Archive - 2015

Dicembre 28th

La Nasa avverte che El Niño si farà sentire

El NiñoDopo circa 15 anni di osservazioni utilizzando satelliti, la NASA ha concluso che El Niño colpisce numerosi sistemi interconnessi sulla Terra.

Quali cambiamenti minacciano il pianeta?

L’impatto di El Niño si farà sentire nella distribuzione delle precipitazioni nella troposfera, il luogo della vita (tutte le piante e tutti gli esseri umani vivono in essa, utilizzando alcuni dei gas che la costituiscono, come ossigeno, azoto, anidride carbonica, vapore acqueo), secondo quanto riportato dal sito web della NASA.

Il pianeta subirà gli effetti di ElNiño, il più forte dal 1997-1998, che attualmente si manifesta nella fascia equatoriale orientale dell’Oceano Pacifico.

I nuovi risultati presentati Martedì dall’ente spaziale americano, dimostrano che fiumi atmosferici (strette strisce di umidità nell’atmosfera che sono importanti fonti di pioggia), hanno la tendenza a intensificarsi con El Niño, e quest’anno probabilmente può causare più precipitazioni in California, che parzialmente potrebbe alleviare la grande siccità. Questi fiumi atmosferici muovono l’acqua dagli oceani tropicali alle aree territoriali di medie latitudini.

El Nino raggiunge adesso la sua massima potenza. Il fenomeno del 2015, dopo il ritardo del 2014, si è presentato in tutto il suo fulgore ed è molto simile per intensità a quello del 1997.

Dicembre 27th

Giordano: 46mila morti in più. Cosa li ha uccisi?

In 8 mesi 46mila morti in più. Ogni mese, dunque, 5mila in più. Ogni giorno 166 in più.

Significa che ogni ora in Italia muoiono 7 persone in più rispetto all'anno scorso. È un'enormità. Tanto più che per trovare una simile impennata nella mortalità bisogna risalire al 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale. E prima di allora al 1918, con la Prima Guerra Mondiale e l'aggiunta dell'influenza spagnola.

Ma che cos'è che sta sterminando gli italiani come se fossimo in guerra?

Nessuno ha la risposta giusta, i demografi s'interrogano, guardando i dati con stupore e preoccupazione. Ma è inevitabile che tutti pensino ad un'unica grande causa. Il suo nome è: crisi. Purtroppo eravamo stati facili profeti: ogni generazione ha la sua guerra. I nostri nonni morirono nelle trincee del Carso, i nostri padri vissero fra Gestapo e bombardamenti.

Noi siamo falcidiati da una depressione senza precedenti, unita naturalmente alle scelte assassine dell'euro e dell'Europa, applicate in Italia con ben nota ottusità. Dal rigor Monti al rigor mortis, il passo è stato evidentemente breve: sempre più anziani non hanno i soldi per curarsi, la prevenzione è andata a farsi benedire, l'alimentazione è peggiorata, le famiglie in difficoltà sono aumentate a dismisura e i tagli ai servizi sociali rendono sempre più complicato trovare aiuti nel welfare. Ora dobbiamo dire che stiamo bene, sennò Renzi s'arrabbia. Ma chi glielo spiega a quei 46mila connazionali che nel frattempo sono passati a miglior vita?

Dicembre 26th

Italia: nel 2015 impennata della mortalità. 45mila decessi in più

Crisi ItalianaL'Istat: decessi aumentati dell'11%, ai livelli degli anni Quaranta. E gli esperti si interrogano: ci ammaliamo di più o ci curiamo peggio?

Come durante la guerra, ma senza la guerra.

Come se vivessimo sotto i bombardamenti. Uno studio interroga e preoccupa esperti in mezza Italia: nel 2015 il numero di morti nel nostro Paese è salito dell'11,3%.

In un anno significherebbe 67mila decessi in più rispetto al 2014 (ad agosto sono già 45mila), per un incremento che davvero non si vedeva da decenni. I dati del bilancio demografico mensile dell'Istat raccontano qualcosa di abnorme, che già impegna i demografi e presto, quando saranno note le fasce di età e le cause, darà molto da lavorare anche agli esperti della sanità.

Le schede appena pubblicate sul sito dell'Istituto di statistica arrivano fino all'agosto scorso e dicono che nei primi otto mesi sono stati registrati 445mila decessi, contro i 399mila nello stesso periodo dell'anno precedente. Si è passati cioè da una media di meno di 50mila al mese a una di oltre 55mila.

“Il numero è impressionante. Ma ciò che lo rende del tutto anomalo è il fatto che per trovare un'analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918”, scrive sul sito di demografia Neodemos il professor Gian Carlo Blangiardo.

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