlo Tia inquadra i drammatici sviluppi che oppongono Mosca e Washington in Ucraina. «Gli scambi tra la Cina e la Russia sono ormai in yuan, fra la Cina e l’Iran in oro», scrive Tia su “Megachip”.

«La stessa Cina si sta liberando di circa 50 miliardi di dollari al mese – trasformati in obbligazioni “ricomprate” forzosamente dal Belgio, non si sa esattamente da chi – per sostenere il dollaro (più esattamente, i petrodollari). Lo stesso George Soros sta pesantemente speculando al ribasso a Wall Street. Sono tutti segni di una prossima depressione mondiale, da cui forse gli Stati Uniti potrebbero uscire solo con una prolungata guerra in Europa».

A conferma del “pilotaggio” della crisi esplosa a Kiev, lo scoop del “Giornale”: in una telefonata alla “ambasciatrice” dell’Ue, Catherine Ashton, il ministro degli esteri dell’Estonia, Urmas Paet, dice che i cecchini che hanno sparato sulla folla di piazza Maidan non erano uomini di Yanukovich ma probabilmente «della coalizione appoggiata dall’Occidente».

Resta la domanda: perché gli europei non si sono resi conto della trappola mortale tesa a loro dagli Usa?

È ormai chiaro, sostiene Tia, che secondo i piani dei registi delle Ong operanti in Ucraina (gente del calibro di George Soros e Zbigniew Brzezinski) è contemplata una guerra civile fra i russofoni dell’est e gli ucraini dell’ovest. «Pochissimi media occidentali – continua Tia – hanno trasmesso la registrazione trapelata del colloquio di Victoria Nuland, incaricata Usa della cura dei rapporti diplomatici con Europa ed Eurasia, con l’ambasciatore statunitense in Ucraina».

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