Bruno Chastonay: gli USA con TRUMP cambiano le regole del commercio, e il mondo si adegua

In questi ultimi mesi ci siamo accorti tutti che il modo di gestire il COMMERCIO, e pure le RELAZIONI entro le parti, sono cambiate drasticamente.

Un nuovo STILE di conduzione degli affari, e di PROTEZIONISMO, per scopi POLITICI ed ECONOMICI.

Avevamo la diplomazia, che con la politica e i dirigenti governanti del momento, si occupavano di viaggiare, di incontrare, di discutere, trattare, e firmare contratti commerciali di reciproco interesse. Un sistema che è durato decenni, seppur con tensioni, tasse, barriere doganali, limiti dettati dalla sicurezza interna, da fattori di salute, anti-dumping. Cioè con tutto quanto era a disposizione per imporre dei limiti sui prodotti importati, tenere il controllo, l’egemonia sui settori, prendere i vantaggi. E lasciando possibilmente tutte le cose negative all’estero, quali inquinamento, sfruttamento del territorio e dei lavoratori, avvelenamento dell’aria e dell’acqua, deterioramento della salute pubblica. E se oltre a questo si potevano avere dei vantaggi ulteriori, quali inferiori COSTI produttivi, meglio ancora.

In effetti tutto questo modus-operandi è ancora attuale, ma sta cambiando velocemente, e bisogna essere pronti.

Il tutto a mio avviso era iniziato con il crollo del PETROLIO, seguito poi dal suo ampio marcato recupero. Gli USA, con dichiarato più volte da TRUMP, vogliono quotazioni basse, i Paesi Arabi, Urss compresa, elevati.
Il valore del CAFFE’ da gennaio 2017 ha perso il 50pc del suo valore.
Poi, a pensare male, il DIESEL-gate, cioè le misure e sanzioni contro i gas di scarico, a colpire stranamente, solo la GERMANIA, che è attualmente quella maggiormente in conflitto con gli USA per il suo surplus commerciale record.

Poi si è passati rapidamente ad altro. Il fatto di mettere dei DAZI alle importazioni, non è cosa nuova, ma una prassi largamente utilizzata da molti Stati, anche per frenare le importazioni di singoli prodotti esteri, a scapito di quelli nazionali. Come pure i “sotterfugi” utilizzati, sfruttando leggi, contratti, dogane, limitazioni sanitarie, multe e altro, per “giocare sporco”.

Con TRUMP ora gli USA giocano praticamente a carte scoperte. Hanno dichiarato che prima ci sono gli interessi nazionali, e che il nuovo modo di commerciare riguarda TUTTI, alleati compresi (quelli che una volta erano avvantaggiati).

Sicurezza nazionale, che tocca PC, telefonia mobile, tecnologia, commercio elettronico, vendite on-line. Alluminio, acciaio, a toccare le auto ad esempio. E poi tasse sulle auto stesse, a difesa della produzione USA. E se il mondo del commercio passa all’ON-LINE, su tassano le transazioni e servizi WEB, multimediali.

I CINESI si accaparrano delle materie prime, delle aziende che le estraggono, delle miniere, e conquistano nuovi territori commerciali, quali l’AFRICA. Si formano nuove alleanze, come URSS-CINA-INDIA-e altri. Si rimette in gioco il ruolo del commercio CANADA, che è la porta verso gli USA, usata dai Paesi ANGLOSASSONI. Del MESSICO, porta dei Paesi IBERICI, verso il Sud America.

La stessa TURCHIA, porta dell’EU, UK verso i Paesi del Medio Oriente e ASIA.

E con la BREXIT, a modificare le relazioni entro EUROPA e INGHILTERRA, abbiamo un ulteriore sconquasso nello scacchiere commerciale e finanziario.

Sono state messe delle SANZIONI, come alla URSS, con degli effetti blandi, in quanto aggirabili. Effetti che colpiscono anche l’emittente delle stesse sanzioni.

Una strada di NON RITORNO, di cui non conosciamo ancora tutti gli effetti e le conseguenze, visto che è nella sua fase iniziale. Ma la velocità intrapresa è notevole, e supera di gran lunga la capacità di adattamento dei vari business-plan aziendali, della preparazione delle fabbriche, degli investimenti e ammortamenti da effettuarsi. Sarà una ampia accelerazione della DISLOCAZIONE delle aziende, di spostamenti di centri commerciali e finanziari, di mezzi e di uomini. Una attivazione della CONCORRENZA per accaparrarsi i “nuovi venuti”, o per indurre e attrarre quanti più possibile.

