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Dicembre 3rd, 2018

La forma pensiero della benedizione

Nella pratica della benedizione, noi operiamo nello Spirito della Carità e della Fratellanza, che non conosce nessuna barriera

La benedizione, può essere considerata come una proiezione o trasferimento di energia, la cui intensità e potenza è in relazione al nostro sviluppo spirituale, e che ci permette di divenire centri di irradiazione.

Con la benedizione noi creiamo una forma pensiero, intensa e vibrante, che vale come atto di servizio.

Perciò, siccome la benedizione crea armonia, dedichiamo costantemente, alcuni minuti al giorno, per benedire l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che ci dà forza e salute, per mantenerci al servizio, nel posto che ci è stato destinato. Benediciamo tutte le persone con le quali veniamo in contatto per ragioni di convivenza, di lavoro, di rapporti sociali.

Benediciamo anche coloro che non la pensano come noi, benediciamo le creature annebbiate dall’ignoranza, avvinte dai loro desideri e perciò soggette a sofferenze fisiche e morali; benediciamo quanti si rivolgono a noi per aiuto, ma che non sempre possiamo materialmente soddisfare e benediciamo gli infermi, irradiando su di loro energie risananti e purificanti.

Benediciamo anche il denaro prima di spenderlo. I desideri, le bassezze, le passioni, di cui il denaro è spesso strumento, hanno fatto sì che ad esso siano attaccate forme pensiero negative.

Dicembre 2nd

In Canada visita al museo come terapia

La visita di una mostra, il contatto con l’arte, la cultura, è una terapia per chi soffre di disturbi psicologici ma anche a chi ha una malattia

Il progetto si chiama “The Art Hive” e rappresenta un passo decisivo per quella che è chiamata arte-terapia, secondo la quale la visita di una mostra, il contatto con l’arte, la cultura aiuta chi sta combattendo vere e proprie battaglie fisiche contro una malattia

E poi ci vengono a dire che con l’arte non si campa. La nuova frontiera della medicina proviene dal Canada e parrebbe sovvertire totalmente il significato letterale della suddetta affermazione. Dal primo novembre ogni dottore avrà la possibilità non di consigliare ma di prescrivere ai propri pazienti una bella visita al museo. Si chiamerà “The Art Hive”(1) e rappresenterà un passo decisivo per quella che è chiamata arte-terapia, secondo la quale la visita di una mostra, il contatto con l’arte, la cultura, non sarebbe solo utile a chi soffre di disturbi psicologici ma anche a chi sta combattendo vere e proprie battaglie fisiche contro una malattia.

Un esperimento che durerà un anno

Come scrive la rivista online specializzata positizie.it(2) “Ovviamente la prescrizione, ovvero la visita al museo, sarà totalmente gratuita per i pazienti e per il loro accompagnatore, più due minori di 17 anni, quindi un’intera famiglia, ogni medico avrà a disposizione 50 visite per altrettanti pazienti che ne potrebbero trarre beneficio”. Ancora si parla di un esperimento, il primo del genere al mondo, che sarà messo in atto per un intero anno; subito dopo aver analizzato i feedback da parte dei pazienti si deciderà se continuare o meno.

Dicembre 1st

Chi comanda il clima del pianeta


I cambiamenti climatici sono una conseguenza della manipolazione artificiale del clima.

Durante tutta la lunga storia dell’umanità i fenomeni atmosferici e le catastrofi naturali hanno sempre rappresentato un qualcosa d’ineluttabile, totalmente disancorato da qualsivoglia attività antropica venisse svolta sul pianeta. Alluvioni, siccità, ondate di gelo o di caldo, così come terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti, uragani o trombe d’aria potevano forse venire attribuiti all’ira degli dei o alla volontà divina, ma la responsabilità dell’uomo nell’ambito di tali catastrofi non è mai andata oltre alla recriminazione per non essere riuscito a ingraziarsi adeguatamente il “Padreterno”.

Solamente nel corso dell’ultimo secolo si è iniziato ad avere la percezione (o la presunzione) che l’attività degli esseri umani potesse in qualche misura condizionare il clima terrestre e i grandi eventi naturali che tormentano il nostro pianeta. Intorno alla metà del secolo scorso vennero compiuti i primi esperimenti di “bombardamento” delle nubi temporalesche per evitare il rischio di grandine e di irrorazione delle nuvole con cristalli di sale per favorire la formazione della pioggia. Mentre negli anni 80 l’allarme causato dal tristemente noto buco nell’ozono mise per la prima volta l’attività antropica sul banco degli imputati di un potenziale disastro a livello globale.

Durante gli ultimi decenni il convincimento che l’attività umana, volontariamente o involontariamente, sia in grado di condizionare tanto il clima quanto gli eventi naturali si è fatto progressivamente sempre più strada.

Da un lato la comunità scientifica mondiale attraverso i rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha ufficialmente attribuito all’attività antropica, in particolare alle emissioni di anidride carbonica, il presunto aumento della temperatura di alcuni gradi che dovrebbe progressivamente avvenire nel corso del XXI secolo, meglio conosciuto come “riscaldamento globale”. Ufficializzando scientificamente come l’attività dell’uomo sia in grado di mutare radicalmente il clima dell’intero pianeta e dando vita a tutta una serie di contromisure (la cui utilità resta assai dubbia) a partire dalla ratifica del protocollo di Kyoto e dalla creazione del progetto Agenda 21. Dichiarando esplicitamente come l’attività dell’uomo sia in grado di modificare in profondità il clima dell’intero pianeta, fino al punto da stravolgerne pesantemente gli equilibri.

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