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Marzo 22nd, 2012

Che differenza c'è tra i falsari napoletani e quelli della B.C.E.

TotòMolti, di recente, avranno sentito parlare di Giugliano, paese in provincia di Napoli, passato alle cronache come la patria dei migliori "falsari" d'Europa, poichè il 60% di tutte le banconote in euro false che circolano nell'Unione Europea vengono create proprio da stamperie clandestine site in questo paese.

I falsari di Giugliano sono ormai etichettati come "Napoli Group", con una logica aziendale ben definita:

1) il finanziatore della stamperia, che poi è anche il committente. Di solito un personaggio minore dei clan della Camorra, che si occupa di trovare una macchina tipografica offset di seconda mano (quelle nuove a quattro colori costano anche 500 mila euro), la filigrana, gli inchiostri, gli altri strumenti.

2) il tipografo, addetto alla produzione.

3) il distributore, ovvero l'uomo di fiducia del committente, colui che ha il compito di organizzare un deposito, rigorosamente lontano dalla stamperia, e di tenere i contatti con i clienti.

Il distributore "vende", o per meglio dire "spaccia", gli euro falsi ai suoi clienti (malavitosi o commercianti) al prezzo del 10% del valore nominale (la cifra sulla banconota).

Il cervello globalizzato

La globalizzazione della menteIl pensiero globale mi ha sempre destato qualche dubbio. Globalizzare e unificare mi suona tanto come omologare e massificare, parole che non risuonano molto bene con quello in cui credo. Ogni giorno assistiamo ad appelli al dialogo, vani tentativi di pacificare situazioni e aree geografiche portando la nostra democrazia con gli zaini pieni di bombe.

Oggi è chiaro il messaggio: fratello devi adeguarti, altrimenti per te ci sarà solo alienazione e tristezza! I padroni cercano di unificare l’economia, cercano di disumanizzare l’uomo attraverso l’uso indiscriminato della tecnologia, con l’unico scopo di controllare le nostre menti. Si perché una mente globale, alla quale ogni uomo in futuro potrà collegarsi, magari in modo neurale per scaricare dati, per prenotare una bella vacanza, fare la spesa, è un’idea allettante per molti uomini del pianeta. Il solo pensiero della comunicazione istantanea, che internet ha contribuito a creare è di per se un’idea geniale.

Peccato che gli strumenti che utilizziamo (che in quanto tali non hanno in se alcun potere) non sono più al servizio dell’uomo per garantire una maggiore autonomia e pace mentale, servono proprio per raggiungere l’obiettivo opposto: renderci schiavi delle macchine. Perché una macchina in quanto entità priva di anima (come molti zombie che ci vagano accanto quotidianamente) non ha bisogno di libero arbitrio o coscienza, può esercitare il suo potenziale decisionale a prescindere dagli effetti che le decisioni stesse potranno provocare. Una mente globale fatta di tante piccole cellule collegate che la nutrono in modo subdolo e inconscio, può sostituire anche l’idea di un Dio al di sopra di tutto questo.

Marzo 21st

Allarme umanitario per centinaia di migliaia di profughi iracheni

Profughi iracheniI profughi iracheni non hanno nessuna intenzione di tornare nel proprio paese, perché è ancora troppo forte la paura. Uno sguardo sulle loro condizioni tra Siria, Giordania, Libano, Egitto, Iran, Turchia e paesi del Golfo.

Dall'inizio della guerra del 2003, centinaia di migliaia di iracheni hanno lasciato il paese, cercando rifugio negli Stati confinanti, con la speranza di poter rientrare un giorno nelle proprie case. Molto spesso si tratta di interi nuclei familiari, ma soprattutto di donne e bambini, anziani, malati, che in molti casi sono abbandonati a sé stessi senza la necessaria assistenza.

E a nove anni di distanza dall'invasione americana, la tragedia dei profughi iracheni appare tutt'altro che risolta, anzi secondo l'UNHCR sarebbero ancora loro tra i più numerosi nel mondo.

Solo nel 2011, si contano almeno altre 28 mila persone in fuga, tra Siria, Giordania e Libano, ma anche Turchia, Iran e paesi del Golfo.

Una odissea interminabile, tanto più che la maggior parte di loro non sembra avere alcuna intenzione di tornare nella propria terra d'origine. A spaventarli è il ritiro delle truppe statunitensi, la precarietà della situazione politica, il timore dello scoppio di un'altra guerra civile e l'alto tasso di disoccupazione.

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