L’ESEMPIO lo è nel settore BANCHE, in fuga da UK, o almeno, a sdoppiarsi entro UK e EU, per anticipare quanto potrebbe avvenire a breve, con la messa in pratica della separazione, cambiamento leggi, fiscalità. E senza un accordo, probabile una migrazione di molte banche in nuove sedi EU, con al seguito un numero elevato di società finanziarie, fiduciarie, e di studi legali.

Le fusioni e acquisizioni, già in netto rialzo, come pure le agevolazioni fiscali atte ad attrarre nuovi stabilimenti, possono esponenzialmente aumentare di vigore. Una guerra fiscale, a favore dei GRANDI operatori di mercato, a scapito dei consumatori che dovranno pagare prezzi maggiorati.

Oltre ai fatti concreti sul commercio, avremo degli effetti secondari non da poco, per quanto riguarda la POLITICA, i Governi, con la messa a rischio pure del futuro dell’EURO, di un ritorno alle elezioni in GERMANIA, da una Merkel molto indebolita. Da una ritrattazione, nuovo voto, o altro, su BREXIT-UK.

I rapporti entro le varie Nazioni sono peggiorati, e lo vediamo quotidianamente, dove ogni PROBLEMA diventa un affare di Stato. Con la Turchia, entro Francia-Germania, Francia-Italia, Inghilterra-Europa, l’immigrazione, l’est-Europa-Europa, senza dover neppure andare negli USA, con trattato NAFTA entro CAD-MEX-USA, Venezuela, Argentina e Brasile. E neppure il Medio Oriente e l’ASIA si salvano. In un TUTTI contro TUTTI alla ricerca di nuovi leadership, partner, accordi, relazioni.

Sono cambiati pure gli scenari sulle riserve delle banche centrali di vari Paesi. Recenti esempi riguardano la detenzione di Treasury Bonds USA, ridotti marcatamente in CINA, URSS, INDIA, con un netto aumento continuo di ORO. Il rimpatrio di ORO dagli USA verso UK da gennaio ha segnato +155pc.

Tutti effetti ancora molto sottovalutati da parte dei mercati, che guardano con occhi di breve termine, al rendimento immediato, necessario per raggiungere il budget imposto, dalle maggiori necessità di performare. Situazioni che implicano un maggiore uso di necessità di coperture dei rischi sulle posizioni aperte, con un costo non indifferente. Movimenti repentini, ampi, da liquidazioni di posizioni, esecuzioni di ordini limitati, o da singole azioni speculative, che vanno a colpire maggiormente i mercati meno “sviluppati”, periferici, esposti a questo nuovo mondo.

E sono ora molte le Nazioni che cercano una alternativa al DOLLARO. Vedi Venezuela, Urss, Cina, Turchia, alle prese con pressioni svalutative elevate. Nascono cosi mercati “paralleli”, come CRIPTO valute, legate a oro, petrolio, o altro, di cui il successo non è ancora stato decretato.

E se il popolo dei CONSUMATORI appoggerà queste “guerre” commerciali, aderendo alla politica del COMPERA LOCALE, prima i nostri, a raccogliere la scure di battaglia contro i prodotti importati da certi paesi? Per ora lo vediamo solo al momento del VOTO, con cambiamenti repentini di opinione, appoggio o di diniego.

E’ la fine della GLOBALIZZAZIONE ? di certo non siamo più come fino al 2008, momento di innesco della CRISI. Ma non siamo ancora in quello nuovo, ma in un periodo di transizione, con elevate incertezze davanti.

Una cosa è certa: il nostro metro non è più valido per misurare le cose attuali.

Foto di pixabay.com / Autore: Dr. Bruno Chastonay. Valente professionista del settore finanziario, ha svolto attività in alcune principali banche elvetiche nei settori della tesoreria, dei metalli e dei derivati. È esperto nella gestione professionale del risparmio su base personalizzata ed è fiduciario finanziario, ai sensi della legislazione elvetica. Ha collaborato con le Università di Bari e Pescara. Attualmente svolge l’attività di analista finanziario globale. Vive e lavora a Lugano.

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